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Asterisk Vendesi sassi, ovvero: c’è posto davvero per tutti
24/11/2014 Morena Forza in Disegno per professione / 6 responses

Nel mondo c’è spazio per tutti.
A volte è grande, troppo grande, a volte lo percepiamo piccolo e soffocante e spesso se ci facciamo caso, dipende da come ci sentiamo noi per primi, se disposti ad esplorarlo o se ci siamo chiusi nel solito giardinetto sicuro ma noioso.

In ogni caso, a volte è facile sentire che non c’è posto per ciò che facciamo, che i nostri interessi sono particolari e di nicchia, che quello di cui ci occupiamo interessa a pochi o addirittura non interessa a nessuno.
Nell’era pre-digitale probabilmente questo sentimento era ancora più accentuato: l’isolamento era molto più probabile allora ed era facile essere messi da parte e sentirsi incompresi.
Eppure, anche oggi che internet mette in interconnessione tutto e tutti, non è impossibile sentirsi inadeguati ed incollocabili in un ambiente, in un mercato, in un gruppo di qualunque tipo. Insomma, in una realtà circoscritta ad una sfera di interesse.

Lo scorso weekend si è svolta la seconda tappa di “Un tuffo nello stile”, in cui io e Alessandra Fusi spieghiamo di cosa si compone uno stile nel disegno, come si scopre, come si evolve, come si abbandona persino.
E così come nelle tappe di “Il sogno e il mestiere” con Ilaria Urbinati (giunto ormai alla settima tappa) l’argomento dello spazio in cui ci muoviamo come disegnatori è non solo sempre attuale, ma anche e soprattutto il La che muove la discussione, che accende le domande e rimescola le convinzioni dei presenti. Docenti comprese.
Il perno delle domande di solito è

“Ma se c’è spazio per tutti, allora come lo trovo il mio?”

Trovare il proprio spazio, la propria collocazione come disegnatori è come trovare il proprio posticino nel mondo come esseri umani. Certo, riferendosi a caratteristiche diverse ma non è un meccanismo così avulso dalla vita di ogni giorno.
E forse, proprio per questo non è facile: di solito chi disegna sviluppa tanti interessi, rischiando di diventare dispersivo. Anzi, la dispersività è forse uno dei problemi più grossi della maggior parte delle persone creative.

Non solo, ma anche riuscendo ad incanalare in modo giusto le proprie energie, si rischia comunque di pensare che il frutto della miscela degli interessi che vanno a comporre uno stile di disegno o delle scelte concettuali legate alla propria produzione artistica non troveranno poi riscontro da parte del pubblico.
Non importa se stiamo pensando ad una potenziale committenza, ad un progetto libro, ai clienti del nostro shop Society6, oppure agli acquirenti del nostro mercatino di artigianato, perché il discorso resta ugualmente valido basandosi sullo stesso dubbio:

a chi interessa?

A chi interessano i miei gioielli in cui disegno solo personaggi fantascientifici? Chi li metterebbe?
E chi comprerebbe delle stampe a tema charleston? E chi mai vorrebbe in camera un ricamo che raffigura uno scifi britannico come Doctor Who?
Chi regalerebbe dei biglietti di auguri a tema classici della letteratura inglese?

Vi anticipo che tutti questi prodotti che vi ho appena elencato esistono. Provate a cercarli.
Non solo esistono, ma hanno anche un gran numero di acquirenti. Forse qualcuno ne ha meno, ma tutti, ma proprio tutti, hanno un pubblico: qualcuno disposto a pagare per possederli.
Non importa quanto i nostri interessi siano di nicchia e sembrino bizzarri e ci facciano sembrare freak: più qualcosa è di nicchia, più ce ne occupiamo con qualità e dedizione, più ciò che faremo sarà unico e le nostre capacità saranno particolari e speciali.
E’ così che va, e ci rifletto proprio da stamattina; ho finito di leggere questo libro che parla proprio di concetti molto simili e mi sono decisa a portare avanti un mio progetto di libro che avevo lasciato virtualmente in un cassetto. E ce l’avevo lasciato perché pensavo non sarebbe interessato a nessuno.
La vera molla che mi ha convinta a riprenderlo è stato però questo sito, trovato per caso cercando reference per una roccia.
Ho scoperto infatti che esistono persone che, letteralmente, vendono sassi. 
Non minerali da museo attenzione, proprio sassi.
Non solo, ma la cosa che più mi ha colpita è il fatto che li vendono dando anche l’impressione di sapere il fatto loro. Sanno a cosa sono adatti, per cosa possono servire, sanno descrivere l’estetica di quei sassi.
Sembra follia, no?

Voglio dire, io mi stavo chiedendo se quel libro potesse interessare a qualcuno, e questi signori vendono… sassi! Ci hanno fatto un sito e costruito un business sopra.
La mia espressione è mutata appena visto il sito, e non ho potuto fare a meno di pensarlo!

Ho deciso che ogni volta che penserò “A chi interessa?” di qualcosa che disegno, di un corso che avevo pensato di formulare, di un prodotto che voglio sviluppare, penserò che al mondo esistono persone che riescono a vendere pietre.
Mi sarà di sostegno!

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6 comments on “Vendesi sassi, ovvero: c’è posto davvero per tutti

  1. Grazie Morena! Purtroppo è veramente facile (quantomeno per me!) cadere nel loop depressivo in cui ti sembra che a nessuno possa interessare veramente quello che fai, con correlato crollo di autostima!
    I tuoi interventi mi sono sempre molto utili per ritrovare fiducia nel mio lavoro e nelle mie capacità!
    Grazie e in bocca al lupo per il tuo progetto!
    Clarissa

  2. La penultima frase, a parer mio, è da stampare in formato 10×10, incorniciare ed appendere sulla scrivania (sulla mia senza alcun dubbio; mi fa sentire così rincuorata *w*).

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