Disegna di più – L’importanza degli stratagemmi nel disegno dello schizzo

Chi mi conosce bene sa quale rapporto conflittuale io abbia con le matite.
Non che con loro io non mi diverta, è che mi vergogno terribilmente a far vedere in giro i miei sketchbook, che tengo gelosamente custoditi negli anfrattini del mio studio.
Lavorando in digitale per la maggior parte del tempo, l’unico momento che conservo con il foglio e la matita e quindi col disegno analogico (come dicono alcuni) si riduce davvero allo sketch.
E i miei sketch nascono per essere scansiti alla bell’e meglio e poi coperti totalmente dalla colorazione digitale; di loro non rimane nulla perché non ho mai provato a lasciarli visibili sotto al colore. Non escludo che in futuro possa capitare, ma sicuramente è un futuro anteriore e non prossimo.

Se per me lo sketch ha uno scopo puramente funzionale, la diretta conseguenza è che io schizzo con noncuranza cose bruttissime, abbozzamenti a malapena comprensibili da me e raramente faccio “la bella dello schizzo”, più che altro solo per la committenza. Anche per questo sono arrivata alla situazione in cui i miei disegni a mano fanno sempre più pietà, non perché io non sia capace, ma perché francamente me ne infischio (cit.) della qualità.

Per di più, ho scoperto ormai un po’ di tempo fa che vivo male la fase della matita non solo perché non ne rimane traccia e quindi farlo bello solo per me mi fa sembrare di buttar via molto tempo, ma anche perchè la grafite nuda e cruda mi stanca gli occhi e me li annoia.
Così da un po’ di tempo sto sperimentando sketch su supporti diversi da quelli che usavo di solito e mi son decisa ad ordinare degli sketchbook degni di tale nome in colorificio, con una buona grammatura e soprattutto senza carta bianca.
Il bianco sul foglio mi annienta all’inizio e mi stanca durante il processo di disegno. Alla fine dello schizzo, lo trovo banale e di scarso spunto.
Una carta giallina viceversa, o scura riciclata, mi mette molto più a mio agio perché il colore riempie un po’ di quel senso di vuoto cosmico davanti al quale ci si trova col foglio bianco puro.

Lo stesso vale per i media con cui produrre gli schizzi: qualche giorno fa, dopo il ritrovo a Bologna, la mia amica e socia Alessandra mi ha regalato una Prisma Col-Erase. Si tratta di una matita blu che viene usata per gli sketch soprattutto nell’animazione, che lasciano una possibilità di cancellatura molto alta rispetto alle altre matite colorate comunemente utilizzate per schizzare.

Ho scoperto utilizzandola, che il modo in cui interagisce col foglio mi mette maggiormente a mio agio e gli sketch vengono subito piuttosto puliti, il ché significa che restano presentabili anche al resto dell’umanità se capitasse di disegnare con altre persone o di mostrarli in generale.

Alla luce di queste rivelazioni ho deciso di costringermi a relazionarmi più da vicino con matite e supporti cartacei per lavorare agli schizzi, di dare loro più attenzione di quanta non gliene abbia data fino ad ora e i risultati sono sorprendenti.
Sto recuperando il sorriso e il rilassamento del tracciare l’idea su carta e sperimentare mi sta rendendo tutto più interessante.

Prove di sanguigna, tratto
e cancellatura con gomma pane

Per non impigrirmi troppo, mi sono abbonata a “L’Arte del Disegno” edito da DeAgostini e Mondadori e mi concentro di volta in volta su un paio di esercizi che sento particolarmente affini.
I volumi sottolineano l’operato di alcuni artisti famosi e propongono esercizi tecnici di tratto, composizione, colore, ma soprattutto ti spingono a sperimentare davvero perché contengono i materiali e i media. E’ molto invogliante.
Con il numero 2 e 3 mi sono concentrata sull’uso della sanguigna e relativo tratteggio, e poi sulle matite colorate per sketch.

Ho scoperto che utilizzando 2-3 colori lo schizzo diventa un’attività divertente e anche molto funzionale almeno per me: infatti ragionare l’idea del disegno con due o tre colori mi fa elaborare in modo molto più nitido il modo in cui è fatto un oggetto o un personaggio, i contrasti fra una parte e l’altra che possono comporlo e, cosa non da poco, poi mi piace guardare l’albo schizzi una volta finito di disegnare!
Anche per una post produzione, uno schizzo con grafite, matita blu e sanguigna è molto comoda. Gli elementi che compongono il disegno diventano più chiari dopo l’acquisizione digitale e credo che questo espediente mi tornerà molto utile nei prossimi progetti.

Per sperimentare invece un supporto diverso e i pastelli colorati ho disegnato di getto qualcosa che mi suggeriva il foglio nero: uno stagno con pesci rossi!
Calcando meno il pastello colorato sul fondo nero e accentuando solo alcune parti, i pesci sembrano emergere dal foglio. Io amo lavorare sul nero, ma ovviamente è una marcata preferenza personale.

Aspetto il prossimo numero in cui ci saranno i carboncini!
Continuare a sperimentare è davvero vitale. Sto leggendo “Semina come un Artista” di Austin Kleon e vi riporto un passaggio che per me è stato illuminante, dopo 5 anni di professione in cui tutto diventa un po’ drammatico per via delle alte aspettative lavorative sul disegno. Mi ha ridato la giusta prospettiva:

“Sii un dilettante. I dilettanti non hanno paura di commettere errori o di rendersi ridicoli in pubblico. Sono innamorati, dunque non esitano a occuparsi di quello che gli altri ritengnono frivolo o perfino sciocco.”

Su qualcosa, mano a mano che passa il tempo, saremo sempre dilettanti ed è importante perché significa azzardare qualcosa di nuovo, uscire dalla nostra zona di comfort per arricchirci di qualcosa che ancora non conosciamo.
Se rimaniamo ad utilizzare sempre ciò che ci è famigliare ci evolveremo poco e finiremo con il fossilizzarci.
Quindi ho deciso di dare maggiore spazio ai miei schizzi: non importa se saranno acerbi perché nascono per quello e non per mettere in mostra la mia Moleskine al grande pubblico.
Ora che so come divertirmici, li prenderò per quello che sono: uno strumento importantissimo per ritrovare la giocosità del disegno.
Visto che la seconda fase del lavoro è il definitivo, che nasce per essere bello e di impatto, almeno lo schizzo vorrei tenermelo un po’ per giocare e provare quel puro piacere del disegno che a volte si fa fatica a rivivere durante le consegne.
O durante le sedute di disegno di gruppo: c’è chi la vive serenamente ma io non sono fra quelli. Forse ho trovato la soluzione?

A proposito del disegnare fuori casa: ho adibito da un po’ di tempo una scatoletta di latta per caramelle a contenitore di temperino e temperature di matita. E’ ottimo per non sporcare quando si disegna fuori casa (ma perché no anche per preservare un po’ di pulizia sulla scrivania!).
Consigliato.

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    1. Adele Macheda 20 novembre 2014
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