Metti un weekend di 20 disegnatori a Milano

Prima che potessi accorgermene, l’autunno è arrivato.
In punta di piedi, senza piogge eclatanti, e dopo un’estate piovosa e grigia , si è trattato solamente di qualche sfumatura rossa e dorata sulle foglie delle grandi querce vicino a casa.

Non fa freddo e qualche mattinata è perfino luminosa, anche se le giornate si sono segretamente accorciate, un poco per volta, per non essere scoperte.

Così, quando la scorsa settimana mi sono vista con Ilaria nel centro di Milano, sono rimasta piacevolmente stupita dal fatto che entrambe molto freddolose, avessimo caldo.
Non ci vedevamo da giugno, quando siamo atterrate dall’aeroporto di Bari dopo aver tenuto il nostro corso “Il sogno e il mestiere”a Gioia del Colle, ospiti della fantastica Francesca Quatraro.
Sapevamo che ci saremmo viste a Milano, ma nessuna delle due aveva immaginato che il 27 settembre potesse arrivare così in fretta e che l’estate ci sarebbe sfuggita dalle mani in quel modo.

Comunque, noi amiamo il nostro lavoro e ci piace molto insegnare, perciò non abbiamo ancora affrontato una delle sei tappe con malavoglia.
Per natura siamo molto curiose e abbiamo imparato che le persone possono stupirti e mostrarti cose bellissime, a volte nemmeno immagini quanto.
Perciò arriviamo in aula sempre con un filo di impazienza e lo mettiamo in conto.

I nostri corsisti ci vogliono un sacco bene: a fine corso Jole Falcone, l’art director
più simpatica che mi sia mai capitato di conoscere, ci ha inviato questo ritrattino.
Come si fa a non sentirsi coccolate?

Per questa tappa abbiamo puntato sulla mia città e per la prima volta giocavo in casa: non ho mai tenuto lezione a Milano.
Sono stata molto felice della scelta fatta: ci siamo appoggiate ai gentilissimi Andrea e Valentina di Associazione Afrodite, in Corso di Porta Nuova, per gli spazi in cui tenere il nostro workshop.
Molti dei nostri diciotto corsisti venivano da altre città (Torino, Genova, Pordenone, Varese, Bergamo…) così come quando a Firenze lo scorso ottobre ci siamo rese conto che in pochissimi erano anche solo toscani.
A me e Ilaria è sembrato subito di conoscerli da tempo, eravamo tutti a nostro agio e siamo entrati nel vivo del discorso molto presto.
Sappiamo che parlare di tematiche come le public relations, la contabilità, la contrattualistica e altri aspetti simili non è sempre facile, ma come spieghiamo ad ogni tappa sono gli argomenti che fanno da discriminante fra l’amatore e il professionista. 
Che concretizzano cioè il passaggio fra hobby e mestiere.
Non possiamo pretendere di essere trattati come professionisti se noi stessi non ci riconosciamo come tali e soprattutto se noi per primi non ci comportiamo in modo più che professionale con i nostri committenti.
In questo anno e mezzo ci è capitato spesso che ci venisse fatta una domanda del tipo “Come faccio se il cliente non mi ha pagato?”, di chiedere a nostra volta se fosse stato stipulato un anche piccolo contratto e di venire a conoscenza che no, non ce n’era uno.
A quel punto dobbiamo rimarcare che sta a noi disegnatori tutelarci e mettere in campo qualche piccola regola, proporre delle soluzioni e non aspettare che dall’altra parte le cose piovano bene spontaneamente. Alcuni potenziali clienti sono in malafede, ma non tutti. Alcuni semplicemente non sanno come ci si comporta e come funzionano le cose, e sì: sta a noi insegnarglielo.

Nel corso di questi 18 mesi e 6 tappe in giro per l’Italia, abbiamo incontrato i disegnatori più variegati. Fumettisti e illustratori, sì, ma anche designer del gioiello, disegnatori tessili, mille sfumature fra una figura e l’altra.
Disegnatori fieri, disegnatori timidi, disegnatori troppo sicuri di sé, altri per niente consapevoli del proprio valore. Qualcuno all’inizio di un cammino, qualche altro già molto solido.
Ciascuno di loro però è unico e noi ci teniamo a volerlo farlo notare, quando li incontriamo.

Due coloratissimi  momenti del workshop a Gioia del Colle, Giugno 2014
Grazie a Marianna Guerra per le fotografie

Ma non è tutto: in questo lungo lasso di tempo si sono succeduti uno dopo l’altro, anche corsi ricalcati dal nostro. Il che ci dà un segnale importante, perchè quel tardo pomeriggio, io e Ilaria abbiamo avuto un’ottima idea. Le ottime idee sono sempre le prime a venire copiate.
E a noi, in un certo senso, fa piacere, perchè significa che si sta riscoprendo la necessità di formare dei professionisti, qualcuno che non si pone sul mercato come carne al macello. Che non elemosina un lavoro subendo qualunque tipo di trattamento solo perchè è un lavoro.
Abbiamo conosciuto tanti giovanissimi a “Il sogno e il mestiere” ; con grande sorpresa, alcuni di loro sanno già bene che tra il sogno e il mestiere ci sono certe cose.
Cose che vanno imparate, assorbite e soprattutto messe in pratica.
Ma anche condivise: perchè quello che ora noi sappiamo lo può venire a sapere qualcun altro e il network è molto importante per migliorare l’ambiente lavorativo per tutti, noi compresi.
Ed è quello che preferiamo: i momenti di confronto e condivisione che si vengono a creare al corso ci arricchiscono tantissimo, come insegnanti, come professioniste e come persone.

Io e Ilaria nel centro storico di Gioia del Colle, lo scorso giugno
La bellezza di Palermo e di Mondello nella tappa di marzo. Non siamo fortunatissime?

Quasi per un gioco di casualità, nel febbraio del 2015 io e Ilaria torneremo a Roma a tenere il nostro workshop, la città dove abbiamo tenuto la prima tappa.
Sarà strano tornare dopo tutto questo tempo, dopo aver incontrato tante persone, visto tanti portfolio, ma soprattutto sarà bello tornare fra amici.
In ogni città abbiamo legato con qualcuno in particolare; qualcuno che non abbiamo mai perso nel corso di questo anno e mezzo, con cui ci sentiamo regolarmente e con cui abbiamo poi organizzato dei progetti insieme.
In qualche città ci è capitato di venire molto coccolate: quando abbiamo visto comparire una grossa cesta di ciliegie rosse e dolcissime a Gioia del Colle non ci sembrava vero. E le focaccine? E il ciambellone a Roma? E le cene fra una sera e l’altra? Noi ci ricordiamo ogni cosa. Ci capitava la sera, stremate (noi ce la mettiamo proprio tutta!) di parlare dell’affetto che avevamo trovato.
A nostra volta noi siamo sempre intenzionate a dare tutto ciò che abbiamo, per quanto riguarda la nostra esperienza, i nostri vissuti.
E’ questo il bello dello scambio: quando è vero e reciproco, nascono cose e ciascuno di noi torna a casa con qualcosa in più nel proprio bagaglio.

Il pranzo a Milano

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