Fumetto
Asterisk Lùmina: un progetto ambizioso tutto da sostenere
01/05/2014 Morena Forza in Fumetto / No comments

 Seguo il lavoro di Emanuele Tenderini e Linda Cavallini da molti anni e ho visto crescere il loro “Lùmina” , progetto che hanno portato avanti assieme a quattro mani giorno dopo giorno.

Di qualità raffinatissima e soprattutto innovativo, nasce dalle loro passioni più grandi, che i due autori hanno mescolato con sapienza per creare qualcosa che piacesse a loro per primi e che potesse entusiasmare tutti quelli che condividono con loro le stesse passioni.

Lùmina mostra uno stile fresco e originale, nato proprio da una tecnica ideata da Emanuele Tenderini, che ha chiamato “hyperflat”.

Ma è originale anche per il modo che questa straordinaria coppia creativa ha pensato di adottare per pubblicare il progetto.
Il crowdfunding (“finanziamento collettivo”) si è affermato negli Stati Uniti e in altre realtà nazionali negli ultimi anni. Consiste nel supportare concretamente un progetto in cui si crede creando quindi una partecipazione vera e propria alla nascita di un prodotto.

Ho intervistato Linda ed Emanuele per saperne di più.
Buona lettura… e se vi piace Lùmina, partecipate come ho fatto io alla nascita di questa meravigliosa pubblicazione!
Sarà un po’ anche nostra. :)

Alla fine dell’intervista agli autori potrete trovare tutto ciò che vi serve sapere su come partecipare al progetto e ovviamente, guardare gallery pazzesche relative a “Lùmina” e al lavoro di Manu e Lia. :)

INTERVISTA A LINDA CAVALLINI 
ED EMANUELE TENDERINI
per “Lùmina”



Com’è
nata l’idea di creare un prodotto editoriale a quattro mani tra voi?
MANU: L’idea è nata dai nostri interessi comuni. Sulla strada per andare
a vedere una mostra di Moebius a Parigi (è sempre “colpa” di
Moebius!!!), stavamo chiaccherando riguardo la volontà di realizzare
un progetto “pop”, non “complicato” che ci desse la
possibilità di raccontare ciò che più ci piaceva nel modo più
creativo e libero possibile
. Entrambi siamo famelici usufruitori di
videogiochi e cultura pop televisiva, cinematografica ecc..
Volevamo
creare un mondo che raccogliesse queste nostre passioni e che,
attraverso queste, ci facesse amare ancora di più il nostro lavoro.

LIA:
La proposta mi è venuta da Manu, circa due anni fa. Io avevo sempre
disegnato fumetti, ma mai professionalmente, mi occupavo
principalmente di illustrazione per l’infanzia. Ci conoscevamo da
poco, ma parlavamo molto dei nostri gusti comuni in molti aspetti, in
fatto di comics e arte in generale. Così, sopratutto dopo aver
visto le mie moleskine piene di schizzi e disegni (in stile molto
diverso da quello che uso per il mio lavoro!!), Manu mi ha chiesto se
avevo voglia di disegnare con lui un fumetto che fosse ispirato a
tutti quelli che avevamo amato da ragazzi e che di più “pop”
potevamo concepire, a partire dall’estetica per arrivare alla storia
.
Quando me l’ha chiesto mi ha descritto come si immaginava il progetto
sopratutto parlando di colori e atmosfere. stimando immensamente il
suo lavoro e condividendo i suoi gusti sono stata da subito
entusiasta di iniziare questa collaborazione. 

E
quanto tempo c’è voluto perchè vi metteste al lavoro?
MANU:
Ci siamo messi al lavoro praticamente subito. All’inizio siamo
“partiti in quarta” poi man mano che ci addentravamo
nell’universo di Lumina, abbiamo voluto approfondire e perfezionare
sempre di più, tanto che sono passati quasi 2 anni, tra ricerche,
prove, stili, colori ecc.

LIA:
Praticamente subito. In quel periodo non abitavamo assieme, l’idea è
nata sull’aereo mentre andavamo a (o tornavamo da?) Parigi, appena
siamo tornati alle rispettive case la prima mail che ci siamo spediti
aveva già come oggetto “progetto pop sci-fi”.

Che
tipo di storia avete sceneggiato per Lùmina, e a chi può piacere?
MANU:
Lumina è una storia sci-fi, ma di quel tipo di fantascienza che si
lega molto alla “natura”, quasi una “bio-fantascienza”. Ho
parlato molto della mia passione per il documentario della Disney
Nature sui fenicotteri rosa (The Crimson Wing), tu lo conosci bene
Morena, ecco: immagina di vedere quegli stessi fenicotteri, sul lago
Natron, in Africa, a indossare armature modernissime, disegnate da
Steve Jobs, e a fare incontri di Wushu tra di loro. Ehm, no..forse
non è proprio l’esempio più “giusto”. :D
La storia è
abbastanza lineare: Kite e Miriam, due fratelli, per un motivo che
non posso spoilerarvi, vengono “teletrasportati” su questo
pianeta, Lumina. Inizierà per entrambi un viaggio allucinante, che
li metterà alla prova sia come fratelli, sia come individui. Il
tutto sarà condito, appunto, con “divinità naturali”, “tribù
antiche”, “uomini-pesce” e una strana forma di energia chiamata
Kyarning.
Per tornare all’esempio di prima: durante gli
incontri di Wushu tra fenicotteri con armature “Apple” sul lago
Natron, mettici anche Miyazaki a fare da arbitro e Moebius da
preparatore atletico, e il gioco è fatto!
LIA:
Beh, io risponderei che può piacere a tutti, perchè ha tanti
aspetti che possono essere apprezzati ognuno da diverse tipologie di
pubblico. Ha un’estetica raffinata frutto di una ricerca tecnica
profonda, ma ha anche l’immediatezza della sintesi da graphic novel,
del il ritmo narrativo di un manga, le scelte cromatiche creano
atmosfere che spaziano tra il documentario national geographic
all’ultimo videogioco uscito per ps4. Ha un target quindi davvero
ampio, (però io sono di parte!) in sintesi direi che può piacere a
chiunque abbia voglia di immergersi in una storia fresca, leggera e
appassionante, piena di colore e luce
.
Avete
presente quei “correlatori di gusti” che esistono su Amazon
o su
IMDB.com,
“a chi è piaciuto questo, è piaciuto anche…” ; se
dovessimo spiegarlo in questo modo per Lùmina?
MANU:
Sicuramente apparirebbero risultati come: “La città incantata”,
“Final Fantasy”, “Il castello errante di Howl”, “The
Crimson Wing”, “Naruto”, “Borderlands 2”, “Journey”,
“Baidir”, “Evangelion”, “i documentari della BBC” e via
dicendo..

Che
tipo di reference avete utilizzato per lo sviluppo di Lùmina, quali
fonti di ispirazione hanno plasmato la vostra immaginazione nel
costruire storia e ambientazioni?
MANU:
Ogni qualvolta che, in una fase di studio sul nostro progetto, mi
trovo a scontrarmi con un “problema” tecnico serio, trovo la
soluzione nei miei dvd di documentari. Questo per dirti che a
prescindere dal fatto che io guardi e goda in continuazione di
qualsiasi tipo di impulso creativo che mi viene da altri autori,
illustratori, fumettisti, l’unica cosa che mi fa veramente
inquadrare l’obiettivo che voglio raggiungere con il mio lavoro su
Lumina, non è il fumetto fine a se stesso, o il disegno, o il
colore: è la narrazione di un’emozione “biologica”.

Quando
penso al nostro pianeta e alle creature che lo vivono, è li in mezzo
che trovo le risposte alle mie domande su Lumina.

E’ per questo
che adoro film come “Prometheus” (ovvero film che tendenzialmente
hanno “schifato” il pubblico), perché a me che “Prometheus”
sia il prequel di Alien poco mi interessa, in esso ci vedo, invece,
l’ “immagine biologica” che cerco (come anche nel primo “Pitch
Black”).
LIA: Prima di iniziare effettivamente a disegnare ambienti e characters io
e Manu ci siamo scambiati mail per mesi, in cui ci indicavamo 
illustrazioni, foto, immagini di ogni tipo, demo di videogiochi,
video, addirittura brani musicali. Erano tutti autori e generi
diversissimi ma con un mood comune, un mood che descrivesse
l’universo Lùmina e su cui entrambi ci siamo trovati sempre
allineati.
Dopo aver raccolto davvero tanto materiale poi è
stato come se tutto fosse già concreto almeno nella nostra
immaginazione, soltanto da riportare su carta e schermo.


Ad
esempio quando ho disegnato Kite la prima volta era come se già
sapessimo che sarebbe stato così. Ma anche per  lo stesso nome
‘Lùmina’, quando ce lo siamo detti la prima volta, ecco, era come se
fosse scritto nella memoria già da tanto tempo, quasi come fosse una
consapevolezza, più che “un’invenzione”.
Emanuele:
cosa c’è del lontano Tenderini di Wondercity in questo nuovo
progetto? Io ti seguo da allora!
MANU:
Cara Morena, ti ringrazio di seguire il mio lavoro da cosi tanto
tempo, mi lusinga molto. Del “lontano” Tenderini di Wondercity,
c’è tutto. E’ come se fossi un libro: 10 anni fa, con Wondercity
e 100 anime, scrivevo il prologo, ora ho iniziato a comporre il primo
capitolo. Tutto ciò che c’è da allora ad oggi è “presa di
coscienza” e lotta contro la “paura”.

C’è
la mia voglia, presuntuosa, di stupire, c’è la voglia di usare il
“colore” come componente narrativa
e, attraverso esso, di
filtrare la realtà che mi circonda, c’è la voglia di raccontare
storie di avventura e di creare mondi complessi e completi, e
soprattutto c’è la voglia di scardinare le regole di un mercato
che trovo vecchio e stanco.

Linda:
a cosa ti sei ispirata per plasmare i personaggi a livello narrativo
ed estetico?
LINDA: Il mio background comprende una formazione da scuole d’arte
tradizionali, la passione smodata per i manga e per i fumetti in
genere, un sketchbook training al seguito di una compagnia di danza
(il mitico Balletto di Toscana), un breve periodo da costumista e
scenografa teatrale e l’involontaria ma profonda influenza dei
risvolti contemporanei del pop surrealism.

All’inizio come
dicevo prima, io e Manu ci siamo scambiati molte indicazioni su
quello che doveva essere il mood per lumina. tra le nostre references
c’erano maestri di fumetto e animazione come Miyazaki, Murata, Otomo,
Murakami, Moebius, Mary Blair, Don Bluth, ecc, Ma anche tutta una
serie di immagini di cui nemmeno conoscevamo l’autore, trovate magari
su tumblr, su Pixiv, o Behance. Mi sono studiata intere collezioni di
alta moda di stilisti eccentrici e geniali di cui non ritroverò mai
più il nome, parallelamente a ricerche continue di foto
documentaristiche sulle tradizioni, le decorazioni, le architetture e
i costumi di popoli sperduti in tutti gli angoli del mondo. senza
contare il riferimento importantissimo ai videogiochi (tra tutti il
re, Final Fantasy) e a certi film sia stravecchi (come il mio adorato
“The Blood of Heroes”) che recenti, come Prometheus,
Oblivion, ecc..

Tutto
questo, frullato e filtrato dalla mia personalità è la base su cui
ho iniziato a lavorare i personaggi.

Mentre immaginavo il loro
carattere (psicologicamente parlando) ne disegnavo le espressioni e
ne elaboravo lo stile grafico, pensavo a certi dettagli della storia
e studiavo i costumi e le rispettive caratteristiche posturali..
Diciamo che la definizione grafica è andata di pari passo con quella
narrativa, come mi capita sempre nella creazione di un personaggio
.
Man mano che “lo conosci” puoi anche “ritrarlo” e
man mano che lo vedi muoversi e prendere forma ne capisci alcune
sfumature psicologiche!

Quanto
tempo vi ha preso la lavorazione totale di Lùmina?
MANU:
Un paio d’anni. Se il crowdfunding va in porto ci vorranno circa 8
mesi per sviluppare il “prodotto finale”.
LIA: Per adesso siamo in moto da un paio di anni, ma non
continuativamente, perchè avevamo entrambi altri lavori che ci
impedivano di dedicarci esclusivamente a Lumina. In effetti adesso
siamo completamenti concentrati (ci sono voluti due anni per
liberarci completamente, sembra incredibile) e pronti per partire!

Ultimamente
ho visto che sono usciti prodotti editoriali davvero eyecandy (dire
bellissimi è riduttivo, diciamo pure una gioia per gli occhi) ma di
contenuto narrativo ridotto se non minimale. Io stessa ne ho comprati
perchè alcuni prodotti nascono per assecondare più un gusto visivo
che narrativo. Voi invece che tipo di scelta avete fatto in merito
per questo progetto?
MANU: La struttura narrativa del nostro progetto è molto spontanea. Linda,
da brava psicopatica, ha creato un rapporto intimo e personale con il
suo character design, sappiamo già cosa decideranno di fare i nostri
personaggi prima ancora di inserirli nelle situazioni
della storia.
Capisci, non è un discorso che ci sia o meno “trama”, è che
loro stanno già vivendo, a noi non basta altro che “fotografarli”
nella loro vita, appena decidiamo di farlo.
Qui non si tratta di
scindere la tecnica “estetica” da quella “narrativa”, si
tratta invece di fondere tutto in una serie di emozioni.
Tornando
al documentario dei fenicotteri rosa hai presente l’ “intro”?:
Inizia l’arpeggio, vedi i fenicotteri che volano in controluce,
nuvole e la voce soave della doppiatrice: “C’era una volta, nel
cuore dell’africa, un lago di fuoco […], vedi il lago Natron, la
“promessa della rinascita”, la musica sale, una piuma di un
fenicottero, incastrata nel sale si “libera”, inizia il
pianoforte e appare il titolo.
Porca
puttana. Il “racconto” è li. Una cazzo di piuma che si libera
dal “sale”, ti racconta tutto l’universo.
Ed è cosi
potente perché quella semplice piuma contiene in se’ tutto
l’universo esistente. E’ questa, per me, la “trama”.
LIA: Sicuramente l’estetica in
Lumina è una parte fondamentale e questo forse è già potuto in
parte emergere da quello che abbiamo presentato online.
Posso
assicurare però che per me la storia ha pari valore dell’estetica.

Da lettrice non sopporto la sensazione di aver passato 100
pagine, magari bellissime, senza aver capito nulla dei personaggi o
delle loro vicende o peggio ancora dimenticandomi subito tutto. (per
questo fin da ragazzina adoravo i manga!) 
La trama di
Lumina non sarà complicatissima (certo, ci saranno intrecci e varie
sottotrame) quello che mi interessa è COME sarà raccontata. quindi
massima cura al ritmo della storia e allo scavo psicologico dei
personaggi. Vorrei che i lettori imparasse a conoscerli e ad amarli o
odiarli, immedesimandosi e vivendo le varie vicende assieme a loro.
anche un semplice percorso da casa a scuola può essere raccontato in
modo assolutamente appassionante, figuriamoci un megaviaggio in una
dimensione parallela. 

Perchè
avete scelto la via del crowdfunding? Ci date qualche linea guida per
partecipare?
MANU: Volevamo sperimentare il “rapporto diretto” con i lettori. Troppo
spesso gli editori con cui abbiamo lavorato hanno “interferito”
su ciò che volevamo raccontare veramente ai nostri lettori, per una
volta ci siamo quindi rivolti al pubblico, senza barriere, rischiando
di non riuscire a farcela in nome, però, della volontà di usare i
nuovi strumenti.
Il crowdfunding funziona molto bene in altri
paesi, e come sempre ci rode pensare all’Italia come “ultima
ruota del carro” della modernità. Non bisogna “stare a
guardare”, bisogna “agire” e se c’è crisi tanto meglio: ci
si rimbocca le maniche e si provano strade nuove. Noi il nostro passo
l’abbiamo fatto, ora tocca al pubblico venirci incontro. Se ci
troviamo a metà strada, faremo faville.
La
linea guida principale, che posso suggerire per creare una campagna
di crowdfunding, per ora è quella di affidarsi ad un team competente
che ti aiuti a realizzare l’impresa in accezione matematica: troppe
sono le tasse, le spese, i doveri burocratici da organizzare per
riuscire a trovare l’equilibrio tale che la campagna non diventi
per l’autore uno “svantaggio”.
Pensa solo alle spese di
spedizione: sai quanti autori stranieri hanno vissuto l’ “incubo
del successo della propria campagna”, perché ad ogni lettore in
più che conquistavano avevano spese di spedizioni in tutto il mondo
che non avevano calcolato?
Questa è un’arma a doppio taglio: se
non hai studiato un ottimo budget, rischi davvero di compiere un
disastro!
Noi ci siamo affidati ai ragazzi del Coffe Tree,
giovanissimi dal punto di vista del “mercato editoriale”, ma
estremamente competenti in termini di marketing e calcoli matematici!

Abbiamo
investito con loro e con loro continueremo a lavorare per creare
qualcosa di nuovo.

Il
crowdfunding rende partecipi anche i lettori e futuri tali; io
partecipai al crowdfunding di un album musicale per esempio e ricordo
l’immensa soddisfazione di sostenere un artista che amavo e di
ricevere poi l’album.
Già
questo per me è un grosso motivo per consigliare il crowdfunding, ma
venendo a dei vantaggi più “materiali”, quali sono quelli
previsti per i sostenitori di Lùmina?
MANU:
abbiamo aggiunto un sacco di gadgets ai perks proposti: innanzitutto
una chiavetta USB che è fantastica! In legno, con una corda che la
rende pendaglio, è esattamente la collanina che userà Kite nella
storia, realizzata in chiavetta USB! E conterrà un sacco di
materiale esclusivo del progetto!!!
Poi offriamo delle favolose
stampe Glicée, in A3, numerate da collezione! Per non parlare dei
corsi di colorazione digitale, online e “dal vivo” a casa nostra
per 3 giorni, tavole originali, tavole di storyboard, fino ad
arrivare alla partecipazione al party che organizzeremo a Lucca
Comics dove presenteremo anche un nuovo cocktail ispirato a FRUFF, la
“mascotte” del progetto!
Insomma, davvero, che si può
desiderare di più??? 

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