Storia dell’Illustrazione: Erté

C’è stato un momento nell’illustrazione in cui l’accuratezza di un disegno quasi vicino alla fotografia è passata in secondo piano in favore del concettuale, della stilizzazione e a volte del minimal.
The education of an illustrator” di Marshall Arisman lo fissa negli anni Cinquanta quando l’illustrazione seriale è entrata nei meccanismi del packaging e nell’advertising (pubblicità).
Eppure… Eppure potrebbe essere accaduto molto prima, ai tempi dell’Art Déco.
Altrimenti uno del calibro di Erté come lo collochiamo?
Assieme a Georges Barbier e a Umberto Brunelleschi è il mio preferito dello stesso periodo.

 

 

Chi si occupa di pittura e scultura tende a trascurare la carriera di Roman de Tirtoff (questo il suo nome all’anagrafe) come illustratore, ma in effetti la produzione di cartoline, manifesti e di copertine per grandi riviste come Harper’s Bazaar fu davvero enorme.
Erté era un autore prolifico, con un gusto raffinatissimo e delle stilizzazioni delicate e femminili, tanto che realizzò moltissime tavole di illustrazione di moda.
Questo accadde anche per molti altri esponenti dell’Art Déco, ma Erté aveva qualcosa di particolare: le sue donne, eteree e più vicine ad un ideale che alla realtà, sono creature sospese, silenziose, cariche di mistero e di magia.

 

L’elemento onirico e misterioso è quasi sempre richiamato ed è questo che rende Erté uno dei miei illustratori preferiti.

Credo che per l’Harper’s Bazaar abbia realizzato alcune delle sue tavole migliori in assoluto.

 

La mia copertina preferita di Erté, campeggia sul mio iPad da quando ce l’ho :)

 

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Commenti

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    1. Anonimo 23 gennaio 2015

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