Quattro giorni alla Bologna Children Book Fair 2014

Sono stata altre volte alla Children Book Fair, ma stavolta era diverso.
Mi sembrava di indossare un paio occhiali che rendevano più vividi i colori, i tanti colori di una fiera che nasce per esserne ricca.
L’ho vissuta pienamente e riuscendo per la prima volta a goderne gli aspetti meno lavorativi e più ludici e interessanti a livello artistico e personale.
Per la prima volta ero perfettamente a mio agio.
Come alcuni di voi sapranno, non è così scontato in un posto così enorme, che sembra inghiottire gli incauti e disperdere ogni speranza di ritrovarsi con i propri compagni di fiera.

Quando sono entrata ai tornelli lunedì avevo già avuto modo di sentire il profumo di illustrazione attorno a me, ben prima di entrare in fiera: era come se avessi capito che stavo per partecipare alla fiera solo il giorno prima. Anzi, le cose stavano precisamente così.
In treno verso Bologna mi sono fatta prestare il libro che la ragazza che occupava il sedile di fronte al mio leggeva. Era vintage, in inglese e parecchio strambo. Insomma, aveva tutti gli ingredienti giusti per spingermi a chiederlo in prestito ad una perfetta estranea.
Ho annotato delle frasi molto interessanti come questa:

da “Revolution for the Hell of it” di Abbie Hoffman , 1968

e io e Danielle, così si chiamava la ragazza, abbiamo iniziato a commentarlo.
Ho scoperto poco dopo che anche lei, californiana appena atterrata da New York, era illustratrice come me ed era chiaramente diretta in fiera per una sorta di scambio culturale fra la sua scuola e l’Accademia di Bologna.
E mi sono vergognata per essermi lamentata delle mie due ore di treno, pensando che lei aveva attraversato l’Atlantico per partecipare, così come le migliaia di altre persone dirette agli stand e agli eventi sparsi per la città avevano affrontato un lungo viaggio per arrivare, cariche di libri o documenti o merchandising e dispositivi di ogni genere.

Bologna non è una città grandissima, quindi la concentrazione di illustratori, editori, agenti, redattori, formatori, direttori artistici e addetti si nota subito quando la Children Book Fair si avvicina.
La città diventa davvero gremita; anche coloro che ad un occhio poco allenato potrebbero sembrare semplici turisti, sono invece arrivati per contrattare, proporsi, visitare la fiera.
Nell’aria c’è un che di frizzantino: si respira l’impazienza di affrontare quei quattro giorni di lavoro e stanchezza, di aspettative e di incontri.
In stazione, sui mezzi, per le vie, capita di incrociare persone che discorrono di albi, di concorsi, di nuove uscite, di stili e per un illustratore può essere emozionante inciampare in queste conversazioni o vedere altre persone con dei nuovi albi in mano, mentre magari ne discutono con qualcuno.
La BCBF (abbreviazione comunemente utilizzata per ” Bologna Children Book Fair”) viene  una sola volta l’anno e l’illustratore spesso si trova a lavorare da freelancer a casa propria.
Ecco perchè la fiera diventa l’occasione di incontro e di confronto fra colleghi, rinfrancante e spesso divertente.
In uno dei libri di Harry Potter c’è un momento in cui Londra si riempie di maghi che cercano di confondersi fra la folla di muggles (babbani) ma in modo maldestro e così si riconoscono uno con l’altro.
Ed è un po’ confortante e strano assieme riconoscere altri maghi fra i babbani attorno a sè; ci ho pensato con un sorriso a spasso per Bologna.

Quest’anno più degli altri mi è sembrato di osservare un maggiore dinamismo attorno a me; le persone con un’aria persa e il passo trascinato erano davvero poche. C’era chi prendeva appunti, chi fotografava stand, chi sfogliava libri e cataloghi, chi scriveva i nomi di autori interessanti e di artisti selezionati per le mostre, chi camminava lungo il cosidetto “muro del pianto” (io a proposito gli cambierei il nome, non possiamo pensare a qualcosa di più dignitoso?) e raccoglieva materiale interessante, chi bivaccava sulla moquette confrontando il portfolio con qualcuno.

E poi certi stand hanno degli arredamenti
davvero carini!

Tanti volti sorridenti anche se stanchi per le ore di camminata.

Questo video di Francesca Assirelli fa capire bene il mood folle da fiera:

Perchè noi illustratori siamo tutti persone serissime!

Come al solito molte persone saggiamente munite di trolley e poi quest’anno il padiglione 33 offriva la possibilità di comprare libri (col bancomat oltretutto!) per cui diventava indispensabile per lo shopping.

La Mostra degli illustratori per me è stata una delle chicche dell’edizione di quest’anno: finalmente più tavole figurative e soprattutto narrative.
Qualcuno non è stato soddisfatto della selezione ma sinceramente non riesco a capire come. Io ho trovato tutto bello, di qualità altissima e di ottima leggibilità; composizioni equilibrate, bei colori, stili diversi ma tutti molto raffinati. Anche le tavole che rispondevano maggiormente alle mode del momento avevano delle forti note personali che le rendevano uniche e per nulla noiose.
Qui trovate la gallery degli autori selezionati.
Ho tentato di seguire una dei giurati, Anna Castagnoli, nella sua visita guidata alla mostra; purtroppo però l’acustica era terribile per via del microfono molto alto della conferenza in atto a fianco alla mostra e per quanto mi sforzassi mi risultava impossibile ascoltare ciò che veniva detto.
Ho dovuto fare dietro front, buttandomi prima nella mostra di Ugo Fontana e poi in quella del Brasile, Paese ospite 2014.

Entrambe meravigliose, una vera gioia per gli occhi.

All’entrata del Padiglione 33 c’erano perfino dei giocolieri.
Ammirati da grandi, piccini e illustratori.

Nella foga di curiosare quanti più padiglioni possibile e di incontrare i colleghi preferiti si finisce quasi per dimenticare la fame.
Mi prendeva sempre di sorpresa, covata a lungo così come la sete; in fila (una lunga fila) per un panino da 5 euro finivo spesso per incontrare colleghi conosciuti o di chiacchierare con altre persone in attesa di una focaccina farcita o di caffeina ristoratrice.
Ad un certo punto c’è stato un momento tragicomico in cui una di queste file era talmente piena di cartellette nere che era diventato faticoso non scontrarsi uno con l’altro, e praticamente impossibile non urtarsi mentre si beveva e mangiava. Anche quello, coi meno burberi, fruttava dei momenti di empatia e comprensione, ma anche di chiacchiere e pettegolezzi (“Hai sentito che Taldeitali Editore sta fallendo?” “Lo sai che ieri alla presentazione di Tizio è successo questo e quest’altro?” “Certo che quella mostra da Certoposto non era proprio nulla di che”.)

E’ strano, è come se un po’ ci si conoscesse tutti, anche se per poco.
Come a volte succede ai concerti quando si conoscono altri fan del proprio gruppo preferito.

I bellissimi corridoi illustrati nel nuovo Padiglione 33

Gli eventi interni alla fiera erano molto interessanti, ma come è risaputo è impossibile presenziare a tutto: io sono stata alla conferenza di Oliver Jeffers e a quella di Bianca Pitzorno.

Bianca Pitzorno

Oliver Jeffers

Entrambe molto affollate, ma per quella della Pitzorno ho recuperato un libro da fare autografare e mi sono precipitata in seconda fila ad ascoltarla, rapita e affascinata.
I suoi libri sono proprio la mia infanzia, non potevo mancare ed è stata una conferenza ricca di spunti intelligentissimi e stimolanti.
Ho fatto in tempo a passare a salutare anche Monica Barengo in dedica per Polline, illustrato da lei e scritto da Davide Calì. Qui avevo intervistato entrambi per il libro.

Lunedì 24 marzo ho partecipato all’evento Wacom “That’s the way I like it!” presso lo stand A181 di Autori di Immagini (Associazione Illustratori) tenendo una breve lezione su come lavoro in Photoshop alle mie tavole.

Dalla pagina di BCBF

E’ stato emozionante e poi a me piace sempre molto condividere ciò che faccio e che scopro nel flusso di lavoro.
Ringrazio gli organizzatori scrupolosi e gentilissimi e anche chi è passato a curiosare.

Anche fuori dalla fiera le iniziative non mancavano di certo.
Nonostante il tempo decisamente uggioso ed una pioggia a volte noiosa, la città era colorata da un programma fitto di incontri curiosi.

La prima mostra che ho visitato è stata quella di Isol da Zoo.
Colorata, fresca, ironica, allestita deliziosamente in un posto colorato e di gran gusto.
Per di più l’ho assaporata con un’abbondante fetta di torta ai mirtilli, non mi potevo proprio lamentare.
Decisamente consigliata.

Successivamente, in un giovedì magnanimo che ha risparmiato gli acquazzoni previsti dal meteo, mi sono avventurata con Alessandra ed Erica prima alla mostra di Marina Marcolin presso Les Libellules, poi a quella di Satoe Tone allo Studio &.
Della prima mi ha colpito più di tutto il modo in cui gli acquarelli esposti (pensavo fossero pochi, invece Marina Marcolin mi ha avvertita che mi sono persa l’atelier principale con gli altri 25 acquarelli… peccato! Fate attenzione a chiedere dove sono esposti gli altri acquerelli!) erano contenuti da una cornice perfetta per loro. Il negozio ha dei colori delicatissimi e vende abiti artigianali per bambini. L’ho trovato davvero splendido per come tutto era amalgamato con lo stesso gusto, frutto evidente di una scelta molto ben mirata

La mostra di Satoe Tone allo Studio &

Della seconda, posso dire che mi ha proprio fatta sognare.
Satoe Tone esponeva in questo bellissimo studio di architettura e design, che si trova in un’ex studio notarile in un palazzo antico (io sono sempre curiosissima di conoscere la storia dei posti dove vado) dagli alti soffitti e le finestre ad arco.
La mostra conta parecchi dei suoi lavori ed è molto ben allestita, la consiglio a chi vuole perdersi nei mille dettagli che Satoe Tone non risparmia mai, nelle sue atmosfere ovattate e fantastiche, ma al tempo stesso vivaci e colorate.

E a proposito di colori vivaci, la primavera è arrivata a Bologna e nonostante il freddo l’odore della nuova stagione è spuntato quasi prepotentemente.

Da sotto il mio ombrello giallo ho potuto osservare gemme di qualunque tipo, attività che trovo rigenerante dopo una giornata fra gli stand.
Bologna è bella, con i suoi mille negozi e librerie indipendenti, le persone sedute per terra in piazza (a Milano si vede solo di sera alle Colonne di San Lorenzo).
E poi sempre per restare in tema di colori vivaci, sono incappata per caso da Inuit, che seguivo da tempo ma non avevo mai visitato; ne sono stata molto contenta.

Il negozio mi piace molto per come è impostato e per quello che offre.
Avevo già visto alla mostra degli Illustratori le cinque tavole stampate in risoprint, selezionate dal progetto Inuit “Personal Taste”.

Alcune delle stampe in mostra per “Personal Taste”

Nella loro libreria sono esposte anche le altre, fino all’8 aprile! Vi consiglio di farci un salto.
Hanno anche delle stampe bellissime in vendita.

Se qualcuno mi chiedesse “Perchè presenziare alla BCBF?” gli risponderei:
Perchè viene una volta l’anno.
Ed è sempre una bella occasione per esplorare e studiare nuove possibilità, per ispirarsi, per incontrare persone di ogni tipo, per venire a contatto coi propri limiti, prenderne nota e formulare nuove sfide e nuovi traguardi per l’anno a venire.
Ma anche per vedere come lavorano altre persone e per capire più concretamente quanto lavoro ci sia dietro al prodotto editoriale.
Poi, mi spiace se qualcuno lo troverà ingenuo come pretesto, ma è bello potersi rivedere con colleghi che abitano in altre città e regioni o addirittura in altri Paesi e continenti.
E anche far firmare un bell’albo illustrato dall’autore e dall’illustratore, conoscerli di persona.

Insomma, la BCBF è sempre un posto enorme e minuscolo assieme.
Un posto dove i sogni diventano progetti e il coraggio determinazione. Dove una chiacchierata diventa a volte un’iniziativa e un pranzo un concentrato di buonissime idee.
A questo proposito ringrazio tutti coloro che hanno partecipato o fatto capolino al pranzo tra disegnatori di martedì: l’anno prossimo organizzeremo qualcosa di più comodo e concreto. E’ stato bello vedervi tutti anche solo di fuggita.

Ci vediamo a Bologna 2015!

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Commenti

commenti

    1. Tissi 29 marzo 2014
    2. AlmaCattleya 29 marzo 2014
    3. simoff 1 aprile 2014

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