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Asterisk Polline – Una storia d’amore. Intervista agli autori
18/12/2013 Morena Forza in Illustrati / No comments

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L’anno scorso alla Children Book Fair camminavo per la mostra dei selezionati.
Aspettavo che alcuni amici e colleghi arrivassero e nessuna delle tavole esposte riusciva a catturare appieno la mia attenzione, finché non venni abbagliata da alcune illustrazioni molto oniriche e intense.

Erano quelle di Monica Barengo, del suo progetto “Metamorfosi“.
Ne rimasi talmente affascinata che scrissi il suo nome e, una volta a casa, la cercai per poter vedere altri suoi lavori.
E non mi deluse; infatti da allora seguo assiduamente ciò che fa e sa sempre stupirmi nonostante sia giovanissima.

All’uscita di “Polline” scritto da Davide Calì, edito da Kite Edizioni e illustrato proprio da Monica Barengo, mi sono precipitata a ordinare l’albo in libreria.

Ogni volta che apro il volume riesce a stregarmi e far volare i miei pensieri e non potrei chiedere di più a un albo illustrato.

Così ho deciso di intervistare sia l’autore Davide Calì sia Monica Barengo che l’ha squisitamente illustrato.
Volevo saperne di più!

Buona lettura e grazie agli autori per la disponibilità e la cura che hanno messo nel rispondere alle mie domande. :)
Davide Calì
Diversamente da Che cos’è l’amore?, Polline ci parla di una visione più delicata e introspettiva di questo argomento fuori dal tempo. L’hai pensato volutamente così per riflettere su una delle tante facce di questo sentimento oppure è venuto spontaneamente così malinconico e sospeso?
A dirti la verità non penso mai a cosa voglio dire, quando scrivo. Semplicemente mi viene in mente una storia. Poi ovviamente, in seconda battuta penso a dargli una forma e al modo di venderla. Ma ultimamente ti confesso, lo faccio sempre meno. Una volta studiavo il catalogo degli editori, cercavo di capire cosa gli piacesse.
Ora scrivo le mie cose, poi le mando in giro.
“Il profumo del loro polline divenne il profumo dei suoi risvegli.”
Mi ha molto colpita questa frase; quando ho comprato il libro è stata la prima a catturarmi e l’ho riletta più volte. Perchè un fiore è spesso simbolo d’amore, ma il profumo ne è la parte meno tangibile e più effimera. Una bella metafora che crea più livelli di lettura.
Hai pensato Polline per un certo target di età e sesso o l’hai scritto senza porti i problema?
Ho smesso da tanto tempo di pensare al target, è un’altra cosa che facevo una volta. In generale non ho mai pensato ai bambini, scrivendo le mie storie. Non ho bambini e nessun bambino legge nulla di mio in anteprima.
Di base scrivo per me, almeno in principio. 
In passato mentre scrivevo mi ponevo il problema della fascia d’età, ma poi ho smesso. Penso che sia un problema dell’editore pensarci, così io non me ne interesso più. 
Facendo molti saloni so che il target di età è importante: genitori e insegnanti vengono spesso chiedendomi un libro per un’età specifica, ma io non so mai cosa rispondere: faccio anche molti incontri con le classi e in ogni classe vedo bambini della stesa età, ma molto diversi. Alcuni leggono molto, altri poco. Alcuni leggono fumetti, altri libri di animali. Quando mi chiedono un libro per gli 8 anni, io rispondo con altre domande: gli piacciono gli insetti? Ha paura del buio? Gli piace il formaggio?
Quanto a Polline, ho capito subito che anche se io lo vedevo illustrato, sarebbe stato difficile venderlo come libro per bambini, che è ancora l’unica, o quasi, forma di illustrato in commercio.
Lo avevo anche detto a Monica quando le ho proposto il progetto: non avevo un contratto e non sapevo se qualcuno lo avrebbe mai comprato.
Poi è andata a finire che dopo che Monica ha fatto lo storyboard il primo editore che lo ha visto, Kite, lo ha preso subito.
Qualcuno usa dire che “Se è finito, non era amore.” 
Invece l’amore può finire come tutte le cose e così i fiori seccano anche se un tempo risplendevano e profumavano nel loro candore. E la protagonista non se ne fa una ragione. Pensi che sia un modo di vivere l’amore più femminile che maschile?
Quando l’amore se ne va credo che farsene una ragione sia difficile per tutti. Uomini e donne possono avere aspettative diverse, ma la perdita lascia un vuoto che richiede tempo per essere riempito.
Quanto alla prima frase: penso che un grande amore possa anche durare poco, oppure durare e finire dopo un po’, magari ricominciare, oppure no.
Io credo nell’amore eterno, credo che per alcuni esista, ma non credo che sia l’unico possibile. Credo anche nell’amore a prima vista e nelle coppie che stanno insieme fin dal liceo: credo a tutto, perché a qualcuno è successo, quindi nulla è impossibile.
In generale penso che abbiamo questa aspettativa di eternità, dell’amore, dell’amicizia, di tutto, che certe volte ci impedisce di vivere giorno per giorno. Alle volte ho la sensazione che viviamo come se dovessimo raggiungere un certo punteggio, come se la cosa importante sia arrivare da qualche parte, e ci dimentichiamo di guardare il paesaggio mentre andiamo. 
Chi ha pensato ai disegni delicati ed eleganti di Monica Barengo per Polline?
Ho scelto io Monica. Prima o poi smetterò di raccontare il nostro incontro, ma è andata così: due anni fa sono stato nella commissione di esame dello IED di Torino. Mi hanno chiamato come membro esterno, insieme ad altri professionisti, per esaminare i progetti degli allievi del terzo anno.
Monica era la più brava. A me sembra di aver aspettato due giorni per chiamarla, ma come sai le donne hanno più memoria e lei sostiene che l’ho chiamata il giorno dopo.

 

Quella creata dalle tue parole e dai disegni di Monica è un’atmosfera sospesa e silenziosa, malinconica e a tratti un po’ amara, per questo Polline mi ricorda un po’ alcuni corti di animazione russa o polacca e così mi sono chiesta: hai mai pensato di animare una tua storia in un corto di questo tipo?
Sì, mi piacerebbe, ma non mi metterei a disegnare fotogramma per fotogramma: sono troppo pigro.
Avevo diversi progetti di cortometraggi da parte, poi per diversi motivi non se n’è fatto nulla.

Al momento è appena uscita un’animazione del mio libro Moi, j’attends (Io aspetto), ecco il videotrailer:

che accompagna l’APP, ma io non ho dato nessun contributo.
Sto lavorando per portare su grande schermo in USA un mio libro, ma ci vorrà del tempo, sempre che parta il progetto. Come sai i tempi del cinema sono piuttosto lunghi.
In Francia si parla anche di una possibile serie animata tratta da una mia serie a fumetti, ma anche lì, i tempi sono piuttosto lunghi. In  generale oltre che vedere animati i miei libri mi piacerebbe girare qualche corto, sia animato che dal vero. Ho molti soggetti da parte, ma non ho ancora trovato qualcuno interessato alla produzione.
Chi ha deciso di gestire le immagini in monocromia?
E com’è stato gestito il lato decisionale su storyboard e disegni? 
Hai dato carta bianca a Monica, oppure ti piace che l’illustratore che disegna una tua storia segua delle tue “visioni” rispettando come ti eri immaginato ciò che avevi scritto?
Ah! Ah! Io non do mai carta bianca! Sono un rompipalle! Fatti raccontare da Monica!
Scherzi a parte mi piacevano le tavole che Monica aveva presentato per un progetto in particolare all’esame ed è così che ho visto Polline da subito. Lei poi ha fatto qualche prova colore, ma ci è piaciuta meno. Su colori, storyboard e tutto il resto abbiamo sempre lavorato a tre: io, Monica e Valentina Mai di Kite.
Hai qualche succosa anticipazione sulle prossime uscite?
Nel 2013 tra album, APP e fumetti sono uscite una dozzina di cose, quindi l’anno prossimo ne ho di meno. Tra febbraio e marzo dovrebbe essere in uscita Mamma, prima dov’ero? un mio libro con Thomas Baas per Rizzoli che, se non sbaglio ha anche comprato i diritti di I didn’t do my homework (Non ho fatto i compiti perché), il mio libro americano con Benjamin Chaud.
Poi è in uscita Bons Baisers ratés de Venise, secondo della serie (il primo era su Parigi), illustrato da Isa Banchewitz per Gulf Stream quindi Pum, Pum! illustrato da Maddalena Gerli (Zoolibri) e Vide-grenier illustrato da Marie Dorleans (Sarbacane).
Poi c’è un mio romanzo, ma non ho ancora capito quando esce.
Parlando di progetti al solito ci sono diverse cose: un ebook animato molto bello di cui parlerò tra un po’, un nuovo libro americano, un paio di romanzi brevi e altre cosette.
Con Monica la collaborazione prosegue. Sta già lavorando a un mio nuovo libro per Kite e proprio questa settimana gliene ho scritto un altro.
A dire la viertà gliene ho scritto due, perché mi aveva chiesto una storia in particolare, ma poi come capita spesso, quando ti metti a fare una cosa, te ne viene un’altra.
Monica Barengo

Ciao Monica,
questa è la tua seconda pubblicazione, ma il primo albo illustrato.
Che sensazione ti dà?


Una grande soddisfazione, non pensavo di pubblicare il mio primo albo illustrato così presto.
Pensavo di uscire da scuola e cercare qualcosa per continuare a disegnare.
Tutto fa esperienza e all’inizio mi avrebbe gratificato anche lavorare a progetti lontani dal mio mondo.
Mi spaventava solo l’idea di trovare porte chiuse, invece ho avuto la fortuna di incontrare Davide e quando mi ha proposto Polline, non potevo essere più felice.
Oltre a lavorare al mio primo libro, illustravo un testo che sembrava scritto per me.

La storia è malinconica e delicata, sicuramente però più leggera del testo della graphic novel Io so’ Carmela.
Quali scelte ti sei trovata a improntare differentemente per i due testi?

Era tutto diverso. In Carmela raccontavo una storia drammatica quasi surreale ma vera. Si denunciava la violenza sulle donne, l’inutilità delle istituzioni e l’ingiustizia nel non ricevere giustizia. Tutto era dinamico e le vignette si susseguivano come i fotogrammi di un film. Mentre in Polline raccontavo l’amore e ogni sua forma con una delicatezza unica, anche la tristezza aveva una certa poesia. Era tutto più lento, ogni pagina si riempiva di silenzi, di attese e le immagini raccontavano un tempo che si era fermato per riuscire a cogliere un’emozione. Diciamo che ho lavorato contemporaneamente a due opposti, in uno disegnavo l’amore e nell’altro lo distruggevo.

 

Pensi che richiedessero un diverso approccio?
Sì, era necessario. Lavorandoci contemporaneamente è stato difficile scindere i due progetti. Emotivamente ero coinvolta nella storia di Carmela che ammetto, mi ha cambiato anche come persona.
E’ stato un lungo lavoro psicologico nel trasporre in immagine determinate scene di violenza.
Quando ho consegnato Carmela, ho riletto Polline con più leggerezza e mi sono accorta che aveva assorbito troppa inquietudine, non necessaria.
Lo rileggevo e sentivo il testo che volava leggero e le immagini pesanti ancorate a terra.
Sono contenta di essermene accorta in tempo per rifarlo, erano necessari dei momenti di leggerezza e respiro.

Spicca molto il tuo tratteggio nelle illustrazioni di “Polline”, uno stile personalissimo e inconfondibile. 
Chi ha influenzato di più il tuo modo di trattare l’immagine?

Credo che una delle mie primissime influenze, quando ancora non pensavo di diventare un’illustratrice ma scribacchiavo e disegnavo sul mio diario, sia stato Tim Burton. Ricordo che al liceo ero rapita dalla sua caratterizzazione dei personaggi e m’ispiravo molto a quel tipo di sintesi.
Ora forse non si vede molto, ma è da lì che è iniziata la mia ricerca su un tipo di bellezza ideale, un po’ grottesca. Anche i grandi maestri mi hanno influenzato e m’influenzano ancora, in particolare Gustav Klimt, Egon Schiele, René Magritte e Paul Delvaux.
Per la tecnica, sono in continua evoluzione, ho provato un po’ di tutto, ho passato un periodo, dove stratificavo l’acrilico, grattavo il pastello a olio usavo tecniche molto materiche. Adesso mi concentro sul segno, che ho iniziato a valorizzare per caso lavorando a Polline.
Valentina Mai l’editore di Kite edizioni aveva visto le mie matite dello storyboard e le erano piaciute tantissimo e non trovava la stessa emozione nelle prove colore con l’acrilico.
E’ stata lei a chiedermi di realizzare Polline a matita, all’inizio ero un po’ scettica, mi sembrava che non fosse abbastanza, poi mi sono ricreduta. Ho così scoperto un segno che non pensavo di avere.

Altri autori che stimi?
Stimo tantissimi Illustratori ognuno per un motivo diverso, sono circondata da talenti che mi ricoprono d’immagini meravigliose. M’impongo di dirne tre, quelli che mi hanno segnato di più: Maurizio Quarello, prima di incontrare lui, non conoscevo nessun altro illustratore (sorrido), ricordo che quando è venuto nel mio liceo a parlare d’illustrazione, mi ha aperto un mondo e un mestiere perché prima di quell’incontro non avevo mai pensato di diventare un’illustratrice.
Joanna Concejo, mi piacciono le sue associazioni surreali, i giochi d’immagine, il suo disegno classico ma leggero e la poesia che trasmette ogni sua illustrazione.
E Violeta Lopiz, adoro il modo in cui mette in relazione testo e immagine, una sintesi unica, delicata, originale e di forte impatto emotivo.
Il suo libro I Pani d’oro della vecchina edito da Topipittori mi è rimasto nel cuore.


Qual’è stata la fase di lavoro che ti è piaciuta di più? 

C’è né più di una, la parte che mi piace di più è la prima lettura del testo, quando la mia mente inizia a immaginare, si creano immagini bellissime, colori e profumi prendono forma. Poi c’è la parte dello storyboard che spezza questa magia. Inizia così una parte del lavoro intensa, dove passo ore seduta a pensare. Sono al tavolo da lavoro, ma con la testa sono ovunque, faccio viaggi incredibili e salti temporali per cogliere emozioni viste o vissute.

“Polline” dimostra che un albo illustrato quasi senza colori può essere leggero come una brezza e poetico.
Ma ci sono molte altre tue tavole con questo schema cromatico.
Come mai la scelta ricade su questo tipo di gestione del colore? Ci sono motivi particolari?

Il monocromatico è come un filtro della memoria, mi trasmette delle emozioni intense ma delicate. Mi aiuta a raccontare qualcosa che ha un sapore antico, vissuto e comunica con un linguaggio a me molto caro, quello del ricordo.

Alcune tue illustrazioni, comprese quelle in “Polline” richiamano un po’ alcune foto d’epoca.
Ti piacciono? 


Si amo le foto d’epoca e tutto quello che ha il sapore di un tempo passato.


Ti sei ispirata a una figura femminile in particolare per la protagonista di “Polline”?
No, Polline è una donnina delicata che ho pescato in una mia estetica ideale.

Cos’è che fai più fatica a disegnare?

Faccio fatica a disegnare quello che vedo per quello che è, tendo sempre a metterci del mio.

E in “Polline” cos’hai fatto più fatica a fare?

Il profumo del polline, volevo sentirlo anch’io quel profumo sfogliando il libro.

Ed ora, una di quelle domande che spesso i discografici si divertono a fare: se dovessi fare qualcosa fuori da ciò che hai sperimentato fino ad ora, a cosa ti piacerebbe lavorare?

Vorrei approfondire di più il mondo del fumetto o della Graphic Novel, che ultimamente mi interessa sempre di più e magari fare qualche progetto tutto mio di testo e immagini. Mi piacerebbe anche lavorare con i bambini, organizzare dei laboratori d’illustrazione farli riflettere sul rapporto testo immagine e avvicinarli al libro, così che possano già in tenera età diventare lettori consapevoli.

 

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