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Asterisk Sull’arte di imparare e… disimparare. Quando ripulire un eccesso di acrilico porta una riflessione.
30/08/2013 Morena Forza in Creatività / 10 responses

Oggi ho voluto mettere mano agli acrilici su tela; in realtà non mi piace lavorare solo con un media, quindi come al solito sono arrivata a una tecnica mista, aggiungendoci una matita grassa nera, una matita gessata bianca e dei pastelli colorati per i dettagli.

Ma quello di cui volevo scrivere è una riflessione.
Da quando sono stata in Lazio quest’estate ho avuto una perenne necessità di disegnare a mano; ho comprato una sanguigna e uno sketchbook con carta giallina e ho scoperto che il blocco da foglio bianco mi passa se il foglio non è bianco e se uso una sanguigna invece che una matita di grafite. Alle volte la soluzione è quella più ovvia no?

Per farmi passare la paura di riprendere l’acrilico e pennelli mi sono trovata a dipingere con degli smalti per ceramica delle tazzine vintage completamente bianche. Le ho postate qui.

L’ho fatto per ritrovare la confidenza col movimento del pennello sulla superficie, per fidarmi del pigmento che si spande seguendone i passi.

Insomma, l’importante è cercare una soluzione, questo è vero, ma io volevo capire da dove derivava la paura ,anzi diciamo pure il sano terrore, di riprendere il disegno tradizionale.

Il mio assistente :)

Negli ultimi anni, cioè da quando ho iniziato a disegnare per mestiere, gli unici disegni a mano erano gli schizzi preparatori; so che c’è anche chi li fa in digitale ma a quello non sono mai arrivata.
L’idea per me si fissa su carta sempre e comunque, è un dialogo vero e proprio quello che si instaura tra me e il foglio, fosse anche di un quadernino o uno sketchbook da 50 centesimi.

Sapendo che questi schizzi li avrei poi rielaborati in digitale non li ho mai curati più di tanto; conservavano ancora la loro istintualità, la loro freschezza, ma erano totalmente carichi di incuria. Per intenderci, non erano nel modo più assoluto adatti ad esser resi pubblici e sono finiti nella spazzatura praticamente sempre una volta terminato il loro compito (cioè venire scansiti.)

Ed ecco che mi sono praticamente convinta: “Non so più disegnare a mano, al massimo (AL MASSIMO!) faccio gli schizzi e lo storyboard.” – rispondevo a chi mi chiedeva un disegno o di presenziare in qualche stand.
Nell’ultimo anno e mezzo ho iniziato a vivere questo come un vero tallone d’Achille.
Disegnare in pubblico mi causava una certa ansia. Sapevo che a mano non avrei mai reso quello che rendevo in digitale. E non lo accettavo in nessun modo.
Quest’anno, anche se purtroppo poi non sono riuscita a presenziare per un’irritazione agli occhi dell’ultimo secondo, per togliermi questa paura di disegnare in pubblico ho accettato l’invito come ospite al Picnic Festival (spero di riuscire l’anno prossimo! Mi è spiaciuto da morire non esserci) , perchè volevo prendere il toro per le corna, come si suol dire.

Sono sempre stata una grande sostenitrice del media digitale: è rapido, si può correggere all’infinito o quasi, è adattabile, non sporca, i colori non finiscono e tutti gli altri vantaggi che immagino conosciate voi stessi…
Lo sono ancora, infatti ci lavoro agevolmente e sono contenta di non essermi chiusa come fanno alcuni verso l’uso del PC per disegnare.
Ma nel tempo mi sono abituata alla perfezione e alla sicurezza.
Ecco cos’ho capito oggi, mentre pulivo un eccesso di acrilico, talmente piccolo da richiedere un’unghia sotto lo straccio.

Accettare il disegno brutto, acerbo, che poi diventerà il definitivo, è un’altra cosa che mi era difficile.
Con una sanguigna e uno sketchbook con carta giallina l’ho superato perchè lo schizzo risulta comunque
meno freddo e minaccioso! :D

Il digitale abitua al fatto che è tutto pulito e qualunque errore, salvo eccezioni, è rimediabile. Si può sempre tornare indietro e le forme nel tempo le gestisci tre o quattro volte finché non ti soddisfano.

Chiudersi nel digitale è un po’ da control freak (sapete cos’è un control freak?) e nel tempo può diventare una vera barriera; e la cosa peggiore è che ce la si costruisce nel tempo.
L’errore non è accettato, non è concepibile. 
Si diventa inflessibili.
Fino a che non si apprezza più la bellezza unica di un tratto non perfetto ma magari più espressivo e vibrante.

Ecco perchè sono ritornata ai pennelli e mi concederò tantissimi errori. Sulla tela e anche con me stessa.
E infine, potendo fare una considerazione finale, direi che con mia grande sorpresa sono riuscita a gestire gli errori molto bene, velocemente, quasi divertendomi per il loro ripresentarsi in corso d’opera.
E non solo ma, giusto per dimostrare ai malfidenti che il digitale serve, sono molto più in gamba a mano di quanto non credessi e di quanto ricordassi: la mano mi è diventata comunque piuttosto precisa a fare digitale!

Dovevo solo accettare, questa è la chiave, che non si può ottenere a mano ciò che si fa col digitale… Dovevo accettare l’imperfezione, che spesso racchiude molta più bellezza e vita di una precisione magari asettica anche se rassicurante.

Nulla è sicuro, non tutto si può risolvere… 
Dipingere me l’ha insegnato.
E me l’hanno insegnato alcune persone che sono entrate nella mia vita o ne fanno ora maggiormente parte, che ho visto dipingere e disegnare a mano con grande serenità. Voi sapete chi siete, questo è un ringraziamento formale. :)


Ognuno di noi ha i suoi piccoli mostri contro cui lottare, l’importante è essere consapevoli e presenti in ciò che si fa.
Si impara a disegnare, ma anche disegnare insegna.

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10 comments on “Sull’arte di imparare e… disimparare. Quando ripulire un eccesso di acrilico porta una riflessione.

  1. "un'umano senza errori, è una macchina" e le cicatrici dimostrano ciò; però senza cicatrici, chi può dimostrare la sua umanità?

    per questo trovo il disegno digitale, una sorta di piaga dell'arte; come hai ben detto tu, ti abitua ad eseguire cose senza errori o cicatrici, perdendo il fascino dell'essere umane…

    1. concordo a metà :)
      il digitale è solo un mezzo. Andare in automobile è comodo e pratico, ma andare a cavallo è un'emozione unica che secondo me ognuno di noi dovrebbe provare almeno una volta nella vita.
      Tuttavia, non è più molto pratico spostarsi a cavallo. Così nel lavoro, il digitale è più comodo e veloce e funzionale.
      Non bisogna dimenticarsi però cos'è andare a cavallo ;)

      E bisogna concederselo ogni volta che si può.

  2. L'amore per l'imperfezione l'ho imparato grazie a un workshop con Gek Tessaro. Libertà di fare disegni "brutti", ma espressivi. Gioia e voglia di comunicare con i segni. Velocità, fiducia, istinto, accettazione.
    E ogni volta che provo a tradire questo modo di operare, mi ritrovo con illustrazioni fredde, che non funzionano e non mi comunicano nulla, se non il mio disagio nel farle.
    Non sarò mai abbastanza per questa meravigliosa scoperta!

  3. Bella la tua riflessione. Io trovo che l'errore abbia un fascino particolare. Certe volte dagli errori vengono fuori delle idee fantastiche. Viceversa il digitale ha indubbi vantaggi… :)

  4. Bel post, in effetti il digitale e il tradizionale sono due mondi completamente opposti, uno pulito, sicuro(perchè tanto puoi sempre tornare indietro), veloce; l'altro più sporco, incerto fino all'ultimo e lento. Una cosa che mi piace del tradizionale è proprio che bisogna sapere quando alzare il pennello dal foglio e lasciare che i colori asciughino, onde evitare di fare pastrocchi. Per me, quando lavoro in tradizionale, è tutto più rilassante(una volta superata la paura delle prime pennellate iniziali) e "zen", passatemi il termine. Dal punto di vista lavorativo, però anche il digitale ha il suo fascino e, diciamocelo, la sua praticità!Non credo che uno sia meglio dell'altro e se si sanno usare entrambi, si ha solo più possibilità di esprimersi(che poi le tecniche sia digitali che tradizionali sono un'infinità, ma quello è un'altro discorso!).

  5. Mi sono ritrovata in tutto quello che hai scritto!
    A me sta capitando la stessa cosa.
    Disegno sempre con il computer, ma ultimamente ho voglia di riprendere a dipingere e disegnare a mano e ce la sto mettendo tutta per uscire dal tunnel digitale! :)

  6. tesora! mi son sentita chiamata in causa! tu "ma allora l'acquerello non è COSI' difficile?!" Io"ma no daaaiii, che dà un sacco di soddisfazione!" sono felicissima che tu abbia preso in mano i pennelli di nuovo… :) vedrai che meraviglie tirerai fuori!

  7. Ti riporto uno stralcio da "Lezioni di fumetto: Dave McKean"
    McKean: (…) E poi è difficile che un computer commetta errori e spesso gli errori sono interessanti. Un computer, in genere, fa esattamente quello che tu gli chiedi di fare.
    intervistatore: E se fai un errore, puoi sempre tornare indietro e correggerlo.
    McKean: Sì, esattamente. E' sempre un lavoro in cui sei al sicuro: se rovesci l'inchiostro sulla carta non c'è verso di tirarlo via e l'inchiostro si rovescia sempre in un modo unico e sorprendente. A volte è un disastro, ma alle volte è fantastico, un momento magico. Amo la sensazione di fare le cose a mano: non mi piace star seduto di fronte a uno schermo per tutto il tempo. Mi piace il tratto di una penna a inchiostro. Mi piace sporcarmi le mani.

    E poi la vita è bella proprio perché è imperfetta. Se non riusciamo a coglierla questa imperfezione, dove sta la bellezza di ciò che creiamo?

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