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Asterisk Dietro una graphic novel in prossima uscita! Intervista a Ilaria Urbinati e Marco Magnone
14/11/2012 Morena Forza in Fumetto / one comment

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Come vivete la parola “architettura”?
Se condividete la visione che ne ho sempre avuto io, per via di un
vissuto di disegno puramente figurativo alle spalle, forse un po’ vi spaventa.
Vi sembra lontana da voi, un po’ fredda e impersonale.

Oggi ho ricevuto il libro “A.A.A – Il diario fantastico di Alessandro
Antonelli, Architetto
” di Fabio Geda e Marco Magnone, illustrato dalla
mia amica e collega Ilaria Urbinati – edito da Espress Edizioni.
E’ stata un’autentica scoperta.

Le vibranti e delicate matite di Ilaria Urbinati accompagnano una storia nella storia in questa graphic novel ambientata nell’Ottocento e molto attuale.
Prendono per mano il lettore che non è solo spettatore ma è invitato a partecipare e ad appassionarsi alle vicende dell’ architetto Alessandro Antonelli, colui che realizzò la famosa Mole Antonelliana.
In questo libro ho respirato qualcosa che non ho mai associato all’architettura: la passione, il coraggio di pensare più in là di ciò che è riconosciuto come “possibile” e di andare oltre le convenzioni e le tradizioni.
La figura di Alessandro Antonelli è rappresentata in chiave umana; sanguigno e un po’ testardo, ci dice

“Come si può dormire con la testa piena di meraviglia?”

 

ma anche

” Io, se mi chiedessero che mestiere faccio, direi… La pietra.
C’è sempre bisogno di una pietra da gettare nell’acqua stagnante. “

Vi sembra famigliare, immagino, come è sembrato famigliare e vicino al mio modo di sentire e pensare.

E’ un inno alla gioia di creare, di pensare che con la tenacia i sogni sono possibili e un po’ più vicini di quanto potessimo pensare.

Ho voluto chiedere a Marco Magnone e Ilaria Urbinati come è nato questo progetto.

Prima di tutto, com’è nata l’idea di stendere una storia sulla Mole Antonelliana?
In Italia abbiamo edifici e monumenti che sono autentici capolavori, ma raramente ci si sofferma a pensare alla storia e all’intreccio di  vite che vi passano dietro. Com’è nata questa passione per la Mole e le sue vicende?

I: A Torino la Mole è un monumento molto “vissuto emotivamente” per la sua particolarità e la sua storia e questo, insieme al fatto che quest’anno ricorre il 150° anniversario della stipula del contratto per la sua costruzione, ha contribuito alla nascita del libro.
M: Spesso i margini sono spazi, reali e immaginari, densi di materiale narrativo e fascino perché poco raccontati, spesso semisconosciuti, in qualche modo vergini. E io li ho affrontati più di una volta in precedenti lavori (L’altra Torino. 24 centri fuori dal centro, Off. In viaggio nelle città fantasma del Nordovest).
Talvolta però, può essere altrettanto stimolante volgere lo sguardo verso il centro, trovare proprio là, dove si concentrano più voci e sembra che tutto sia già stato detto, storie non raccontate, punti di vista inediti. Il nascondiglio migliore è quello in bella vista, dove nessuno andrebbe a cercare, diceva Poe. Con Antonelli e la Mole è successo così, e il suo 150° anniversario è stata l’occasione più adatta per presentare il progetto, anche per dare continuità alle celebrazioni dell’anno scorso sui 150 anni dell’Unità d’Italia.

Quanto il personaggio di Alessandro Antonelli è fedele all’originale?
I: Difficile dirlo… Per quanto riguarda l’estetica ho preso ispirazione da alcune foto e ritratti che per lo più lo ritraggono
quando era molto anziano.. Di sicuro era magro, alto, nasuto e col capello selvaggio e questi elementi si ritrovano sicuramente nell’aspetto del protagonista.
M: Il nostro diario, pur partendo da una meticolosa ricerca storica, è dichiaratamente “fantastico” già dal sottotitolo, perciò ricco ricostruzioni e interpretazioni libere, verosimili più che vere tout-court.
Il nostro obiettivo, infatti, non era tanto ottenere una pedante ricostruzione per addetti ai lavori, ma incuriosire, affascinare il più possibile torinesi e non su un uomo e il suo mondo, di certo, fuori dal comune.

Un uomo che, come scrive Fabio Geda nell’introduzione del libro, è stato “un grande sognatore, tanto orgoglioso delle proprie opere e di se stesso quanto chiuso rispetto al mondo ordinario che lo circondava, sempre teso in una costante sfida con il limite: quello della materia, quello della propria fantasia, e quello della pazienza dei committenti.”

E’ stato difficile ambientare una storia (sceneggiatura e disegni) in un’epoca passata?
Avete studiato molto per ambientazioni, costumi, storia?

I: Per me è stato piuttosto difficile! Ho dovuto fare moltisisma ricerca per gli elementi più diversi. Abbiamo anche studiato tutti e tre su dei materiali comuni prima di cominciare il lavoro sul libro.
M: A questo proposito è stato fondamentale partire dalla ricerca bibliografica su testi di storia, di storia dell’architettura e del costume dell’Ottocento. Da lì, abbiamo poi lavorato per creare un mondo ricco di spunti e carico di fascino, per dare colore e forza, creare un immaginario, insomma, per un’epoca forse troppo spesso sottovalutata, almeno in Italia, al contrario di quello che avviene in altri Paesi europei. Penso a Germania, Francia, Inghilterra, per esempio. Di certo il tratto di Ilaria ci ha aiutati, nel delineare una Torino dal gusto un po’ retrò, elegante ma molto ironica.

Ilaria, di quale tipo di reference ti sei servita per disegnare
un’epoca così lontana dalla nostra?

I: Il web è stato la mia fonte principale: GOOGLE e la sua ricerca immagini sono state una fonte preziosissima. Per gli abiti ho utilizzato delle scansioni di un libro sugli abiti vittoriani e del tardo ‘800 che mi ha spedito mia cugina, appassionata del periodo storico. Per le ambientazioni mi è stata d’aiuto la pagina facebook dell’Archivio storico di Torino, che ha una gallery di immagini spettacolari.
Altre volte le immagini di riferimento mi sono state date direttamente dagli autori.

La mia immagine preferita dal carnet schizzi del volume :)


Vi confesso che non avevo mai pensato alle persone che mantengono in
vita la bellezza dei nostri monumenti ed edifici storici.
Molto bella l’idea di creare un legame tra il restauratore dei giorni nostri e la figura dell’architetto Antonelli mettendo in parallelo intere scene come quello dell’aeroplanino di carta e del falco: come mai questa scelta?
I:
La scelta è stata presa in fase di progettazione editoriale e mi è piaciuta subito moltissimo…Sicuramente è stato un modo per attualizzare la narrazione e molto ha contribuito il fatto di poter raccontare il lavoro di un personaggio reale.
M: Fondamentale come innesco del progetto è stato l’incontro, grazie all’editore e al giornalista Fabrizio Vespa, con Maurizio Puato. Alpinista e scalatore di professione, è il “custode” di nome e “l’angelo custode” di fatto della Mole. Senza di lui, che la creatura di Antonelli la “vive” ogni giorno più di chiunque altro per lavoro e per passione, sarebbe stato impossibile immaginarla come materia viva, in costante divenire, di cui prendersi cura. Allo stesso tempo è stato preziosissimo per rivelarci alcuni particolari quotidiani del suo lavoro, che sono state lo spunto per le cornici alle vicende del diario di Antonelli.

Com’è stato sceneggiare e disegnare il vostro primo fumetto?  Come avete vissuto un’esperienza così diversa dalle precedenti?
I: E’ stato sorprendentemente facile! Amo i fumetti e le graphic novel e potermi misurare con un genere che mi appassionava da anni è stato bellissimo, sicuramente averne letti e guardati molti mi ha aiutato, in più si è creato da subito un clima di grande collaborazione con gli autori. L’unica difficoltà è stata la mole (ahah) di lavoro davvero grande che a volte mi ha un po’ spaventata.
M: Con Ilaria in realtà avevamo già sperimentato qualcosa di simile: Overview, una graphic novel “da muro”, che raccontava di incroci immaginari tra Yuri Gagarin, JFK e una medium torinese, commissionata da uno studio di architettura come installazione in un locale pubblico. Era stata l’occasione per testare una progettazione partecipata delle due fasi, di sceneggiatura e disegno, ripresa per AAA. Io e Fabio abbiamo provato a “disegnare” fin dall’inizio uno storyboard e ragionare per immagini e scene più che per testi, dando poi la libertà a Ilaria di interpretare le nostre bozze, e lei allo stesso tempo era chiamata a partecipare alla costruzione dei capitoli e della trama e a filtrare i nostri testi al termine del processo, per dare uniformità ai nostri diversi stili. Sui rapporti tra me e Fabio, lui è un vero professionista: lavorare con lui è stato molto facile e un’occasione di crescita per me fondamentale.

Qual’è stata la fase più faticosa della realizzazione del volume?
I:
Per me c’è stato un momento quest’estate, faceva caldissimo, tutti erano in vacanza, avevo la sceneggiatura, la deadline era lontana, ma non troppo e io sapevo di dover lavorare e tenere un buon ritmo nonostante tutto intorno a me cospirasse per farmi distrarre: è stata davvero dura! Anche i giorni prima della chiusura sono stati duri, ma lavoravo in tram strettissimo con gli autori, Leonora (la supergrafica che ha curato il volume) e gli editori e avere comunque dei colleghi con cui confrontarmi ha reso tutto più facile.
M: Tutto il lavoro, dalla prima cena, alla divisione dei capitoli, alla presentazione delle bozze, ai confronti sulle idee, alla revisione dei testi e delle tavole, è corso via in modo molto naturale, come non mi era mai capitato. Spero e credo che questa naturalezza di linguaggio si colga anche nell’esito finale e nella sua immediatezza comunicativa. L’unico momento davvero delicato, come sempre, è stato quello del parto: la correzione delle ciano e l’avvio delle macchine per la stampa sono stati passaggi critici, in cui speravi che tutto andasse bene, e sapevi che se ci fosse stato qualche errore, ormai il tempo per porvi rimedio era finito. Ma per fortuna tutto è andato bene!

Come avete gestito il rapporto tra di voi?
Vi siete sentiti costantemente? Qualche curiosità da “dietro le quinte”?
I:
Ci siamo gestiti benissimo! Marco e Fabio sono autori fantastici… Da febbraio in poi ci siamo visti/sentiti regolarmente prima, per impostare il libro e poi in appuntamenti/sceneggiatura in cui parlavamo dei particolari e di quello che volevamo definire nel dettaglio. Una curiosità da dietro le quinte… il giorno in cui ho fatto la primissima tavola ero molto nervosa e mi son sentita sullle spalle una grande pressione (sapevo che avrei dovuto disegnare circa 150 tavole) erano le 9 del mattino e avevo una paura del foglio bianco terribile, io che bevo pochissimo e non fumo per la prima volta in vita mia ho pensato: “bene, adesso mi farei un bel goccetto”.
M: Tra il dire e il fare si dice che di mezzo ci sia il mare. Ecco, per quanto ci riguarda niente poteva fermarci… nemmeno l’atlantico, altro che mare! Fabio nel corso della lavorazione è partito per gli USA, ma questo non ha influito sulla lavorazione, abbiamo semplicemente sostituito gli incontri di persona con incontri su skype e fitti giri di mail. Era bello dialogare con lui, pensando che fosse a New York in un contesto completamente diverso, e condividere con lui il nostro AAA. Per me il momento più difficile poi, non da dietro ma da sopra le quinte, è stato quando Maurizio Puato ha tentato di portare me e Ilaria in cima alla Mole. Io soffro terribilmente di vertigini, non ero mai salito prima nemmeno al primo piano, ho provato a fare resistenza, ma non c’è stato verso. Appena sceso dall’ascensore sono tornato giù di corsa per le scale. Ilaria invece, che è una dura, è salita fino alla stella.

Delle graphic novel o fumetti che amate in particolare? Modelli che avete seguito?
I:
Adoro Gipi e Craig Thompson (consiglio a tutti “Blakets” e “Habibi”) e le graphic novel francesi… In particolare per questo lavoro mi sono un po’ ispirata a un fumetto che si chiama “Fueye” di Jorge Gonzàlez (001edizioni) e anche al volume “Sempè a New York” (Donzelli editore) per la resa dei monumenti.
M: Le mie graphic novel preferite, da cui sicuramente sono stato ispirato e influenzato, sono Berlin di Jason Lutes, l’inedito in Italia Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens di Ulli Lust, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick e tutti i lavori dell’australiano Shaun Tan, che ho scoperto proprio grazie a Ilaria. Anche se, devo confessare, per me dire fumetto vuol dire prima di tutto Tex.

Pensate di ripetere l’esperienza di una graphic novel?
I:
Sì, tantissimo e spero molto presto!
M: Ilaria, che fai la prossima settimana?

Dove e da quando possiamo trovare questa bellissima pubblicazione in libreria?
In libreria si può trovare dal 20 Novembre 2012;c’è anche la possibilità
di ordinare il libro sul sito della casa editrice
www.espressedizioni.it
Disponibile anche su Amazon.it

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