Disegno per professioneVarie
Asterisk Cosa sei e cosa fai? Attento a ciò che rispondi: potrebbe essere usato contro di te.
06/11/2012 Morena Forza in Disegno per professione / 52 responses

Ho passato mesi, anni, a sentirmi inadeguata davanti alla faccia inebetita di chi chiedendomi che mestiere facessi, poi in pratica non accettasse la mia risposta.
Ho passato mesi e anni a fare in modo che una sola occhiata di sufficienza o indignazione o un’osservazione sarcastica o una domanda provocatoria minassero il mio entusiasmo verso il mestiere creativo.
Anche solo per un istante: è quell’attimo in cui tu rispondi di essere disegnatore e si alternano domande come “ok, ma io dico di lavoro vero cosa fai?” o “ma tu ti ritieni un’illustratrice?”.
Mi sono addirittura sentita dire che una persona è illustratore o fumettista solo se è famosa, se no è un hobbista.
Le persone in genere si perdono un concetto vitale importante: le sfumature.
No, non si è illustratori solo se si è Roberto Innocenti o Shaun Tan.
Non si è fumettisti solo se ci si chiama Giorgio Cavazzano o Massimiliano Frezzato.

Noto comunque che la polemica da parte di “esterni” all’attività creativa (commerciale o non, è indifferente) ha luogo piuttosto facilmente.
Siamo già terrorizzati davanti alla parola “artista”.
Frasi tipo:
“Eh, e si definisce artista, ma chi si crede di essere.”
“Non posso mettere <<artista>> altrimenti sembrerò spocchioso e presuntoso”.
Sentiamo tutti l’indole artistica che alberga in noi (altrimenti non ci metteremmo a disegnare, dipingere, scolpire, scrivere, suonare) ma non osiamo dirlo perchè “altrimenti che penseranno di me? Che sono un presuntuoso… Non sono all’altezza.”
Se andiamo a leggere qualunque contratto estero o manuale di professione, ci accorgiamo che il termine “artista” non ha quel peso che noi italiani gli diamo. Che la parola “artista” non viene utilizzata per darsi arie di superiorità. Definisce solo qualcuno che svolge, dal punto di vista tecnico o contrattuale, un’attività nelle arti visive.
Ma per misteriosi motivi probabilmente arcaici, risalenti ancora al concetto di artista dei tempi dei macchiaioli (o forse persino prima! Diciamo del Rinascimento) noi italiani siamo convinti che il termine “artista” sia troppo, che attenzione oh, va osato con accortezza, e ci sono salotti bene che decidono chi può essere un artista e chi no. E così il termine artista, nella nostra Italietta, resta caricato di quel peso eccessivo che in realtà non avrebbe e che siamo noi, uno per uno, a dargli e al tempo stesso a subìre in un imbarazzato silenzio.

Ma non è finita qui; se abbiamo già rinunciato ad utilizzare il termine <<artista>> per timore di essere sbeffeggiato o criticato (chiunque dice “io non sono un artista eh per carità” sta solo cercando di non sembrare offensivo o presuntuoso, fidatevi. Anche con sè stesso magari,ma è così) adesso anche i termini <<fumettista>> e <<illustratore>>  stanno diventando eccessivi. O meglio, danno fastidio a una fascia di persone che ancora non ho ben inquadrato. Alcuni sono artisti loro stessi, altri no.
“Eh! Sarà mica illustratore, guarda come disegna!”
“Sarà mica un fumettista, e chi l’ha detto?”
Nemmeno fossero titoli nobiliari!
Le persone che fanno queste osservazioni infatti mi ricordano tanto, da appassionata di società Ottocentesca, quei nobili che portatori di un titolo da trecento anni si inferocivano coi parvenu, persone di natali plebei che però erano riuscite con talento e ingegno ad arricchirsi tanto e quanto più dei nobili e soprattutto a far parte dell’alta società.
Non suona patetica come cosa? Tra l’altro screditare qualcuno, rifletteteci, è dargli importanza. Se non dessimo importanza a una persona non avremmo bisogno di “abbassarle le ali”.
Eppure guardate, è patetico quanto indignarsi perchè una persona si definisce illustratore o fumettista.
Non ha senso che io illustratore Pinco Pallino sia offeso dal fatto che Tizio Caio si ritenga anch’egli illustratore. In che modo mi fa torto? Lo ritengo un artista mediocre? E chi se ne frega, per me può firmarsi come vuole.

Sono arrivata a sentirmi dire riguardo a Facebook “Voi illustratori siete degli esaltati ridicoli. Che mi rappresenta mettersi Marco Rossi Illustratore? Come se io mettessi Carlo Bianchi commesso di banca”.
Rendiamoci conto che persino il nome di un’attività in uno stupido profilo Facebook causa fastidio.
Sorvolando che la gente non ha proprio altro a cui pensare, mi sembra che molti ce l’abbiano proprio con lo svolgere un’attività creativa in generale. Se solo osi metterti “illustratore” nel profilo sei uno sciocco borioso e presuntuoso.
Magari lo vorrei utilizzare (unito al fatto che spesso utilizzo un mio disegno nell’immagine profilo piuttosto che una mia fotografia) per aggiungere colleghi e almeno uno dice “Ah ok, è un illustratore.”
E anche se io fossi orgogliosa di fare questo mestiere, perchè non potrei? Dà proprio fastidio il concetto che una persona possa essere soddisfatta di ciò che fa. Come se fosse una colpa terribile. Se il lavoro non ti ammazza a sangue e non ti frustra ogni singolo giorno della tua vita, non è lavoro.

In Italia potreste, come avevo io, avere un bel lavoro. Potreste avere
una famiglia e la salute. Eppure, sarete sempre MENO felici di quel che
potete essere. E questo perche’ se siete felici  TUTTI, ma proprio TUTTI,
HANNO QUALCOSA IN CONTRARIO
Uriel Fanelli da “Il problema della felicità” (articolo che invito caldamente a leggere; lungo ma vale la pena)

La mia reazione ,così su due piedi, è stata quella di irritarmi. Poi siccome la sensazione di fastidio non passava, ho deciso di rifletterci sopra. Quando si guarda dall’esterno un fastidio, qualunque esso sia, si rimpicciolisce. E anche stavolta per me ha funzionato.

Mi sono tornate in mente alcune righe di Osho lette qualche giorno fa:

“Quando qualcuno ti chiede “Chi sei?” e tu rispondi “Sono un ingegnere.” la tua risposta è errata.
Come potresti mai essere un ingegnere? L’ingegnere è ciò che fai, non è ciò che sei.”

E secondo me in queste righe risiede proprio il motivo del fastidio per l’etichetta “illustratore” o “fumettista” o peggio ancora “artista”, percepito sia da parte di chi lo è, sia da parte di chi invece non svolge un’attività creativa.
Trovo che il concetto espresso da Osho sia affascinante e condivisibile ma solo per metà.
Se è verissimo che disegnare è solo un’attività, per alcuni diventa uno “stile di vita” (cit. Marc Boutavant).
E non è darsi un limite: è sentirsi espressi al massimo.
Io faccio l’illustratrice ma sono anche un’illustratrice.
Non sarò solo quello, è ovvio. Sono anche una gattara impenitente, un’appassionata di storia, sono anche un’insegnante a volte, sono una giardiniera mediocrissima ma animata da buone intenzioni. Sono mille altre cose come lo è chiunque. Ma resto un’illustratrice. E’ la mia natura, è quello che sono che si rispecchia in quasi ogni cosa che faccio.
Non penso che un disegnatore sia una persona migliore di quanto possa essere un commesso di banca o un ingegnere o un medico o un gelataio; anzi in alcuni casi una persona che disegna può essere detestabile. Ma è un disegnatore.
Come altro definirlo? Ammesso che ce ne sia davvero necessità. Le definizioni servono per gli altri, raramente per noi stessi.
A me è stato chiesto “Ma tu ti reputi un’illustratrice?”. Sì, mi reputo un’illustratrice. Problemi?

Io mi rivolgo a chi critica una persona con frasette tipo “e si ritiene un disegnatore!”. Lasciate che ognuno si ritenga ciò che vuole. Non preoccupatevi, non vi farà alcun male. Non avrà alcun effetto sulle vostre vite. A meno che non stiate cercando di scaricare sugli altri la vostra insoddisfazione, naturalmente.
Mi rivolgo agli illustratori e ai fumettisti che storgono il naso davanti ad altri illustratori e fumettisti: lasciateli dove sono. Che fastidio vi danno? Voi continuate a fare le vostre cose e loro faranno le loro. Nessuno vi costringe ad apprezzare tutti.
E mi rivolgo anche a chi invece non sa mai cosa rispondere quando riceve queste osservazioni. Rispondete che siete disegnatori, che è solo una parola, e che sono gli altri a dargli un peso eccessivo facendovi quella domanda provocatoria o quell’osservazione e non voi.
Voi avete solo detto cosa siete e cosa fate.

Ognuno ha diritto di essere cosa vuole e di sentirsi cosa vuole.
Diffidate di chi ha bisogno costante di “ridimensionarvi”.
Non lo sta facendo per voi. Lo sta facendo per sè stesso.

Anzi, la mia speranza è che in un tempo non troppo lontano, si arrivi a sdoganare il termine <<artista>>. Trovo che il Babau rappresentato da questa parola sia a dir poco ridicolo quando nel resto del mondo non crea nessun problema.
Un artista non va esposto necessariamente al Moma di New York. Non vince necessariamente la Caldecott Medal.

Da http://mountain2mountain.wordpress.com/2012/10/30/a-space-for-art-emerges-in-kabul/

“Artista” è un modo di essere e di sentire. Non fa del male a nessuno.

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52 comments on “Cosa sei e cosa fai? Attento a ciò che rispondi: potrebbe essere usato contro di te.

  1. Concordo in tutto! Adopero le parole "artistaillustratrice" per inquadrare il mio campo lavorativo, per comodità di indirizzo. E perchè alla fin fine è quello che ho fatto e per cui ho studiato praticamente per quasi tutta la mia vita. E perchè lo sono, mi sento così. Però mi viene sempre rinfacciato l'uso di questa definizione, per tanti motivi, tutti poco validi, quelli che hai citato tu. E tutti, a mio parere, pure poco sensati.

    1. sono sensati per chi li muove; in genere il gesto di dover minimizzare ciò che un'altra persona fa è il bisogno di colmare un senso di inferiorità.
      Alcuni sono pio semplicemente infastiditi da chi si è "permesso" di fare ciò che gli piace, da chi ha avuto il coraggio di tentare senza avere sicurezza di farcela.
      Alcuni non osano. E chi osa agli occhi di chi non osa è "irragionevole" "stupido" "inconsciente". E' un modo che queste persone hanno di sentirsi nel giusto, piuttosto che ammettere a loro stesse che non hanno avuto le palle (perdona il francesismo) di osare anche loro.

  2. io ho odiato il termine artista proprio per questi motivi. Mi ritrovo spesso a dire: sono una brava artigiana nel disegnare! Posso lavorare o devo per forza essere una grande artista? Porca paletta! :P
    Meno ci penso a queste cose e meglio è! Preferisco focalizzarmi sul piacere che provo nel creare… :)

    1. Questo è proprio un tasto dolente. Ci ho riflettuto e la cosa che più mi rattrista non è quel che pensano "gli altri" del mio mestiere, ma quello che ho finito col credere anch'io…condizionata certamente dal modo di vedere un artista imperante in Italia! Ho lavorato finché mi è nata la seconda bimba poi, con due bambini in età da nido ho smesso. Ovviamente come illustratrice non guadagnavo tantissimo, ma avevo un'entrata mensile fissa perché lavoravo per molti periodici per bambini. Ho smesso è vero, perché il nido per due mi sarebbe costato quello che guadagnavo, ma anche perché non osavo chiedere aiuto ai suoceri. Sai, se hai un lavoro vero lo fai, ma quello mio no, non era considerato un lavoro! Che nervi! Mi riducevo a lavorare mentre i bambini dormivano. Mi sentivo in colpa quando lavoravo! Robe da matti!

  3. *-* adoro come scrivi. non solo disegni benissimo, scrivi anche dannatamente bene. è un piacere leggerti, non solo perché condivido ogni pensiero espresso, ma perché lo fai in modo semplice, diretto… dall'irresistibile scorrevolezza direi.

  4. Una interessante analisi, la mia esperienza personale è differente ma riconosco molti tratti che sono presenti anche nell'esperienza di colleghi/amici.
    Il "clou" del discorso secondo me però sta nelle parole di Osho che conosco bene perchè sono anni che seguo il suo pensiero. Il problema che crea tutto questo movimento di invidia/incomprensione è proprio il fatto stesso di volersi definire tramite una parola. Quando inizi a definirti attraverso una parola, escludi tantissime altre sfaccettature che fanno altrettanto parte di te. Il fumettista che si vuole per forza definire tale si preclude la possibilità di definirsi pittore il giorno che prenderà in mano i colori ad olio, oppure l'illustratore che un giorno avra voglia di fare un lavoro astratto dovrà prima togliersi di dosso la sua vecchia etichetta.
    Finchè ci si identifica con il proprio lavoro, con il proprio prodotto, con la propria arte, si carca sè stessi nel posto sbagliato.
    Molto meglio è davvero dire: io faccio il fumettista, faccio l'illustratore, oppure io dipingo quadri. Perchè è quello che facciamo!
    Quello che siamo veramente va molto oltre, non è definibile dalle parole. :-)

    1. "Quando inizi a definirti attraverso una parola, escludi tantissime altre sfaccettature che fanno altrettanto parte di te. Il fumettista che si vuole per forza definire tale si preclude la possibilità di definirsi pittore il giorno che prenderà in mano i colori ad olio, oppure l'illustratore che un giorno avra voglia di fare un lavoro astratto dovrà prima togliersi di dosso la sua vecchia etichetta."
      Concordo del tutto!
      E infatti preferisco pensarmi come un'artista che come un'illustratrice, in quest'ottica almeno.
      Avrai letto anche "Creatività" di Osho. E' un testo che mi piace molto.
      Sono illustratrice quando disegno per altri, è meccanico anche se comunque ci va tanto del mio; quando disegno per me stessa , le volte che ultimamente sono sempre più rare purtroppo, cado in una specie di trance. I disegni migliori che ho li ho completati in quello stato. Difficilmente lo raggiungo mentre disegno per lavoro, perchè devo seguire delle direttive. Questo non mi impedisce di amare il mio lavoro, anzi io credo non sarei capace di fare così bene nient'altro,forse insegnare (che è la seconda cosa che mi piace più fare) ma disegnare senza che nessuno mi dica cosa devo fare è un'altra cosa. In quel contesto divento "un tramite",divento lo strumento che disegna, sto incanalando qualcosa che passa attraverso di me, e non sono solo io, è il tutto che mi circonda :)
      è questo che io chiamo essere artista, è sapersi fare tramite, è sentire il tutto senza analizzarlo e giudicarlo.
      per questo il termine "artista" secondo me non andrebbe investito di tutto quel sudiciume che ci ricamano sopra, non è un merito, non è una caratteristica superiore.
      E' una carattertistica, UNA delle caratteristiche che una persona può avere.

      Per questo sono d'accordo; ma dall'altra parte il lavoro creativo nasce da una volontà forte, da un bisogno di essere in un certo modo (il che non ne esclude altri, Pirandello la sapeva lunga in tal senso) e quando vieni aggredito come illustratore vieni aggredito anche tu.
      Nel mio caso io sono un'illustratrice perchè l'illustrazione è ciò che amo di più.
      Se disprezzano quello, disprezzano una grossa fetta di me.
      Non è l'unica fetta del dolce,ma è una buona parte di esso :)
      spero di essermi spiegata meglio!

  5. Guarda posso capire benissimo come ti senti.
    Mi è capitato dal sentirmi che i miei sono hobby (non ho niente contro chi lo fa per hobby, ma per me non lo è), dal mettere che quando scrivo "artista" mi rendo conto della responsabilità che comporta tale sostantivo giusto perché oramai tutto è arte, da gente che mi chiede perché mi ritengo un'artista. Non è solo uno sostantivo per me, è proprio un mio modo di essere, di fare e di pensare. E' un mio modo di vedere il mondo, di ciò che mi circonda.
    E' un mio essere totale.
    Al momento per poter guadagnare qualcosa da alcuni anni faccio lavori d'ufficio, ma non credo che potrei starci ancora per molti anni. C'è gente che sta bene in ufficio, io no. A volte mi sento persa così come uno si potrebbe sentire perso se gli dò un pennello, una matita o gli chiedo di recitare o di realizzare uno spettacolo. Per me queste cose sono l'aria che respiro, l'acqua che mi disseta, la terra sulla quale poggio e il fuoco che mi riscalda. Per me sono cose essenziali e necessarie. Non potrei vivere senza.

    1. "Non è solo uno sostantivo per me, è proprio un mio modo di essere, di fare e di pensare. E' un mio modo di vedere il mondo, di ciò che mi circonda.
      E' un mio essere totale."
      Ho sorriso a leggerti.
      Perchè hai proprio centrato il punto.
      E' per questo che dico che "artista" come termine andrebbe sdoganato; smembrato,riassestato, senza che sopra ci vengano cuciti significati che non ha, di fatti.
      Essere artista per me è avere un animo artistico: è sapere percepire. E' percezione. E' sapere vedere e sentire la bellezza, saperla ricreare, saperla pensare, senza necessità di decifrare e razionalizzare.
      E' questo che l'animo artistico fa. Essere artista è questo; non è essere un gran nome,non necessariamente. Non è nemmeno essere bravi a disegnare, dipingere,a creare insomma.
      Conosco persone con un animo molto più artistico e una sensibilità molto più sottile di grandi nomi che invece conoscendo dietro le quinte, ho realizzato essere piuttosto povere in realtà.
      Poi ovviamente ci sono i grandi artisti che sono anche grandi persone, una cosa non esclude l'altra.
      Essere artista non è un merito. Non è un demerito. E' una cosa che hai, è una natura. E ce l'abbiamo in tantissimi, molte più persone di quelle che siamo portati a immaginare.
      Invece alcuni vogliono farlo sembrare un merito e per dirti artista devi poterlo dimostrare, avere un certificato che lo attesti.
      Io personalmente non ne ho nessun bisogno: sarebbe come chiedere un certificato a un psichiatra per attestare che soffro di ansia. Grazie, lo so da me.
      E che sono un'artista lo so da quando sono piccola. Non l'ho mai vissuta come un acondizione di superiorità. La dò per scontata, è una mia caratteristica, come l'essere molto emotiva, lunatica, impaziente, permalosa,e avere il sonno pesante. :D
      E' un modo di essere e nulla più, per questo trovo non ci sia da drammatizzare così il termine :D

    2. Anch'io non mi sento superiore agli altri oppure come una prescelta. Il fatto che io mi debba quasi scusare di un mio modo di essere è mortificante. E' come dire: "Uccello, perché tu voli?" "Perché ho le ali" lasciando perdere ovviamente quelli che non volano perché hanno le ali piccole.
      In una clinica veterinaria una signora mi ha detto con un sorriso (dopo aver detto che dipingo, disegno e faccio teatro): "Ma allora sei un'artista"? Ho ringraziato ricambiando il sorriso.

      P.S.: Mi sa che condividerò questo tuo post nel mio blog: è una questione che mi interessa.

  6. bello questo post, devo ammettere di non sapere che il termine artista nel resto del mondo non ha la stessa "pesantezza" che ha qui in Italia; tra l'altro quando senti da fumettisti bravissimi e famosi frasi del tipo "gli unici artisti che conosco sono morti", non osi usare questo vocabolo…

  7. io mi sentivo persino a disagio a dire cosa studiavo:
    "che cosa studi?"
    "faccio fumetto"
    "ah…carino…"
    Comunque grazie per questo post, è giusto poter dire cosa siamo o cosa sentiamo di essere !

  8. Di solito leggo e fuggo, ma stavolta mi sentivo di ringraziarti per il bellissimo post, complimenti.
    Personalmente sarei felice di sdoganare il termine artista da tutta questa pesantezza. Spesso mi sono ritrovata a non sapere cosa rispondere quando mi si chiede cosa faccio nella vita… perchè sì, sono illustratrice, ma mi occupo anche di impaginazione, graphic design, di fotografia, a volte animazione, e quindi che fare? Mi sembrava (mi sembra) limitante rispondere "illustratrice" solo perchè ho un pezzo di carta che lo attesta, a differenza del resto; allo stesso tempo mi sentivo presuntuosa a rispondere artista. (anche se ogni tanto me la sono cavata con un "artista visivo", un po' timidamente.)
    Faccio diversi lavori nel campo dell'arte, perchè non posso essere un'artista? :)

    1. ho ridacchiato a leggerti perchè mi sono immaginata un ipotetico biglietto da visita con una sfilza di attività ed etichette :D
      adesso c'è anche chi polemizza sul termine "creativo".
      Fondamentalmente: tu fai qualcosa di creativo e subito mettono le mani sui fianchi "uh! e tu saresti un creativo?" con aria di sufficienza!
      capito l'antifona? tanto vale fregarsene e basta :D

  9. …volevo partecipare al "dibattito" che si è creato attorno alle parole di Osho, che condivido: personalmente di mestiere faccio illustrazione, ma dire che mi identifico totalmente in questa attività è troppo! La professione dell'illustrazione è appunto una professione, richiede senza dubbio molta passione ma spesso perseveranza, costanza e dedizione…e solo a volte si è graziati dall'ispirazione! Secondo me dovrebbe essere considerata un mestiere come un altro, nè più nè meno.

    1. Ciao! ti divido in due parti la mia risposta perché in una sola non me la fa mandare:
      Io ho da poco iniziato i miei studi per diventare (spero) illustratore, ma so di aver da sempre avuto dentro di me un grandissimo amore per l'arte (e per la natura). Ciò mi ha fatto capire, negli ultimi anni, che davvero "ciò che amiamo ci modella", riprendendo la tua citazione di Goethe. Ogni mattina in treno passo moltissimo tempo a osservare le persone che mi circondano, il loro modo di essere, le loro espressioni, lo stato d'animo che esprimono tramite il loro corpo e appena ne ho l'occasione me le appunto sul mio blocco da disegno, senza farmi notare (inizialmente era una cosa di cui un po' mi vergognavo, non sapevo ciò che avrebbero pensato gli altri, ma ora mi importa solo non farmi "scoprire" dal mio "soggetto", non si sa mai :P). Quando vedo opere o illustrazioni meravigliose (ho scoperto da poco Norman Rockwell e me ne sono innamorato, non posso più farne a meno) rimango in fissa per tempi interminabili, perché sono troppo attratto dal tentare di capire come artisti come lui facciano a padroneggiare in tal modo l'uso della figura rendendola capace di.. parlare. Allo stesso modo, l'arte mi ha insegnato a osservare con la stessa attrazione tutto ciò che mi circonda: non sai quante volte mi sono trovato senza parole – soprattutto adesso in periodo autunnale, ma anche in altre stagioni – a guardare a bocca aperta tutte le mille sfumature di colore che le foglie degli alberi assumono in questa stagione, oppure quante volte mi sono sentito minuscolo nei confronti della bellezza della natura in ogni suo aspetto (ogni volta che vado in vacanza in montagna mi sento così..), e quante volte ho avuto la tentazione di "rubare" tutto questo per farlo mio, per poterlo contemplare il più a lungo possibile e trarne ogni tipo di ispirazione, per potermi "fondere" con esso. L'arte ha plasmato totalmente il mio modo di vedere tutto ciò che mi circonda, mi ha reso.. un'essere fatto di mille colori in costante movimento (non a caso adoro quando Freddie Mercury canta "My soul is painted like the wings of butterflies" in "Show must go on" :P) e sensibile a qualsiasi cosa.

    2. Immagino che chiunque lavori per l'arte condivida questo modo di guardare al di fuori, chi più e chi meno, ovviamente, dato che, sempre come hai detto tu, ognuno vive le cose della vita a modo suo proprio perché siamo unici. Ma io considero questa "capacità di vedere ciò che gli altri non vedono" quasi come una sorta di privilegio. Perché, personalmente, questo modo di vivere può regalarmi un minimo di senso di appagamento in (quasi) tutto ciò che mi circonda, alcune cose di più, altre di meno, oltre che ad un ulteriore senso di appagamento nel conoscere il lavoro degli altri (artisti, illustratori, ecc.), nell'apprezzarlo e nel lasciarmi influenzare da esso. Ed è naturale che chi lo vede da fuori, ovvero chi non ne sa nulla e non condivide nulla di tutto questo, non può comprenderlo e può solamente invidiare chi ha l'opportunità (o spero avrà, nel mio caso :P) di seguire quella che è la propria strada (perché penso proprio che chiunque tratti di arti visive non lo faccia solamente per guadagnare ma almeno per un minimo di passione, è inevitabile). Lo stesso discorso vale anche per chi sminuisce questo mestiere: è come se viaggiasse su un binario separato dal "nostro" (mi includo anche io :P), perché evidentemente non conosce come realmente stanno le cose, quanto ci si deve sbattere per ottenere dei buoni risultati così come in ogni altro lavoro e soprattutto quanto sia importante anche il ruolo dell'arte in generale all'interno della società nonostante essa gli passi davanti agli occhi ogni momento del giorno e sotto tutte le forme, dal design, all'architettura, alla pubblicità, e così via. È per questo che io personalmente non do così tanto peso a questo tipo di critiche, perché so che coloro che rispondono così non sanno quanto possa essere "intimo" il rapporto con l'arte per ognuno di noi (addetti ai lavori), e quanto essa sia importante. E ovviamente mi pare abbastanza "stupido" condannare in questo modo chi "osa" definirsi illustratore o artista senza prima non aver visto nulla, nemmeno un lavoro. XD
      ps: scusami la risposta un po' lunga, ma mi è piaciuto molto questo post e volevo dirti anche io tutto ciò che penso al riguardo :P
      pps: scusami anche eventuali strafalcioni, non ho riletto prima di inviare :P

  10. Mi è venuto un sacco da ridere leggendo uqesto post perché mi capita proprio di avere in tasca una laurea in ingegneria, e mi sono sempre posta la stessa domanda: "ma ingegnere lo sono o lo faccio?". A volte mi "sento" davvero un ingegnere, a volte mi pare di essere prestata per caso e per forza all'ingegneria, soprattutto quando si tratta di lavori "aridi" e "meccanici". Per questo vengo su questo blog a rifarmi gli occhi dopo una giornata in cui ho fatto solo calcoli di cemento armato, sentendomi poi subito meglio. :) E dico che a chi vi critica o vi taccia di superbia o nullafacenza, magari sventolandovi davanti al viso una laurea in medicina o ingegneria ("Quelli sì che sono lavori seri!"), rispondete che la vostra è una missione speciale e insostituibile: rendere più bello il mondo.

  11. Condivido tutto quello che hai scritto :)
    Non mi definisco artista,per timidezza credo,ma la cosa più bella è quando le mie amiche me lo dicono spontaneamente…si vede che in fondo è parte di me…
    Troppa gente lavora per classificazioni rigide,siamo persone prima che mestieri…la frase di Osho tutta la vita!

    1. Cara Morena,
      hai ragione, la definizione dei mestieri diciamo “artistici” comporta sempre qualche problema. Da un lato il bisogno di sentirsi riconoscere un’identità, dall’altro il fatto che al prossimo spesso di conoscere la tua identità, intima personale o anche solo professionale, interessa poco.
      Devo dire che nessuno mi ha mai contestato il “titolo” nei biglietti da visita, ma ormai ho smesso di farne da un po’. Anzi pensavo proprio adesso che dovrei prepararne per Montreuil. Cosa ci metto?
      Fumettista, sceneggiatore, autore? Forse dovrei metterci serial killer.
      Odio la parola scrittore, forse perché non mi ci sono mai sentito.
      Continuo a pensare a me come a un fumettista. Poi gli scrittori te li immagini in pantofole e con la pipa in bocca, non c’è storia. Anche i bambini che mi aspettano nelle scuole mi immaginano così, anziano, con la giacca di velluto marrone con le toppe.
      Poi arrivo vestito di nero e pieno di catenine e di anelli.
      Subito si chiedono: “Ma, l’autore è lui? Sul serio?”
      Poi passano il resto del tempo a farmi domande (e a guardarmi gli anelli).
      All’inizio pensavo che forse avrei dovuto vestirmi diversamente, essere un po’ più conforme all’immagine che persino io avevo dell’autore. Ma poi ho pensato che se gli piaceva quel che facevo forse gli sarebbe piaciuto anche come ero, punto e basta.
      Risultato: se torno a distanza di tempo in una classe dove ero già stato, la prima cosa che fanno i bambini è controllare se al dito ho sempre gli anelli con i teschi!

    2. Insomma, tutti abbiamo bisogno di “riconoscere” l’altro e gli stereotipi ovviamente ci aiutano. Al punto che se diventi quello con le dita inanellate di teschi poi ti riconosceranno sempre per quello!
      Con gli adulti è sempre più difficile.
      Il fatto è che la parola “autore” o “illustratore” come replicava una lettrice qualche settimana fa a un mio articolo, sono ancora investite di un peso enorme, di una grande importanza. In qualche modo, nell’immaginario comune per esserlo devi sembrarlo, oppure meritarlo esponendo credenziali solvibili.
      Ricordo anni fa una discussione con una ragazza più grande di me, che sosteneva che io non potevo chiedere appuntamento a un editore così, come se niente fosse.
      “Bisogna prima fare la gavetta.”
      Io non ho mai compreso il termine “gavetta”, mi è sempre sembrato un po’ retrò, da Grande Guerra, soldati nelle trincee, eccetera. Voglio dire, io ho delle idee in mente e cerco delle persone a cui venderle. Saranno poi loro a dirmi che non vanno bene, che non gli interessano oppure che sono talmente scontate e già viste che è meglio io cerchi qualche idea nuova. Ma non esiste “fare la gavetta” solo per chiedere un appuntamento!
      Anche una mia cugina anni fa aveva una sua teoria strana per cui io non potevo fare l’autore. Secondo lei mi mancava il “titolo”.
      C’è da dire che lei conosceva la famiglia di Baricco che a Torino dirigeva (penso lo faccia ancora) una scuola di scrittura. Non so che titoli produca la scuola, ma penso che sia l’unica scuola di scrittura in Italia impostata all’americana. Pare sia molto quotata, ma di più non so. Secondo mia cugina per avere “titolo” ad esercitare la fantasia delle mie idee e potermi fregiare del titolo di “scrittore” (parola che per altro usano perlopiù gli altri per riferirsi a me) avrei dovuto perlomeno frequentare la scuola.
      “Sennò come fai a dimostrare di essere uno scrittore?”
      E’ una domanda imbarazzante. Suppongo che per farla contenta avrei dovuto se non iscrivermi a scuola, perlomeno comprare una giacca di velluto con le toppe.

    3. Non sono mai riuscito a farle capire che io ormai scrivevo già, facevo libri e a scuola ci andavo, ma ormai era per insegnare agli altri.
      Lo ammetto: alle volte questo fatto stupisce persino me. Insomma, c’è sul serio gente che attraversa l’Italia per sentire me che parlo a Milano, a Padova, a Macerata?
      Mi sembra incredibile. Eppure è così.
      Del resto gli editori di tutto il pianeta comprano i miei libri. E a nessuno viene mai in mente di chiedermi se ho il titolo per farlo.
      L’unica occasione in cui mi chiedono che studi ho fatto è quando vado nelle scuole a incontrare i bambini. Le maestre ci tengono sempre a mostrare ai bambini un modello da imitare, un esempio: quello che è riuscito in ciò che desiderava perché si è applicato.
      Immaginate la loro somma delusione quando confesso di essere stato un pessimo studente, di aver imparato il francese leggendo i fumetti e tutto quello che mi serviva leggendo e guardando film!
      Giusto l’aver letto molto mi riporta nelle grazie delle maestre, perché dall’incontro producono un grande insegnamento: “Bambini, leggete tanto e diventerete come lui!”
      A me viene da ridere.
      Siete certe che le loro madri siano d’accordo con l’avere per casa dei fumettari vestiti di nero e pieni di anelli e con lo smalto sulle unghie?
      Non so… magari gli bastava un commercialista…

  12. ciao a tutti! se può contare qualcosa, vi racconto la mia esperienza: sono una ragazza di un paesino della bassa bresciana, dove c'è ancora il verde e le mucche vivono allo stato brado- oddio, non proprio, ma è così poetico… siccome anche io voglio riuscire a fare qualcosa con quello che amo- ossia, l'illustrazione- ho provato a proporre in paese un CORSO DI ILLUSTRAZIONE: sponsorizzato dal comune, spronata da amici e famigliari, ci ho creduto fino in fondo, arrivando addirittura asponsorizzarlo con un bel manifesto, fatto di mio pugno, appeso in tutti gli angoli del paese. Risultato? ZERO ISCRIZIONI. E sapete perchè? in un luogo di tremila abitanti, NESSUNO sa cos'è l'ILLUSTRAZIONE.

    Qui è questione di ignoranza, perchè tutti sanno che Belen ha la farfallina sull'inguine e nessuno sa che c'è qualcuno che sogna- perchè io ancora sogno, non ho mai pubblicato- di lavorare disegnando per i libri, per le parole, per il solo piacere di farlo!

    Quindi, ancora prima di dire " ma ti ritieni artista/illustratore", forse la domanda giusta da porsi è: ma tutti sanno cos'è l'illustrazione?

    per il resto, concordo appieno :D

    1. È vero, credo che tra i non addetti ai lavori siano in molti a non sapere chi sia propriamente l'illustratore. Quando vedo la solita espressione interrogativa sulla faccia del mio interlocutore, mi affretto a spiegare: «Quello che fa le figure per i libri o per la pubblicità». Ricordo un episodio che mi raccontò un mio amico e collega (forse fu per il rinnovo della carta d'identità), alla domanda «Professione?» rispose «Illustratore» e quello scrisse il ''Lustratore''…

      Claudio

  13. Capita purtroppo, è il risultato scaturito dall'invidia di chi è impegnato in un mestiere che non lo appaga per niente, di conseguenza vedere una persona che fa un lavoro che gli piace lo infastidisce abbastanza, oppure potrebbe essere solo qualcuno a cui stai antipatico/a e cerca di sminuirti perchè magari al resto delle persone che conosci i tuoi disegni piacciono abbastanza e te lo fanno notare. Questa è un po' come la storia del "hai talento" che è una cosa che odio ancora più, e questo loro pensiero li porta anche a credere che tu di conseguenza nella tua vita non abbia dovuto fare sacrifici, ma anzi sapevi già disegnare e quindi t'è andata bene…dovrebbero sapere che spendo almeno 3 ore al giorno a studiare e che mi curo abbastanza poco della mia vita sociale per questo e che inoltre dovrò farlo per sempre, visto che non si smette mai di migliorare e visto che ormai la concorrenza aumenta a dismisura.
    Ad ogni modo è solo una stupida etichetta, continuate tutti a disegnare senza curarvi dell'opinione degli altri, piuttosto picchiate quelli che vi dicono che avete talento D:
    ciao.

  14. Purtroppo non sono, anzi non faccio di lavoro, nè l'artista nè l'illustratrice anche se disegnare e creare è una cosa di cui non posso fare a meno…e mi piacerebbe tanto potere esercitare questa professione (perchè anche l'arte è un lavoro per me…l'arte è come il gioco per i bambini: qualcosa di dannatamente serio per scoprire sé e il mondo, per fuggire e per adattarsi)….tuttavia mi hanno sempre detto che chi disegna lo deve fare solo per hobby poichè non porta soldi e da poche soddisfazioni se non si è veramente in gamba(e io essendo autodidatta e avendo poco tempo a disposizione, non sono così in gamba)..così niente liceo artistico e niente accademia di belle arti…con la conseguenza che mi stò per laureare per diventare insegnante delle elementari che mi è sembrato l'unico lavoro artistico-creativo stimolante e redditizio (se riuscirò a passare i concorsi),oltre il fatto che adoro stare insieme ai bambini e imparare con loro ciò che insegnerò con entusiasmo…..tuttavia una parte di me è ferma: ancora aspetta di fare l'artistico o un'accademia di belle arti per poter avere delle basi e poter lavorare come illustratrice per libri per bambini sopratutto..ma ci vogliono tanti anni e io dovrò lavorare e vorrei farmi una famiglia possibilmente prima dei 35/40..(figurati che una volta mi hanno detto che se non avevo fatto l'artistico non potevo neanche dipingere perchè tanto gia sapevano che non ero brava….per dipingere delle statuine…e a dirti la verità amici e conoscenti mi hanno detto invece il contrario…ma il punto è che se non certifichi che hai delle basi non ti danno nemmeno una possibilità…per carità chi ha avuto la possibilità di credere tanto nelle proprie capacità e la famiglia l'ha aiutato, tanto di cappello….ma chi non l'ha avuta, perchè non lasciarla almeno sbattere le ali per un pò?)…Comunque un bellissimo blog e un bellissimo post che i miei non accetterebbero mai come punto di vista…e forse essendo cresciuta nelle loro idee…anch'io ho qualche difficoltà nell'accoglierla….anche se trovo tutto ciò che hai scritto giustissimo….che storia conflittuale…

    1. E' così triste leggere la tua risposta, in realtà le risposte di un pò tutti quelli che credono che con il disegno non si possa guadagnare e viverci, forse non avete ben chiaro il fatto che quasi tutte le cose che vedete o toccate sono state disegnate da qualcuno e che quel qualcuno ci ha guadagnato dei soldi per farlo, parlo di disegni su t-shirt, probabilmente anche la stessa t-shirt di base è stata disegnata, i disegni sulle tazzine, le copertine dei libri, le copertine delle riviste, degli album musicali, i videogame, scenari di film, auto, palazzi, spot pubblicitari e altra roba ancora, come i libri per bambini a cui siete un pò tutti interessati.
      Con questo non sto dicendo che tutti qui possono farlo perchè non tutti hanno la pazienza e la voglia di studiare, ma nel momento in cui la gente inizia a studiare realmente il disegno e tutto ciò che gli appartiene, in quel caso si crea i requisiti adatti per lavorare e arrivato ad un certo livello di abilità avrà sicuramente dei clienti che avranno voglia di pagarlo per un disegno.
      Il problema principale è che alla maggior parte dei ragazzi, come dici tu, insegnano che con il disegno non ci si guadagna un soldo, che è un pensiero abbastanza ignorante, infatti ci si guadagna eccome disegnando, se sai farlo bene ovviamente. Se tu avessi studiato ogni giorno cose riguardanti il disegno invece di ciò che studi all'università, probabilmente ora saresti un'illustratrice di medio/alto livello, inoltre non ti serve un liceo artistico o un'accademia di belle arti, hai internet che sfruttato nel migliore dei modi è la miglior fonte da cui imparare, e infatti è pieno di materiale e consigli utili.
      Sparisco, ciao.

    2. Specifichiamo una cosa: disegnare per mestiere è diverso che disegnare per sè stessi.
      Un mio caro amico era molto bravo a fare fumetti ma quando io cominciai a disegnare per commissione e poi per editori e clienti, capì che il disegno per mestiere comprende diversi requisiti al di là della bravura; sei a tutti gli effetti imprenditore di te stesso e oltre a disegnare devi saper fare parecchie cose, tra cui sviluppare un buon grado di comunicazione per capire e capirsi col cliente, imparare dei fondamenti di marketing (ci sono persone che disegnano benissimo ma non hanno in mente nessun concetto di mercato), sviluppare un'autodisciplina piuttosto alta (non esiste "oggi non c'ho voglia", devi disegnare quando ti è richiesto, come ti è richiesto e modificare quanto ti è richiesto).
      Su questo ultimo punto vorrei soffermarmi: non è che tutti per amare il disegno si debba farlo per mestiere. Alcune persone per esempio fanno l'Accademia o la scuola di Fumetto o Illustrazione o Animazione e scoprono dopo tre anni di sacrifici, che non sono adatti a farlo per mestiere, per i punti di cui sopra.
      Ciò non toglie che possano ottenere un grande piacere di espressione dal disegno.
      E dirò di più: anche chi lo fa per mestiere dopo un po' deve trovare dei canali di sfogo a livello artistico, disegnare per sè stesso. Dopo un po' ti viene a mancare la tua dimensione artistica, perchè disegnare per un cliente è totalmente diverso che fare una tavola tua.

      Che poi il mercato del disegno venga sottovalutato è verissimo.

  15. Hai ragione il tuo discorso non fa una piega, ma non credo sia eccessivamente necessario conoscere cose che vanno oltre il disegno stesso, alcune persone guadagnano tanti soldi e sono in grado solo di disegnare, non perchè il resto venga trascurato, ma semplicemente perchè un art director o qualsiasi azienda o quel che vuoi, se ha per le mani un'artista di alto livello non se lo fa scappare, ovviamente io sto parlando di gente che riuscirebbe a soddisfare qualsiasi richiesta di un cliente con le sue abilità nel disegno. Se lavori come freelance comunque si, è necessario ciò di cui parli, ma io consiglierei comunque di studiare ciò che riguarda il disegno -invece che altra roba che riguarda il marketing- che non è come studiare la seconda guerra mondiale e finisce lì, dovresti saperlo :)

  16. Ciao Morena, purtroppo condivido tutto quello che hai detto nel tuo post. Dico purtroppo perchè non è piacevole essere sminuiti solo perchè abbiamo avuto il coraggio di inseguire il nostro sogno, la nostra passione. A volte mi chiedo cosa significhi per le persone la parola "lavoro". Forse è qualcosa che ti logora a fine giornata, che serve solo per portare a casa una bustapaga, che non dà soddisfazione, che ti estranea dal mondo o che non aggiunge niente a ciò che sei e sono gli altri; forse è per questo che il nostro non è un "lavoro", ma solo un hobby!
    Noi amiamo quello che facciamo, ovvio che questo non potrà mai essere considerato "lavoro".
    Per quanto mi riguarda avrei potuto scegliere la strada che tutti seguono: una scuola normale, un lavoro normale, ma non l'ho fatto (anche se all'inizio ci ho provato). Quando mi fermano per chiedermi che lavoro faccio, rispondo “oh beh, faccio illustrazioni e scrivo racconti”, se mi va bene (poche volte, molto poche!) incontro persone aperte con cui riesco a parlare liberamente per ore di quello che faccio, altre volte va male e mi sento rimproverare il fatto di stare ancora sulle spalle dei miei genitori o di essere fortunata perché posso permettermelo. Sono additata come sognatrice e perdigiorno. Io ci rido sopra perché sinceramente non mi importa molto del giudizio degli altri, anche perché non si rendono conto che attorno a loro c’è tanta di quell’arte che non possono considerare il nostro “hobby” qualcosa di inutile o superfluo.
    Mi fa piuttosto male quando invece sono le persone più vicine a te a non capire, a non supportarti. Io ci soffro, e molto credimi, ma resisto perché senza le mie illustrazioni, le mie storie, io non sarei me stessa. Sarei recisa.

    Ok, dopo questo papiro di commento, ti mando un abbraccio. E grazie per aver creato questo blog… è una piacevole boccata d’aria fresca! A presto.

    1. Secondo me in parte è fortuna, in parte no.
      Insomma, io ho fatto anche lavori non artistici.
      E conosco amici disoccupati che "stanno sulle spalle dei genitori" e loro malgrado ovviamente, non fanno comunque nulla da mane a sera.
      Mi sono sentita dire dopo due anni di sacrifici (economici, e di varia natura, io esco anche pochissimo per dedicarmi al mio sogno) "Sei una privilegiata" mi sarei mangiata viva quella persona!!!
      Essere privilegiati è tutta un'altra cosa!
      Questo è proprio un mestiere in cui nessuno ti regala niente.

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