Diario Australiano – Di Davide Calì

                     

                           IL MIO WALLABY TOUR
                                        Diario australiano di Davide Calì

ADELAIDE

Martedi 15 GIORNO 1
La prima cosa che penso mentre atterriamo a Melbourne è che andare in Australia non è poi così lunga come pensavo! Venti ore di volo con il confort di film, telefilm e videogiochi sono decisamente nulla a paragone dei viaggi che facevo in macchina quando d’estate si scendeva dalla Svizzera, quasi al confine con la Germania, fino in Sicilia, per trovare i miei nonni.

L’unico inconveniente sono due bambini che piangono praticamente per l’intero volo.
Justine mi aspetta agli arrivi. E’ l’addetto stampa di Wilkins Farago, la casa editrice che da sette anni traduce i miei album in Australia. Con lei c’è anche Anna, la moglie di Andrew Wilkins, e Owen, il più piccolo dei loro figli.
Il tempo di una rapida chiacchierata e di un succo di frutta al bar dell’aeroporto e saluto Anna ed Owen, che vedrò più tardi nella settimana. Io e Justine infatti prendiamo un aereo per la mia prima tappa del mio tour australiano: Adelaide.

Mercoledì 16 GIORNO 2
La Conferenza biennale del Children Book Council of Australia è il motivo principale del mio viaggio in Australia. Andrew mi ha fatto invitare perché io parli alla conferenza, cosa che mi spaventa un po’. Non sono molto sicuro del mio inglese e non ho mai parlato in inglese in pubblico. Ultimamente ho cercato di studiare, perlopiù ascoltando serial tv americani mentre lavoro come Everybody hates Chris o According to Jim, motivo per cui in molti diranno che parlo con un accento curiosamente americano!

 

Il mio primo giorno a Adelaide avrei già un’intervista da fare per la radio ma Justine l’ha spostata per darmi il tempo di fare pratica con la lingua. Justine è molto carina, ha 27 anni, ma dimostra 22, è inglese e abita qui da alcuni anni. Spendiamo così l’intera mattinata chiacchierando in un parco molto bello. Quando ci decidiamo a riguardare la mappa ci rendiamo conto di essere a circa 7 chilometri dalla città! Siamo d’accordo per tornare indietro in tram!
Sulla via del ritorno cerchiamo un ristorante e ne troviamo uno dove assaggerò la cosa più originale di questo viaggio: i granchi fritti. Nemmeno sapevo che si potessero friggere.
Peccato, non ho pensato a fargli una foto.

Giovedì 17 GIORNO 3

Il primo giorno è passato senza accusare minimamente gli effetti del jet-lag, ma poi scoprirò che è abbastanza normale. E’ il secondo che la differenza di fuso comincia a farsi sentire. Non passo notti insonni, ma per diversi giorni, pur riuscendo a dormire bene, avrò atroci momenti durante la giornata, a orari sempre diversi, in cui a stento riuscirò a rimanere sveglio.

E’ giovedì e ho la prima di una serie di intervista radiofoniche. Subito dopo il primo di una serie di incontri nelle scuole. La scuola è molto bella, di mattoni rossi. Hanno il campo da football australiano (si gioca con la palla ovale come il rugby ma la palla si può sia calciare che passare colpendola col pugno), ragazzi in divisa.
La sala che ospita l’incontro è la chiesa, usata anche per varie attività. Vedo due gruppi di bambini circa 80 per volta. Sono entusiasti e preparati, pieni di domande. Apparentemente il mio inglese sembra comprensibile. Più tardi Justine mi spiegherà che in effetti in Australia circa il 50% dell’attuale popolazione non è nata in Australia; è una terra molto giovane e quasi tutti parlano con una qualche tipo di accento. In effetti tra tutti quelli che consocerò qui ci sono moltissimi inglesi francesi e anche italiani che si sono trasferiti solo a poco.
Subito dopo gli incontri Justine mi passa una giornalista italiana per un’intervista al telefono.
E’ la redattrice de Il Globo, uno dei giornali che esce qui per la numerosa comunità italiana.

Venerdi 18 GIORNO 4
Finalmente conosco Andrew e suo figlio più grande, Felix. Andrew ha appena tradotto in inglese 10 petits insectes ed è contento di sapere che il secondo libro è ispirato a un film di Woody Allen che scopro essere il suo regista preferito.
Faccio contento anche suo figlio quando gli svelo che il terzo volume è invece un polpettone fantascientifico che somma tutti i clichè sci-fi ma che è perlopiù ispirato a L’Esercito delle 12 scimmie, il suo film preferito in assoluto.

Andrew mi racconta un po’ di sé. Sia lui che Anna sua moglie si occupano della casa editrice per hobby, perché hanno un altro lavoro. E’ in effetti un hobby che gli ha preso la mano e che conducono con estrema passione.
La sua idea è quella di portare in Australia libri diversi e ha deciso di farlo perlopiù con i miei che occupano circa 3/4 del suo catalogo Andrew è decisamente il mio più grande fan al mondo, l’editore che ha tradotto più miei libri.
Le cifre del venduto in Australia sono a livello dell’Italia, mi aspettavo di più. Ma scopro poi che il continente ha solo 40 milioni di abitanti, per cui a paragone dell’Italia le cifre sono migliori. Ora per alcuni miei libri ha ottenuto anche la distribuzione americana, mentre dell’ultimo uscito, 10 little insectes a breve uscirà anche l’e-book.
Al mattino ho un incontro a scuola e poi una nuova intervista alla radio. Questa seconda va un po’ meglio della prima e abbiamo più tempo per chiacchierare. Al pomeriggio andiamo alla conferenza per seguire l’intervento di Oliver Jeffers. Il suo intervento è molto buffo, una sorta di biografia in slide show. In alcuni momenti purtroppo faccio fatica a seguire perché il jet-lag mi fa chiudere gli occhi.
A cena siamo in un ristorante giapponese. Andrew ha studiato bene i miei gusti preparando il mio viaggio qui. Il ristorante è decisamente buono ma la vera scoperta gastronomica l’ho fatta oggi pomeriggio in hotel: prendete la cosa più disgustosa da mangiare.
Ce l’avete?
Ecco, ora fatene chips e friggetele. Cosa ottenete?
Chips di barbabietola! Sono buonissime!

Sabato 19 GIORNO 5
E’ sabato ed è il giorno della mia conferenza. Al mattino ce n’è una molto interessante sui libri non fiction, concentrata sui libri che parlano di animali.
Dopo pranzo è il mio turno. Collego il laptop e si va.

Ci sono circa 200-300 persone. Tutti seguono e si divertono, soprattutto quando comincio con un’involontaria gaffe, che sembra fatta apposta. Sto parlando di un libro scritto come regalo di anniversario per la mia ragazza, in cui racconto tutti i posti dove ci siamo baciati. Mentre sto dicendo però “tutti i posti dove ho baciato la mia ragazza” mi scappa il plurale.
Appena pronuncio girls invece di girl, il pubblico scoppia in una risata.
La gaffe sarà anche twitterata qualche giorno dopo.
Ma insomma, poteva andare peggio!
Dopo la conferenza dedico parecchi libri. Più tardi mi diranno che in un’ora e mezza ne ho dedicati, con firma e disegno 170. Credo che sia un nuovo record!

Domenica 20 GIORNO 6

Trascorro la domenica mattina con Andrew, la sua famiglia e Justine in un parco poco fuori Adelaide dove si possono vedere animali in libertà. Mi avvicino per la prima volta alla fauna australiana. Scopro che i diavoli di Tasmania sono molto più piccoli di quanto pensassi e che i dingo sono molto belli. I bandicoot sono estremamente socievoli, per nulla spaventati dai turisti. Basta agitare una busta di cibo che corrono a frotte. Anche i wallaby si lasciano avvicinare e toccare. I canguri sono invece più antipatici. Stesi al sole hanno un’aria leggermente supponente. Gli emù sono piuttosto aggressivi invece.

Non abbiamo abbastanza tempo per vedere tutto, quindi perdo l’echidna e il classico ornitorinco. Ma non perdo i koala però, che qui sono le vere star. Per vederli bisogna mettersi in coda. Volendo si può avere una foto col koala, ma anche per quello bisogna mettersi in coda.
Dopo una breve attesa finalmente mi presentano Serge che stamattina non sembra avere nessuna voglia di farsi fotografare. In generale i koala sono pigri e scontrosi. Dormono 22 ore al giorno e quindi hanno l’aria di essersi alzati da poco. La ragazza contratta un po’ con Serge prima che accetti di fare un paio di pose con me, ma da come mi guarda sembra pensare “Cavoli, è domenica, lasciatemi in pace!”
Owen uscendo mi fa un regalo: ha raccolto un seme dell’albero della gomma e me lo regala dicendo: “Così ti ricordi di me.”
E’ troppo dolce!

In Australia esistono molti Writers Centers, centri dove gli aspiranti scrittori si riuniscono e frequentano corsi. Sono stato invitato dal Writers Center di Adelaide a tenere un workshop nel pomeriggio. Il laboratorio va bene. Ci sono una dozzina di persone, interessate a scrivere. Alcuni sono illustratrici che hanno già pubblicato libri.
Sono molto ricettive. Quasi tutte scrivono subito, storie interessanti, molto anglosassoni, molto divertenti e spesso in rima. Personalmente non amo le storie in rima ma ammiro sempre chi è capace di improvvisare storie in rima così. finito il workshop rimaniamo d’accordo che mi manderanno per mail i loro compiti.
Abbiamo appena il tempo di salutare e io e Justine siamo già su un taxi per l’aeroporto. La seconda tappa del mio tour infatti è Melbourne. Appena superato il controllo di sicurezza un agente ci viene incontro, guarda Justine e le comunica che è stata selezionata per un controllo supplementare anti-esplosivo.
Lo fa in modo molto friendly, con lo stesso sorriso come se avesse vinto la lotteria.


MELBOURNE


Lunedi 21 GIORNO 7

L’hotel a Melbourne è in una via di costruzioni molto belle che mi ricorda Londra. Il centro di Melbourne con i grattacieli e gli alberi che virano verso il rosso (qui comincia adesso l’autunno) è decisamente più simile a New York.
Andrew mi accompagna alla stazione di una radio italiana per un’intervista, poi ci separiamo e io mi perdo per le strade della città. Pensavo fosse più semplice orientarsi in una città dalla struttura così regolare ma non è così. Mi perdo ogni 10 minuti,
Alla fine riesco ad uscire da Chinatown, ritrovo la stazione centrale, ma è ora di pranzo e ho fame.

Quindi torno indietro verso il cuore di Chinatown!
Dopo pranzo torno a piedi in hotel camminando attraverso un parco molto bello. Vedo mole gazze che in Australia scopro essere diverse dalle europee. Sono sempre bianche e nere ma con un disegno diverso.
Nel pomeriggio rivedo Andrew. ci ritroviamo davanti a una birra per discutere di qualche progetto, tra cui un mio libro francese che vorrebbe tradurre, ma anche qualcosa di originale.

Martedi 22 GIORNO 8
Stamattina ho un incontro in una scuola  di Geelong, un’ora di macchina fuori Melbourne. La scuola sembra quella di Harry Potter. Vedo tre gruppi di studenti uno dopo l’altro. Poi Justine mi porta alla redazione de Il Globo, per i quale ho già fatto un’intervista la telefono. Il giornale fa parte di un gruppo editoriale che ha anche una radio che vuole farmi un’altra intervista, in italiano.

L’intervistatore è molto simpatico. Prima di salutarci si informa sui miei gusti musicali. Ho capito che vorrebbe mettere su qualcosa che mi piace, ma la radio programma musica classica (o almeno il suo programma) di cui sono molto ignorante. Mi fa andare via promettendo che proverò ad ascoltare qualcosa, e mi consiglia l’Elisir d’amore di Donizetti.
Al pomeriggio raggiungo Andrew in una libreria dove faccio un workshop con i bambini, quindi il tempo di un caffé e abbiamo un incontro nella stessa libreria, con il pubblico.
Comincio a perdere il conto di che giorno è… e di quante interviste ho fatto.

Mercoledi 23 GIORNO 9
Ho la mattina libera e ne approfitto per lavorare un po’ in hotel. Ci sono diversi progetti che avanzano e che richiedono revisione. A pranzo Anna ed Andrew mi portano al volo a mangiare sushi, quindi Anna mi porta a scuola. E’ la scuola di Owen, che è eccitatissimo di avermi lì.
Vedo due gruppi numerosi, diverse classi per volta. In generale i bambini australiani mi sembrano molto educati, ogni gruppo incontrato in questi giorni contava circa 80 bambini, molto composti e silenziosi.
Prima di cominciare un giornale vuole fare un paio di shot fotografici. Poi la giornalista mi farà un’intervista nella pausa tra il primo e il secondo gruppo. Finiti gli incontri Anna recupera Owen e andiamo a passeggiare un pochino sulla spiaggia.
E’ una spiaggia di sabbia chiara, piena di conchiglie. Owen corre nel vento felicissimo.

E’ quasi il tramonto quando ce ne andiamo. Il battello per la Tasmania è pronto per partire e Owen è pronto per un gelato. Una volta in hotel faccio in tempo a controllare un paio di mail che è ora di uscire: stasera cucina libanese!
In effetti l’Australia non ha una cucina autoctona, quindi la sua cucina si compone delle varie cucine importate con i colonizzatori. Finora le ho assaggiate quasi tutte. Manca solo quella più australiana, cioè il barbecue! Andrew me ne promette uno prima che io parta.
La cucina libanese mi confonde sempre. Quando penso sia finita ecco che comincia sul serio!
Tornando all’hotel scopro che a parte la passione per Woody Allen ho un’altra cosa in comune con Andrew: anche lui suona la chitarra. E’ decisamente più acustico, ma ha registrato un paio di pezzi, in cui suona e canta. Siamo d’accordo che la prossima volta che vengo faremo una presentazione jam session.

Giovedi 24 GIORNO 10

La mattinata comincia con un incontro in biblioteca con una classe per lanciare Reading for Social Peace, un’iniziativa di lettura su temi impegnati, come la guerra. Sarà una delle giornate più stancanti del tour, perché devo fare diverse cose. Dopo la presentazione poso per le foto, poi ci spostiamo in una ex-fabbrica di lampadine, che oggi ospita una galleria d’arte. Ho letto in un pieghevole in hotel che a Melbourne ci sono moltissime gallerie d’arte, ma non ho il tempo di vederne nemmeno una, tranne questa.

Abbiamo appuntamento nel ristorante accanto alla galleria per un pranzo-intervista con Magpie, la più importante rivista sui libri per bambini in Australia. Subito dopo pranzo mi portano invece in un’altra scuola, questa volta di periferia. Il quartiere è molto carino ed è popolato dai nuovi emigranti. E’ piuttosto povero e mediamente solo il 30% de bambini ha accesso ai libri, motivo per cui hanno deciso di fare questo incontro. Durante l’incontro farò anche un piccolo workshop di scrittura. Il tema dell’amore li fa molto ridere e alcuni scrivono cose divertenti.
In hotel crollo sul letto e dormo per circa un’ora. Poi lavoro per un altro paio prima di cena con una serie di illustratori. La cena è in casa di due signore che una volta avevano una libreria specializzata per bambini. Ora hanno spostato l’attività in casa. Organizzano anche mostre di illustrazione che spediscono in giro, sia in Australia che fuori. L’appartamento è molto bello e sono belle anche le persone.

Venerdi 25 GIORNO 11
E’ il mio ultimo giorno a Melbourne. Finora ho avuto sempre giornate di sole ma oggi piove.
Mi alzo presto perché dobbiamo tornare a Geelong nella scuola di Harry Potter.
La pioggia rallenta un po’ il traffico ma arriviamo quasi puntuali. Incontro due gruppi di adolescenti ai quali proietto il mio lavoro su uno schermo. Come sempre ridono molto quando si parla di amore. Il libro I love kissing you li diverte parecchio. Penso che dovremmo pensare a farne un ebook animato mirato sul target degli adolescenti.

Intorno all’una sono di nuovo in hotel, non ho voglia di mangiare ma decisamente bisogno di dormire.. pisolo per un’ora poi lavoro un po’. Andrew mi ha lasciato una scatola di libri da dedicare. Sono una cinquantina e andrebbero fatti entro stasera, quindi… tanto vale cominciare!

Per le 18 Andrew passa a prendermi. Stasera si cena a casa sua! Ci sono anche Justine e due ragazze che hanno aiutato a tradurre dal francese 10 little insects. Piove ancora così non possiamo fare barbecue fuori, peccato! Per cena comunque ci sono salmone, spiedini di gamberi, birra e… ancora qualche libro da dedicare. Ma da dove escono fuori?
Domattina ho un volo presto per Sydney. Mi seguirà solo Andrew. Devo salutare quindi Felix e Owen, Anna e Justine che mi hanno seguito tutto il tempo da quando sono arrivato. Che tristezza!
No, a dire la verità non sono triste. Credo aver trovato un nuovo pezzetto di famiglia qui a Melbourne. Quindi so che ci tornerò.

SYDNEY

Sabato 19 GIORNO 12
Sydney è la Miami australiana, grandi spiagge, un’enorme baia piena di barche (e pescecani). Al mattino siamo in una libreria. Al piano di sopra mi attende un piccolo pubblico molto attento. Dopo la presentazione siamo invitati da Jeff e sua moglie a pranzo. Jeff è uno dei venditori dei miei libri e quindi Andrew ci teneva che lo conoscessi. Lui cucina benissimo! Ha preparato gamberetti piccanti con zenzero e peperoncino, patate alla senape e pesce al cartoccio. Davvero notevole.

Beviamo un Merlot prodotto da un amico. Entrambi sono musicisti. In casa ci sono diverse chitarre e dopo pranzo Andrew e Jeff improvvisano una jam. Non so come mi ritrovo in mano un banjo e improvvisamente la jam vira verso il… country? No!!!
Non sono un appassionato del genere… infatti nel mio libro 10 little insects, il musicista country.. è il primo a morire!

Comunque credo che Andrew avesse ragione sull’importanza dell’incontro. Sono sicuro che dopo il avermi conosciuto Jeff spingerà molto le vendite dei miei libri: avendo la certezza che non sarò mai granché come musicista, è meglio investire nella scrittura!
L’hotel che ci ha prenotato Anna è davvero enorme. Dall’interno si può vedere in profondità attraverso i piani. Ha la struttura di un carcere. Forse lo è stato? In ogni caso, è un carcere con piscina.

Domenica GIORNO 13
E’ domenica ed è il mio primo vero e proprio giorno libero da quando sono arrivato. Andrew i porta in giro per Sydney. Attraversiamo la bellissima baia con un battello.
Vedo per la prima volta anche l’Oceano Pacifico. Davvero impressionante.

Abbiamo giusto il tempo di girare per un mercatino prima del battello che ci porta indietro. Non ho ancora comprato nessun souvenir e qui c’è un’ampia scelta.
Un boomerang? Un didgeridoo?
Una collana di denti di squalo mako?
Un portachiavi fatto con scroto di canguro?
Sono molto indeciso….
Penso che mi limiterò a fare fotografie. In effetti da questo viaggio non porterò nessun oggetto, ma non mi piace quasi mai comprarne quando viaggio, mi sembra tutto così finto, fatto solo per i turisti. E poi penso a quel povero canguro! E soprattutto a sua moglie.
Prima di pranzo passeggiamo sulla spiaggia. Qui comincia l’autunno ma le giornate sono ancora molto miti. In spiaggia c’è molta gente che gioca a volley, parecchi surfisti.
Poi succede, tutto molto rapidamente. Un coccodrillo marino compare improvvisamente sulla riva. E’ silenzioso e velocissimo. In effetti nessuno si accorge di nulla. Prende una ragazza e la trascina in acqua. Ci rendiamo conto che sta succedendo qualcosa solo quando la sentiamo urlare, ma ormai non c’è più nulla da vedere.
Il coccodrillo e la ragazza sono già spariti in acqua.


Ovviamente non è vero. 
Ma dovevo scrivere un pezzo un po’ avventuroso per gli amici in Europa! Quando ho detto che venivo in Australia non hanno fatto che dirmi di stare attento a tutti gli animali velenosi, agli squali, al sole troppo caldo, ai coccodrilli marini!
In effetti la natura selvaggia di questo continente è molto pericolosa, ma qui siamo in città: il peggio che può capitarti è ordinare un espresso e ricevere un caffé lungo.
Dopo la spiaggia attraversiamo un bellissimo parco. Gli alberi sono spettacolari.
In mezzo al parco c’è un ristorante dove ci attende un gruppo di illustratori. Fa molto caldo, ma si sta bene. Mentre mangio rispondo alle domande per un’altra intervista che uscirà dopo che sarò partito.
Gli illustratori sono simpatici e amici di lunga data. Andrew vorrebbe fare un libro qui con me e un illustratore australiano quindi ogni incontro serve anche a conoscere possibili candidati.
Quando usciamo dal ristorante è tardo pomeriggio, il sole cala e in aria si vedono già le volpi volanti. Non pensavo che avrei potuto vederle in città, ma basta alzare il naso verso la cima degli alberi ed eccole. Quelli che sembrano grossi semi appesi ai rami sono in realtà… pipistrelli giganti!

Lunedì GIORNO 14
E’ lunedì ed è il mio ultimo giorno in Australia. A un’ora d’auto fuori Melbourne ci attende una scuola. Prima di arrivare a scuola faccio un’intervista al telefono con una radio francese qui a Melbourne.
All’incontro siamo in una grande sala. Ci avevano detto che l’incontro era con una classe ma i bambini sono circa… 250! Non hanno il cavo per collegare il Mac al proiettore e quindi dobbiamo improvvisare uno show “acustico” che funziona lo stesso. Abbiamo abbastanza tempo per un piccolo workshop. E’ la prima volta che ne faccio uno con 250 bambini, ma funziona!
Poi saluto i bambini con una lettura doppia di What is this thing called love?, letto prima in inglese da Andrew e poi in francese da me.
Decisamente siamo una bella coppia sul palco. La prossima volta dobbiamo fare uno show con chitarre.

 

Dopo la scuola passiamo da Belinda, uno dei distributori di Andrew. Lui vuole farle vedere uno dei miei prossimi libri francesi che gli piacerebbe pubblicare. Il problema principale del libro è che ci sono animali non australiani, che i bambini qui conoscono poco, e poi è ambientato al polo e in generale pare che non piacciano i libri con la neve, visto che in Australia la conoscono poco.
L’incontro dura poco. Blinda è molto gentile. Le racconto la storia facendole vedere le illustrazioni di Maurizio Quarello. Sembra piacerle. Alla fine sorride e chiede semplicemente: quando esce il li libro? Andrew è felicissimo, vuole dire che il libro si fa!
L’ultimo appuntamento che abbiamo è in una libreria, ma prima ci fermiamo per pranzo. Andrew mi porta a mangiare l’ultimo piatto tipico che mi manca di assaggiare prima di lasciare l’Australia: il fish and chips, che lui ama particolarmente, essendo inglese.
La libreria è molto carina e organizza piccoli incontri sul libro illustrato per bambini. Oggi sono io l’ospite per circa un’ora, in cui parlo del mio lavoro e rispondo alle domande, firmo i libri.
A un certo punto Andrew me ne porge uno e mi dice: “Questo è l’ultimo.”

E poi?
E poi… sembra finita.
Come… di già?
Andiamo in aeroporto dove Andrew riconsegna l’auto a nolo. Il mio volo è alle 21, il suo per Melbourne più o meno alla stessa ora.
Andrew mi ha organizzato un tour da vera rockstar. Ho fatto una conferenza, un workshop per adulti e un paio per bambini, visto un paio di migliaia di ragazzini, firmato e disegnato almeno 400 album, fatto una decina di interviste, parlato alla radio in inglese, francese e italiano.
Insomma è stata una vera maratona.
Ma è finita ed è il momento di salutarci e di dire arrivederci all’Australia!

Salendo sul volo, io lo so che non ci crederete, ma ritrovo gli stessi bambini del volo di andata.
Perfetto.
Allaccio la cintura. Bambini modalità cry on.
Si torna in Europa!

 

5 cose che ho scoperto in Australia:

1 – Il Koala è l’animale con l’alito più profumato del mondo! (in effetti, mangia solo eucalipto)

2 – I wallaby sono decisamente più simpatici dei canguri.

3 – In Australia, come in Inghilterra, guidano dal lato “sbagliato”. E’ difficilissimo abituarsi.

4 – Gli australiani sono friendly e simpatici. La vita qui è “easy” ed è facilissimo abituarsi.

5 – Il burrumundi è buonissimo: sa di oceano ed è diverso da tutto il pesce che ho assaggiato finora.

 

5 motivi per tornare in Australia:

1 – In un’intervista che mi hanno fatto prima di venire mi hanno chiesto se preferivo Vegemite o Marmite e… in quindici giorni non ho assaggiato nè l’una nè l’altra.

2 – Le beetroot chips: se mister Thomas Chipman volesse sponsorizzare il mio viaggio, mi offro come testimonial.

3 – Fare una jam con Andrew. State pronti: suoneremo molto forte.

4 – Preparare a Justine le polpette sulle foglie di limoni che faceva mia nonna. Promesso!

5 – Vedere finalmente I coccodrilli mangiare qualcuno. Ci sarà un posto dove mangiano la gente, o no?

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