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Asterisk Vincere piace a tutti
20/09/2012 Morena Forza in Creatività / 16 responses

E’ un fatto assodato: vincere piace a tutti.
Al creativo medio, poi, piace pure di più che agli altri.
E’ semplice e lineare: ciò che facciamo è ciò che amiamo, su ciò che produciamo artisticamente proiettiamo noi stessi.
E quando si vince ad una selezione la soddisfazione è tanta perchè il nostro prodotto artistico ci riflette.
E’ lo stesso motivo per cui una critica a un disegno ferisce, spesso, chi l’ha realizzato.

Non c’è nulla di sbagliato.
Fino qui.

L’anno scorso sono stata selezionata per tre concorsi diversi. Ovviamente è stato piacevole e balsamico, specie per il periodo di stanca che attraversavo.
Uno dei lavori con cui ho vinto una selezione aveva anche un’impronta emotivamente molto personale ed intima, quindi la soddisfazione è stata tanta.
Vincere piace a tutti: ma non vincere non è perdere. E’ solo non vincere, in molti casi.
I concorsi costituiscono uno di questi casi.

Mi rendo conto che alcune persone danno ai concorsi un peso eccessivo.
Affrontano cioè i risultati delle selezioni con troppo stress e dando un’importanza spropositata ed esasperata alla partecipazione a un concorso.

I selezionati 2012 per la Mostra di Bologna
foto di Lianne Harrison

Infatti ogni anno, e dico ogni anno per dire proprio “ogni anno”, non “ogni tanto in senso figurato”, la dinamica post selezioni per i concorsi è questa:
1) Partecipazioni in massa (fin qui, tutto bene)
2) Attesa spasmodica dei risultati della selezione (Io di solito non mi ricordo più dell’esistenza del concorso finché non esce la selezione…Ma vedo che molti stanno li e fremono, nemmeno stessero aspettando un premio di venti milioni di euro)
3) Polemica post selezione!
SEMPRE. SEMPRE POLEMICA.
La polemica è sempre incentrata sugli stessi punti cardine:
– “Premiate sempre solo la tecnica”
– “Non è giusto, si deve premiare il talento” (peccato che il talento sia qualcosa di ineffabile. Parlare di talento è come discutere di quanti angeli possano danzare su uno spillo: nel Medioevo ci passavano le ore a discuterne seriamente!. Se ne straparla davvero troppo, giustificando magari una tecnica ancora acerba con “però io ho talento!” “dovete premiare il talento!”)
– “Vincono sempre gli stessi!”; Dove “gli stessi” non sono colossi dell’illustrazione, anche perchè quelli di solito fanno parte, sorpresa!, delle giurie.
Gli “stessi” sono persone che magari hanno vinto un paio di anni prima. Ma anche io sono rientrata nella categoria de “gli stessi” come se avere Roba da Disegnatori mi desse non so quale notorietà come artista e quindi mi dovrebbe far sentire in dovere di non partecipare ai concorsi. Vaglielo a spiegare a quelli che commentano sotto la mia illustrazione che io sono una perfetta signora nessuno.
– “Ce n’erano di più belle!” (è soggettivo. E comunque per esempio, SCOMMETTO che tra le più belle c’era la vostra? Un minimo di autocritica: ne siete davvero sicuri?)
– “Avete scelto quelli di livello altissimo, a questo punto non aprite le partecipazioni anche ai non professionisti”. E perchè mai? Ci sono disegnatori che non esercitano la professione ma sono molto più bravi di tanti professionisti, è giusto partecipino anche loro. Quale sarebbe il problema? Che vincono prodotti artistici qualitativamente alti? Ma tu guarda, in teoria a un concorso funziona così.

Un concorso andrebbe intrapreso come uno spunto.
Che so, quando non si ha in mente nulla e si ha bisogno di un tema, per esempio.
Oppure, quando si è fermi sulla stessa tecnica da molto e si vuole sperimentare qualcosa, fornisce un buon pretesto.
O ancora, se un tema tocca così tanto nel profondo che fa venire l’ispirazione.
In parole povere, non partecipate per vincere, partecipate alla leggera: divertitevi.
DIVERTITEVI.
Vi prego. Divertitevi.
Se vi scelgono, congratulazioni.
Se non vi scelgono, non è cambiato nulla.
Avete davvero bisogno di sentirvi il “bravo bravo” per disegnare?
Il disegno è qualcosa che parte da dentro, non da fuori.

Vincere piace a tutti.
Ma la prima cosa che deve piacere è disegnare.
E le selezioni invece che darvi l’ulcera potrebbero insegnarvi qualcosa, invece che tirare fuori lo sfigato polemico che alberga in ognuno di noi.
Guardate chi ha vinto: chiedetevi DAVVERO il vero PERCHE’ che l’ha portato a vincere.
Che non sia “sempre i soliti” “è solo fortuna” “non premiano il talento” (ah per favore, ‘sta scusa del talento è talmente da sfigati!).
Magari scoprite che quelle persone hanno vinto perchè, guarda un po’, SONO BRAVE! :D

Magari vi rendete conto che per voi in questo momento, è più importante sentirsi dire “bravo bravo” che disegnare. Avete perso di vista la cosa importante. La vostra attività creativa.

Riporto un paio di frasi a sostegno di questo mio punto di vista in merito:

“Per vivere una vita creativa dobbiamo perdere la nostra paura di sbagliare.”
J.C. Pearce

“Prendi in mano la tua vita, e che cosa succede? Una cosa terribile: non c’è più nessuno da incolpare.”
E. Jong

Le ho stampate e tenute a portata di mano per settimane finché non le ho assorbite.
La seconda è difficile da digerire, però sì: è veritiera.

Tornate a disegnare invece che farvi il sangue amaro perchè non si parlerà della vostra illustrazione per quella settimana “di gloria”: spenderete meglio il vostro tempo!
Ve lo dice una che ha già vinto delle selezioni: fanno piacere, e nulla più.
Non cambiano la vita. :)
Buon disegno.

P.S
Anche Davide Calì per RDD aveva scritto un post sui concorsi, dateci una letta. ;)

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Commenti

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16 comments on “Vincere piace a tutti

  1. Tutto questo a causa di quella dose variabile di delusione (per gli amici "brucior di culo"!) che segue il "non sei stata/o selezionata/o". EH sì, brucia e il primo istinto marmocchione è quello di frignare! frignare tanto, adducendo scuse. "Oh ma non é che dovessi vincere io per forza… é una questione di principio!" bla bla bla… eh sì :)
    Morena: c'è poco da fare, con RDD hai creato una gran bella cosa e hai molto "seguito", ma questo inevitabilmente ti espone… nel bene e nel male! in questi casi, nel male :)

    1. quest'anno non ho partecipato a niente, anzi sto ancora pensando alle tavole per Bologna, dove con "pensando" intendo "non ho pensato a niente" :D
      ma l'anno scorso è stata una polemica perpetua ;quest'anno è ripresa con persone che conosco, ma che barba!

  2. Condivido. Anche perché, che si vinca o che no, alla fine bisognerebbe sempre chiedersi: "Cosa è cambiato? Sono riuscita/o ad imparare qualcosa, a mettermi in gioco, a completare un progetto? Sono cresciuta/o?" Penso sia questo l'importante.

  3. Concordo pienamente. La penso esattamente come te e mi fa piacere vedere altre menti non divorate dalla negatività come spesso vedo tra i "colleghi".
    Semplice, sintetica e diretta. Così si fa!

  4. In tutta la mia LUUUNGA (non esageriamo, eh!) esistenza ho partecipato a ben pochi concorsi (credo solo 3, e sicuramente quelli sbagliati!), ma credo di essere del tipo che se ne dimentica pure… insomma, è ovvio che qualche commento con gli amici sulle opere vincenti ci scappi, in positivo o negativo, anche solo perché ognuno ha i suoi "gusti" e chi creato qualcosa è legittimo che sostenga il valore della propria opera, ma arrivare addirittura a polemiche… Ho sempre pensato, non vincendo, eppure amando ciò che avevo proposto, di non essere io nel filone giusto, e paceamen. Sono troppo gina, troppo modesta o che altro?? Fa niente, ormai missà che non cambio.
    Per Bologna… ahimè rimando sempre all'anno dopo, da almeno 20 anni! No, non sono decisamente un animale da concorso…
    Ciao!

  5. Mi piace davvero leggerti.
    Se ad alcuni potrai sembrare aggressiva/polemica/altro… a me, personalmente, dai una sferzata di energia.
    Condivido ogni parola, e lo dico dal punto di vista di una di quelle che ancora non hanno vinto nulla ;) Ma disegno perchè voglio disegnare.

    Mi fa piacere che anche per te un "certo libro" sia rimasto così nel profondo. :)
    A breve ne scriverò un post anche io sul mio blog.

    Intanto disegno e continuo a leggerti :)
    (e… io per Bologna… non sono nemmeno al "ci sto pensando" :P )

    1. ciao Ila,ti ringrazio,
      io non scrivo mai con l'intento di essere aggressiva.
      Casomai sono energica: piangiucchiarsi addosso o raccontarsi e raccontare frottole non l'ho mai ritenuto un buon punto di partenza per una crescita personale e creativa, ma mi rendo conto che abbiamo tutti e tutte sensibilità diverse, per cui a qualcuno potrà dare fastidio quando sono un po' perentoria :)

      Quel "certo libro" fa miracoli, non vedo l'ora di poterne scrivere!

  6. Brava!:)
    Io anche quest'anno ho partecipato al premio Il battello a vapore. Il concorso è uno stimolo a cimentarsi su di un tema, a sperimentare magari anche qualcosa di nuovo.
    Per Bologna invece anche io non ho nulla! Confidavo in uno sconto sul biglietto ai partecipanti! ;)

  7. Concordo.
    Io ho partecipato a svariati concorsi a inizio "carriera" (carriera che poi non è mai veramente decollata, ahimè, anche a causa di un altro lavoro, che mi sta convincendo a relegare l'illustrazione alla sfera degli hobby) e le soddisfazioni ricevute da qualche selezione, premio, menzione, mi hanno dato la spinta per andare avanti e credere un po' di più in quello che stavo facendo, in un momento in cui ne avevo bisogno.
    Poi ho smesso, quando ho iniziato ad avere qualche commissione effettiva.
    Comunque devo dire di avere visto situazioni un po' opinabili in alcune giurie, che mi hanno indotta a non prendere come assoluti i giudizi che ne uscivano. Senza polemiche, solo prese d'atto.
    La selezione di Bologna, mi pare, è un caso a sé: un illustratore affermato (uno dei miei primi maestri) l'aveva definita il "san remo dell'illustrazione" :-).
    Spedire le tavole per il pass è un must.
    Sperare di essere selezionati, bè, questo è un altro paio di maniche.
    In più, lavorare in seguito ad una selezione, o più, non è così automatico (mi hanno detto).
    E anche a Bologna ci sono stati comunque casi un po' opinabili (mi hanno sempre detto)…
    Ma del resto nessuna giuria è infallibile.
    Ho partecipato a qualche giuria e posso affermare che si tratta di un lavoraccio: prendere cantonate è facilissimo. Soprattutto perché le tavole vengono valutate in maniera anonima, naturalmente.
    Penso semplicemente che ai concorsi vada dato il giusto peso.
    Sono fonte di soddisfazione personale, a volte sono un bella vetrina, ma è soprattutto nella costanza, nel lavoro duro, in un'autopromozione intelligente e creativa che un illustratore dimostra il proprio valore…
    Un concorso è solo un concorso.

  8. Questo blog più lo leggo e più mi affascina e mi sprona a dire la mia (cosa che di solito la penso solamente), è entusiasmante. Volevo solo dire che una volta l'apprendista artista doveva attraversare un periodo in cui viveva a stretto contatto con l'artista nella sua "bottega" e negli ambienti di vita veri e propri dell'artista stesso. Finito l'apprendistato in cui il maestro-artista non insegnava direttamente ma indirettamente attraverso gli allievi via via di grado più bravi(ecco qui allora che bisogna un poco ridimensionare la scuola), il "neonato" aveva raggiunto i gradi più alti di tecniche e poteva dirsi concluso il suo viaggio. Tuttavia chi aveva tecnica, anche una tecnica eccellentissima si limitava a lavorare nelle botteghe di altri, mentre chi aveva la marcia in più dell'originalità e del talento poteva aprirsi una vera e propria bottega. Quindi chi pensa di avere talento prosegua la sua strada raffinando le tecniche ma senza preoccuparsi troppo di queste! Questa è solo la mia opinione ovviamente!(anche perchè se non credessi in ciò avrei già rinunciato da tempo al disegno viste le mie scarse tecniche e le poche opportunità di affinarle se non da autodidatta) :P

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