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Asterisk Il male ciclico dell’illustratore – A cura di Davide Calì
12/05/2012 Morena Forza in Creatività / 42 responses

Qualche settimana fa ho incontrato a un salone in Francia uno dei
miei illustratori.

Al momento sta lavorando a un mio progetto ma in realtà ho scoperto
che negli ultimi mesi non ha lavorato per nulla. È giovane e ancora
inesperto su molte cose che regolano l’editoria, quindi anziché
chiamarci per metterci a parte del problema, non ha detto nulla, né
a me né all’editore.

Solo quando ci siamo visti mi ha confessato, molto timidamente, di
essere indietro di 4 mesi su tutto il suo lavoro e quindi anche sulla
tabella di consegna delle tavole per il nostro libro. All’inizio
non voleva dirmi il motivo per cui si era fermato, mi ha detto che
erano cose personali, che non voleva lamentarsi con gli altri dei
suoi problemi.

Poi insistendo un po’ mi ha detto la verità: alla fine dell’anno
scorso ha trascorso un periodo di depressione durante il quale è
stato incapace di disegnare.

Ammetto di essermi messo a ridere.

Poi gli ho detto semplicemente: “Benvenuto nel club, Kid”.

Lui all’inizio non ha capito.

Così gli ho svelato il grande segreto: la depressione è la malattia
professionale degli illustratori e dei fumettisti.

A turno ce l’hanno più o meno tutti.
Gemma Correll
IL MALE OSCURO DEGLI
ILLUSTRATORI
davide cali
Medito da tempo questo articolo. Sono stato sempre sincero, credo,
nel raccontare il mio lavoro e ho sempre raccontato pubblicamente le
mie esperienze anche più personali.
Ho sempre pensato che fosse onesto dire le cose come stanno, togliere
un po’ della patina glamour che ricopre l’immaginario
collettivo su questo lavoro e raccontarne la realtà, con le sue
ombre.
Dopotutto nulla è solo bianco o nero, solo bello o brutto.
Negli articoli usciti in queste settimane ho raccontato diversi
aspetti delicati dell’illustrazione, risultando forse anche un po’
spiacevole per alcuni.
Ma infrangere tabù non è mai stato un mio problema. Credo che
l’ultimo di cui parlare, rispetto alla professione
dell’illustratore sia quindi questo: anche gli illustratori si
ammalano.
In realtà la depressione colpisce tutti, indipendentemente dal
lavoro che fanno.
Forse è semplicemente una malattia del vivere, senz’altro una
“malattia del benessere”. Chi è molto povero non ha il tempo per
deprimersi.
Penso però che chi fa un lavoro più convenzionale possa vivere
diversamente la depressione. Se hai un lavoro per il quale ogni
giorno devi andare in un luogo per svolgerlo, in qualche modo questo
ti spinge ad andare avanti. Non dico che sia più facile, per certi
versi può essere peggio, perché se da un lato il lavoro ti distrae
e ti obbliga a fare certe cose, dall’altro proprio questo ti
allontana dalla presa di coscienza che c’è un problema da
risolvere.
Chi svolge un’attività creativa in proprio credo sia esposto in
modo diverso al problema. Per quanto vi siano scadenze di consegna e
progetti da seguire, la libertà di gestione del tempo e del lavoro
rendono l’impatto della depressione più devastante sulla vita
lavorativa, se non sei in grado di continuare a lavorare e
soprattutto se non sei capace di leggere in tempo le avvisaglie del
problema che comincia a manifestarsi.
Ho scoperto solo per caso di diversi colleghi che a turno hanno avuto
periodi bui e ho capito che quando capita nessuno ne parla.
I motivi sono diversi. Il primo è senz’altro che quando ti capita,
in quel momento non hai voglia di raccontarlo a nessuno visto che
stai ancora cercando di capirci qualcosa.
Poi quando il periodo passa cerchi di invece dimenticarlo, e
nuovamente preferisci non parlarne. In tutto questo non manca un
certo senso di vergogna, quasi come se essere stati malati fosse una
colpa
.
Non ho nessuna medicina da darvi contro questo male. Ma la
condivisione di esperienze penso sia sempre un punto di partenza per
l’evolversi della società e dell’individuo. Attraverso
l’esperienza personale e altrui ho imparato alcune cose sulla
depressione che quindi condivido con voi.
Innanzi tutto la depressione non è essere tristi.
La melanconia che fa parte del carattere di molte persone, e spesso
degli artisti, forse predispone verso stati depressivi, ma non è
la depressione
.
La depressione ti toglie il sonno oppure ti fa dormire troppo, ti
toglie la fame, la voglia di fare cose. Ti toglie soprattutto la
prospettiva del futuro, dell’avvenire.
Ti sembra tutto finito.
Quando la depressione passa si è portati a credere si sia trattato
di un episodio, ma perlopiù non è così. A cicli la depressione
ritorna.
Se vi ha colpito più di una volta dovreste imparare a tracciare da
soli una mappa dei vostri cicli. Penso che ognuno abbia il
proprio e inquadrarlo è un modo per imparare a conviverci. Imparare
a capire quando il periodo sta tornando può essere utile per
provvedere in anticipo con una piccola cura.
Alle volte bastano vitamine o farmaci leggeri. Se d’abitudine fate
uso di rimedi da erboristeria ce ne sono diversi che, come i farmaci
ordinari, sono indicati per equilibrare l’umore.
Alla fine non è molto diverso dall’essere allergici al polline.
Quando arriva un certo periodo dell’anno sai che devi fare un ciclo
di antistaminico.
Gemma Correll
L’equivoco forse più comune sulla depressione penso sia
giustificare un periodo di down con un evento legato al
momento, come una perdita o un lutto.
Ma la depressione vera spesso si presenta nei momenti più felici,
quelli in cui apparentemente le cose vanno meglio. Forse perché le
perdite che subiamo hanno bisogno di tempo per essere assimilate e i
dolori che ci portano riemergono solo dopo tempo. Ma penso che un
medico saprà darvi maggiori spiegazioni.
A questo proposito, vi prego di perdonarmi per le inesattezze
scientifiche che potranno risultare in questo articolo. Del resto non
sono un medico: racconto solo sensazioni ed esperienze. Quello che
voglio trasmettervi è che ciò che può sembrare solo uno stato di
umore casuale e occasionale qualche volta non lo è.
Ha invece un nome e una definizione. Una struttura e una forma.
Che sia o meno un disturbo che colpisce gli illustratori, la cosa da
sapere è che quando vi capita non capita solo a voi, che non
è colpa vostra.
E che quando capita, qualche volta, l’amore e l’amicizia di chi
vi sta vicino possono non bastare. I dottori ci sono per questo.
Quando la depressione si manifesta in modo più leggero, solo con
stanchezza, tristezza, incapacità di fare delle cose, ma lo fa
ciclicamente e a cicli brevi, ha un altro nome: si chiama ciclotimia.
Si tratta di un disturbo non grave, che però può impattare
severamente su chi della propria creatività e della propria
autonomia cerca di fare un mestiere.
La ciclotimia è considerato un disturbo dell’umore e si manifesta
principalmente con alternanze dei suoi stati. I singoli periodi
durano circa due mesi.
Ho cominciato a notare questo ciclo nelle persone che mi
circondavano alcuni anni fa. Grosso modo, il ciclo è questo:
A settembre si torna dalle vacanze con voglia di fare, ma si
aspetta ottobre per cominciare a progettare cose nuove; ad
ottobre si comincia ma a novembre ci si blocca: l’arrivo
dell’autunno mette di cattivo umore e ci si chiude un po’ in
casa.
Tra una cosa e l’altra arriva novembre che passa stancamente.
Quindi ecco dicembre. Il Natale è come una boa da superare,
per diversi motivi: da un lato l’attesa di un momento felice, il
prepararsi a rivedere la famiglia, dall’altro la melanconia che in
moltissimi associano a questo periodo dell’anno.
In ogni caso, improvvisamente si posticipa tutto a dopo le feste. Le
feste finiscono a gennaio ma spesso le persone ciclotimiche
non fanno nulla fino a febbraio, come se dovessero smaltire
qualcosa.
Poi a febbraio ci si rimette a progettare cose, l’inverno
del resto è quasi finito e la primavera che si avvicina mette di
buon umore. Salvo che quando arriva veramente, con le prime fioriture
di marzo, ecco un nuovo blocco. Il cambio di stagione
induce ad uscire e dedicarsi un po’ di tempo, a mettere i progetti
di lavoro da parte.
Ad aprile ormai la primavera si è annunciata e l’inebriante
risveglio della natura allontana le persone ciclotimiche dai
progetti.
Qualcuno li riprende a maggio, ma maggio passa in fretta, a
giugno fa già caldo e quindi si passa alla modalità
estiva
, lavorando di meno.
A luglio il caldo è insopportabile, quindi perlopiù non si
fa niente, rimandando tutto a dopo agosto.
Ed eccoci di nuovo a settembre.
Gemma Correll

Ho conosciuto diverse persone che vivono ritualmente questa
stagionalità umorale che le porta a ideare progetti o grandi
cambiamenti in momenti precisi dell’anno, e poi rinunciare a ogni
cosa qualche tempo dopo. Alcune lavorano nell’ambiente
dell’illustrazione, altre no. Ciò che le accomuna è un senso
perenne di insoddisfazione, la sensazione di impedimento costante
nella realizzazione dei propri desideri.
Un’amica con cui parlavo poco prima dell’uscita di questo pezzo,
mi diceva che i suoi cicli sono molto brevi, durano una settimana, ma
spesso meno, per cui subisce ogni paio di giorni, cambiamenti d’umore
talvolta violenti.
Visto che stavamo parlando dell’articolo mi chiedeva: anche
questa è ciclotimia
?
Non sono abbastanza esperto per poterle rispondere. Però credo che
ogni stato dell’umore vi faccia vivere male e impatti sulla vostra
vita, professionale e non solo, debba essere preso in considerazione
come un problema.
Come si fa a uscire dal ciclo perverso della ciclotimia?
Probabilmente vi deluderò, ma devo ammettere che non lo so.
Penso però che come per ogni cosa, dargli un nome e avere
consapevolezza della sua esistenza sia il primo passo per
affrontarla. Se in quello che racconto vi sembra di riconoscere i
sintomi del vostro comportamento penso sia già un ottimo inizio. Il
medico di famiglia saprà indirizzarvi verso qualcuno per
approfondire questo stato e giudicare se è il caso di intervenire in
qualche modo per aiutarvi.
Quel che frega gli illustratori più di altri è lavorare molto da
soli. Ora forse su Facebook circolano più facilmente i bandi di
concorso, ma di questo problema non ho praticamente mai sentito
parlare. E’ qualcosa che difficilmente si riesce a condividere con
gli altri. Anche per questo la depressione, come ogni cosa quando
rimane sconosciuta e indefinita, può mettere radici profonde più
facilmente.
Penso che questo articolo sarà l’ultimo, almeno per un po’.
Avevo diverse cose da dirvi e l’ho fatto. Chiudi quindi
ringraziando innanzi tutto il sito di FrizziFrizzi per avermi
dato l’opportunità di pubblicare il primo articolo, 10 Buone
ragioni per smettere di fare l’illustratore
, e poi Morena
Forza
e Roba da disegnatori che hanno gentilmente ospitato
gli altri.
E naturalmente voi che mi avete seguito fin qui.
Spero che in qualche modo questi articoli vi siano stati utili a
capire meglio la professione dell’illustratore. Rimango disponibile
a rispondere alle vostre repliche su qualsiasi punto degli articoli,
a condizione che siano fatte sul blog.
Ora mi aspetta un tour in Australia. Magari quando torno in Europa,
se vi va, vi racconto qualcosa.
See you around.
Stay rock.
www.davidecali.com
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42 comments on “Il male ciclico dell’illustratore – A cura di Davide Calì

  1. Il ciclo perverso della ciclotimia, mi viene solamente quando non lavoro, quando non disegno più, quando passo giornate intere ad annoiarmi perchè non ho nulla da fare.. la finisce la voglia di disegnare e di fare tutto, anzi, proprio in quel periodo sono incapace a disegnare. La depressione termina quando arrivano lavori nuovi….. ecco, da 4 mesi mi trovo in questo tunnel depressivo. Posso avere mille progetti in mente, ma non è facile realizzarli nella città in cui vivo, nessuno crede in te, anche se molti dicono che hai talento, tutti voglio i tuoi lavori, ma nessuno è disposto a pagarti, ma se ti pagano, ti vogliono dare una miseria…. essere depressi quando si ha un lavoro, specialmente il lavoro che hai voluto sempre fare, mi sembra veramente vergognoso!!

    1. Vergognoso,tu dici?
      A me sembra vergognosa una tale superficialità!
      Credi che sia tutto così semplice? Che siamo tutti uguali?

      Permettimi di invitarti a una riflessione maggiore e non prenderti come metro di giudizio sul resto dell'umanità; può darsi che questo pezzo di Calì non rispecchi la dinamica della tua situazione, ma magari quella altrui… E non ci trovo proprio niente di vergognoso!

      Le cose vergognose sono ben altre!

    2. Questo non ci insegna forse qualcosa? I cantanti più talentuosi e famosi del secolo, bene o male, stanno perdendo la vita uno dopo l'altro nel medesimo modo: alcol, droga, qualche psicofarmaco di troppo.. E qui dunque sorge spontanea una domanda, giusto? Ovvero: "Perché ridursi a un tale livello depressivo avendo dalla loro parte fama, soldi e bravura?"
      Ebbene, forse bisogna cominciare a pensare che non è tutt'oro quello che luccica.
      Io mi ritrovo ancora (purtroppo) disoccupata e sto studiando per poter lavorare nel campo della grafica, perciò le tue parole non sono del tutto sbagliate e capisco perfettamente quello che vuoi esprimere.
      Tuttavia, da qui a definire quanto riportato una cosa "vergognosa" ce ne vuole. Come ha detto Morena non siamo tutti uguali, non abbiamo tutti la stessa testa e sicuramente ciascuno di noi affronta e risolve i propri problemi personali a modo suo.

  2. E aggiungo che non è vero che basta fare il lavoro che ti piace per non essere depresso, la vita è fatta di MILLE cose e anche il lavoro stesso ci sono giorni in cui lo odi, nessuno, NESSUNO su questa Terra è sempre contento al 100% , ogni giorno, di ciò che fa.
    Se dice il contrario sta raccontando vaccate.

  3. permettimi di in inviarti ad una piccola riflessione, rileggiti quello che ho scritto, forse capirai perchè ho scritto che è vergognoso. Io sto parlando per me, è un mio pensiero, per me è vergognoso, non ci posso far niente, se qualcuno mi chiedesse un lavoro, con una scadenza, depressione o no, io questo lavoro lo porto a termine. non sai quante volte mi è capitato nella vita, Questo mestiere non è facile, e se ti capitano occasioni del genere, non te le puoi fare perdere, perchè al cliente non gli frega nulla se sei depresso, se ritardi o non consegni un lavoro in tempo, il cliente può benissimo salutarti, iniziando a cercare un altro illustratore!!!

    1. Può benissimo darsi che pur depresso tu porti a termine una commissione, a me è già capitato più volte.
      Dire che essere depressi è vergognoso è per definizione, vergognoso!
      E' un pregiudizio enorme. Ed è anche il motivo per cui spesso la depressione viene superficialmente giudicata "il male dei viziati".
      Non voglio adentrarmi nella questione ma vorrei sfatare un mito: quello per cui una persona solo perchè ha un lavoro che le piace, non possa stare male ed affrontare anche giorni in cui lo detesta.
      E' come amare una persona: ci sono dei periodi in cui litighi e lamandi a quel paese anche se la ami.

      pensare che una persona perchè è riuscita fare qualcosa che si era prefissa non possa lamentarsi di ciò che fa è superficiale.

  4. Ti avevo consigliato di rileggere il mio commento, ma forse hai ragione, mi sono espresso male alla fine. Non ho mai detto che la depressione è una cosa vergognoso, anche perchè stai rispondendo ad un ragazzo che purtroppo in questi cicli ci si ritrova spesso, non mi permetterei mai a dire che una persona depressa è sinonimo di vergogna, perchè da anni la madre della mia ragazza soffre di depressione a livelli devastanti, quindi so cosa significa, le danno anche la pensione di invalidità per questo!! Ma noi non rientriamo in questo caso. io intendevo che trovo vergognoso (forse per te è una parola un po' forte) il fatto che non si porti un lavoro al termine per via del mal'umore, se è così basta avvertire il cliente del tuo problema, poi sarà il cliente a decidere se affidarti il suo lavoro. ti faccio un piccolo esempio, vai dal commercialista per la dichiarazione dei redditi, dopo un mese lo chiami per avere notizie, ma il commercialista ti dice che ancora non ha svolto le tue pratiche perchè in questo periodo è depresso.. tu cosa penseresti di questo commercialista? inizieresti a cercarlo un altro? o visto che non sei "superficiale" diresti "ooh poverino, quest'anno non riuscirò a consegnare la mia dichiarazione, ma infondo non posso prendermela con lui, in questo periodo è depresso)"? Come hai scritto tu, nessuno è felice al 100% ma il lavoro e lavoro, e se uno ha di questi problemi, ma problemi seri, allora è meglio mollare tutto e iniziare a fare una cura. Non si può dire a nessuno che purtroppo non hai fatto un lavoro perchè hai attraversato un periodo di depressione, specialmente in questo periodo, che per trovare un lavoro ci vuole veramente fortuna!

    1. guarda io ho capito benissimo cosa hai scritto, quando NON lavori ti viene questo stato di depressione, capita anche a me, mi è capitato e in questo momento mi sta capitando di nuovo. La non conferma delle nostre capacità dall' esterno ci porta alll' ANSIA, che non è in realtà molto diversa dalla depressione e neanche meno pericolosa e questo te lo dico per lunghi anni di vissuto in questa cosa e di anni di analisi di questa cosa. Devi imparare a gestirla , non passa. Poi quando ti rendi conto che questa cosa colpisce quasi tutti quelli che fanno questo lavoro almeno non ti senti una mosca biancha che si lamenta perchè ha perso la voglia di disegnare, perchè non sono più capace… perchè il mondo è pieno di gente con un talento mostruoso… e via così… comunque grazie per questo articolo e questi commenti… davvero adesso mi sento meno sola…

  5. La depressione è una brutta malattia, forse la peggiore perché non c'è una cura – le pillole possono solo darti una mano, ma non ti salvano – e perché spesso va a peggiorare una malattia fisica. La depressione ti mangia dentro, e può capitare a tutti, e magari senza alcun motivo. Porta a fare gesti tremendi, e poi senti dire "ma in fondo cosa aveva per essere infelice?"
    E mi monta una rabbia…tutti possiamo essere affetti da depressione, come tutti possiamo essere affetti da raffreddore.
    Un po' di rispetto per chi ne soffre, o per chi l'ha sofferta. Dire che è vergognoso esserne malati è una coltellata, un insulto, e fa pure venire i sensi di colpa alla persona, che si sente ancora di più colpevole per essere così.
    C'è una bella differenza fra "tristezza" e "depressione" e l'articolo l'ha ben definita, la si impari, per la miseria.

  6. Concordo con Morena, non sempre quello che facciamo ci rende felici al 100%!
    Quante volte mi sono ritrovata ad odiare il mio lavoro, nonostante io lo ami, e pensare di fare altro, qualcosa di più "semplice" fisicamente e soprattutto mentalmente!
    Siamo tutti un pò depressi e, se sei un minimo sensibile a quello che ti circonda, qualcosa ti tocca, prima o poi, anche se in quel momento stai lavorando con l'autore più figo del mondo o anche se stai guadagnando milioni di euro. Ognuno percepisce sensazioni, esterne e non, a modo proprio.

  7. ho capito che saper leggere, capendo, non è cosa da tutti! Continuate a dire che la depressione è una cosa vergognosa, pur non avendolo mai detto :)

  8. facciamo una cosa, sostituisco la parola "vergognoso" con professionale. Non consegnare un lavoro dopo 4 mesi, non comunicando il tuo problema a nessuno, non è professionale. Non solo non è professionale, ma rischi di perdere anche il cliente, e il cliente si sa, non può far altro che farti una cattiva pubblicità.

  9. Allora, ti rispondo punto per punto così ci chiariamo :)

    "Come hai scritto tu, nessuno è felice al 100% ma il lavoro e lavoro, e se uno ha di questi problemi, ma problemi seri, allora è meglio mollare tutto e iniziare a fare una cura."
    Mollare tutto non si può, non tutti possono permettersi di fermarsi mesi o anni per curarsi.
    E soprattutto anche nel lavoro non creativo , si può andare in cura ma questo non blocca il resto della vita; le terapie per la depressioen si sovrappongono alla vita, non la fermano.
    La migliorano lentamente con lo scorrere del tempo.

    "io intendevo che trovo vergognoso (forse per te è una parola un po' forte) il fatto che non si porti un lavoro al termine per via del mal'umore, se è così basta avvertire il cliente del tuo problema, poi sarà il cliente a decidere se affidarti il suo lavoro"
    La depressione non è malumore, mi dispiace ma confondi troppo dei concetti che sono invece scientificamente chiari.
    Poi il post non aveva uno stampo scientifico, voleva solo dire che il senso di inadeguatezza e i periodi di depressione sono spesso riscontrati nel creativo e sapere che anche altre persone affrontano il medesimo problema è abbastanza confortante ; ti fa sentire meno solo, soprattutto quando pratichi un mestiere meno "negli schemi". Il che già ti isola abbastanza.
    Quante volte ti senti dire "Ma che hai da lamentarti che fai il lavoro che volevi tu?" Come se bastasse. Purtroppo siamo persone, non solo creativi, e il lavoro in sè non basta a scampare la depressione.

    E hai scritto:
    "essere depressi quando si ha un lavoro, specialmente il lavoro che hai voluto sempre fare, mi sembra veramente vergognoso!!"
    Questa frase è di una superficialità disarmante, mi dispiace ma comunque la vuoi girare è così.

  10. purtroppo anche io mi ci rispecchio abbastanza, non sono per fortuna a livelli gravi, non prendo medicine né faccio terapia [anche se mi sono ripromessa di iniziarla se continuo così per tutta l'estate]. In quanto studentessa di graphic design mi ritrovo in una situazione simile a chi fa l'illustratore e in questo campo è veramente brutto perché non vai avanti se non hai idee e non ci metti impegno, è più un lavoro mentale di progettazione che altro… e se la mente non accompagna è difficile.
    Riconosco di avere questi cicli da almeno 5 anni, e ogni anno è sempre peggio, è brutto perché difficile da spiegare, ci si sente in colpa con familiari e fidanzato perché si diventa "lamentosi" senza apparente motivo, e tutti ti dicono che è sbagliato il tuo carattere, che devi essere professionale, che sei poco aperta mentalmente, che devi metterci passione, che sei pigra, che devi essere meno pessimista… cose che non fanno che peggiorarti e bloccarti e passi giorni interi a non fare niente se non la solita routine casa-mensa-lezione-casa, e ti svegli la mattina pensando già alla sera quando devi tornare a letto, e, nel mio caso soffri di gastrite, tachicardia e sonnambulismo. Pur avendo una famiglia e un fidanzato che ti amano, si trova sempre qualcosa a cui appigliarsi per giustificarsi, "no ma è che sto facendo questo progetto da sola e non in gruppo", "no ma sono stanca per la lezione pallosa", "no è che non ho amici con cui uscire"… però sai che è da 5 anni che trovi scuse e stai sempre così, quindi sono solo scuse per un qualcosa che neanche tu sai cos'è.
    Scusate lo sfogo, pur non essendo fortunatamente a livelli gravi, concordo sul fatto che non è uguale al rimanerci male, delusi e/o tristi per non riuscire ad affrontare un lavoro, sentirsi demotivati perché non si viene capiti o cose così, quello è malumore… questo è [per come la sto vivendo io] sentirsi in cicli apatici o ipersensibili rispetto a tutto il mondo che ci circonda indipendentemente da singole situazioni quotidiane, e non sapere come uscirne proprio perché non si riesce a capire la causa.

    1. Mentre leggevo il tuo commento avevo come l'impressione di rivivere momenti del passato e,ahimè, tutt'ora attuali. Non li ho mai associati a "cicli" precisi..li vivemo e basta, incolpando prevalentemente il mio caratteraccio. Mi sono sempre rifiutata di credere alla "malattia", addossando tutte le colpe su me stessa. E' da un lato confortante leggere queste testimonianze, perchè ci si rende conto di non essere soli o "unici" nel vivere questi malesseri. Questi sono mestieri "individuali" in più anche creativi…e se si sta male è assai difficile rendere.

    2. il brutto è proprio quando i tuoi colleghi, che dovrebbero capirti dal punto di vista "creativo" ti rispondono "ma vabbé, tutti hanno problemi, la professionalità significa lasciarli fuori dalla tua vita lavorativa"… e hanno ragione, ma non è come un commerciante o un impiegato che alla fine devono fare lavori ripetitivi e alla lunga meccanici che non necessitano altro che competenze specifiche e bravura tecnica, noi lavoriamo sia con quelle ma anche con le idee, e se stai male le idee originali sono ancora più difficili da trovare, chi dice così a mio avviso o non è mai stato male psicologicamente, oppure lo è stato ma nell'uscirne è diventato troppo insensibile e intollerante per evitare di ricaderci di nuovo.

  11. Io penso all'universo.. magari è di aiuto a qualcuno, depresso o non depresso, pensare a qualcosa di così immenso che ci sovrasta mi aiuta a diminuire quei Pesanti sentimenti negativi che ogni tanto fanno capolino.
    Certo magari non si è comunque in grado di rimettersi a disegnare però si è più leggeri no?^-^

  12. Riporto la mia esperienza personale valida solo per le ragazze (maschietti abbiate pazienza ma quando ci vuole ci vuole): io ho degli sbalzi di "voglia di fare" e di "energia" in corrispondenza dei vari momenti del ciclo (quel ciclo, esatto) in cui sono.

    Sono sbalzi FORTI, passo da energia a 1000 + ore rubate al sonno per disegnare a umore fiacchissimo e sforzi violenti per tenere la matita in mano stringendo i denti. Non sono ancora riuscita a mappare con precisione questa ciclicità più o meno mensile, so solo che per me è così, che esiste e che non c'è niente di strano o di male. Dato che non sono illustratrice a tempo pieno, e che comunque spesso mi capita di disegnare rubando il tempo qui e là e usando intervalli brevi anche brevissimi di tempo per portare avanti le tavole (uso una tecnica che me lo permette) l'impatto su di me è tutto sommato leggero, ma comunque si sente quando ho delle scadenze che mi stanno tra capo e collo e so che non posso permettermi di sprecare nemmeno una singola occasione di andare avanti col lavoro.

    Una cosa che mi ha aiutato moltissimo in generale con la gestione della mia creatività è stata l'analisi. Adesso so perché disegno, so perché voglio disegnare, so cosa mi spinge a fare le facce in un certo modo, o scegliere certi colori, o stringere i denti e continuare a disegnare anche quando preferirei tagliarmi le mani e segarmi via la testa piuttosto che mettermi lì a lavorare.
    Conoscermi mi permette di capire da quale rubinetto esce la mia acqua. Saperlo mi permette di capire perchè in certi momenti l'acqua esce con fatica e in altri invece straripa.

    Io più che consigliare medicinali consiglierei la chiarezza. Fare chiarezza e conoscere sé stessi più a fondo possibile, con tutto ciò che questo comporta (di solito parecchi pianti e un sacco di stanchezza, ma poi tutto migliora e di parecchio).

    Comunque sia, buoni cicli a tutti voi, e tenete duro.

    1. Cara Laura, quello che racconti non è niente di strano.
      Il ciclo mestruale influenza comunemente l’umore delle donne e per ciascuna è un po’ diverso.
      Non per nulla le donne sono descritte da sempre come imprevedibili, ovviamente dagli uomini
      che non hanno mai padroneggiato la “misteriosa” materia del ciclo mestruale.
      A dire la verità mi pare che non lo facciano nemmeno ora: l’impatto della ciclicità ormonale mi
      sembra sia una di quelle cose un po’ trascurate dalla farmacologia che invece, per qualche motivo,
      a giudicare dalle pubblicità in TV sembra avere molto a cuore la regolarità del nostro intestino.

      Scherzi a parte: il ciclo comporta produzione di ormoni e soprattutto perdita di ferro (contenuto
      nel sangue). Ora: il corpo delle donne è fatto per perdere questo ferro, ma una carenza congenita,
      può chiaramente rendere il ciclo più influente sulla vitalità e sull’umore.
      Il nostro corpo non è una macchina perfetta: si tratta di capire dove e come qualcosa non va, per
      porvi rimedio. Di ciclo mestruale non è mai morta nessuna (penso) ed è forse questo il motivo per
      cui nessuno se ne preoccupa più di tanto, però come ripeto una umoralità fluttuante, qualunque
      ne sia la ragione, può risultare anche molto invalidante, sulla vita lavorativa e sentimentale.
      Conoscere il proprio corpo e il proprio carattere del resto non è facile, ma ci si può lavorare,
      per stare meglio, un pochino per volta.

  13. Voglio ringraziare Davide Calì per questo articolo. Non deve essere stato semplice scriverlo! Ha toccato un argomento molto delicato. Purtroppo la depressione come malattia è proprio un tabù e non è sempre facile capirla ed accettarla.
    Mando un caro saluto a tutti gli illustratori che passano di qui! :)

  14. Non è esattamente la stessa cosa, ma visto che siamo in argomento psicologico vorrei almeno dire due parole sulla mia esperienza. Non sono mai stata tecnicamente depressa, il disturbo che ho io si chiama DOC (disturbo ossessivo-compulsivo) e ne soffro da quando avevo 17 anni, con due grosse botte soprattutto (una appunto tra i 17 e i 18 anni e l'altra tra i 26 e i 28. Per molti anni non sapevo neppure cosa fosse, questo mostro che si impadroniva dei miei pensieri e metteva su un disco rotto di domande/risposte da cui non sapevo uscire. Poi finalmente, grazie a delle ricerche fortuite, ho scoperto il nome di questo disturbo, sono andata da una psicoterapeuta specializzata e mi sono fatta un anno e mezzo di terapia. Adesso (grat grat) sono quasi due anni che non ho attacchi forti, e gli episodi nuovi che ho avuto li ho saputi gestire. So che in futuro mi potrà accadere di nuovo di avere un attacco, ma spero nel mio piccolo di aver affilato le mie armi.

    Adesso quello che ho io forse non interessa molte delle persone di questo forum, però il mio consiglio è: se veramente siete depressi (e non solo tristi) andate da un bravo specialista e curatevi. Da solo non va via, o se anche si attenua, lascia strascichi.

  15. Mi sembra più utile commentare l’articolo di Davide che insistere sulla polemica su una frase infelice del primo commento. Fra l’altro, anche se non mi sarei espressa negli stessi termini, e pur essendo membro onorario del club dei “ciclotimici”, sono abbastanza d’accordo che il fatto di non preoccuparsi per ben quattro mesi di avvisare le persone coinvolte sia in senso vitale che economico nel tuo lavoro ha a che vedere anche con qualcos’altro oltre alla depressione. Se si tratta di mancanza di rispetto degli altri, o di senso del lavoro, o qualcos’altro non abbiamo certo gli elementi per discuterlo noi. Ma un malato, anche nel peggiore dei casi, avvisa o fa avvisare il datore di lavoro che non può presentarsi, altrimenti salta tutto il sistema, e se un illustratore pensa di non doverlo fare avalla la sensazione che non si tratta di un lavoro ma di un hobby, oltre a continuare a minare la già poca credibilità di cui purtroppo gode la nostra categoria.
    Sto male da non poter andare avanti? Non prendo il lavoro (l’ho fatto) o avviso in tempo perchè lo faccia un altro (idem). Nel dubbio può passare magari una settimana, massimo due (in certi casi sono già uno sforamento eccessivo, in qualsiasi altro lavoro avvisi dopo pochi giorni ) se passano quattro mesi è che me ne frego e per salvare capra e cavoli ammazzo la capra facendo marcire i cavoli.
    Detto ciò, grazie a Davide per parlare di questo tema, ce n’è bisogno, eccome! (continua…)

  16. Io prima dei trent’anni pensavo che prima o poi nella vita sarei finita in manicomio.
    Suppongo di rientrare nella indefinibile categoria (per un non addetto ai lavori come me ) della “ciclotimia” rapida (mi era venuto anzi il dubbio di essere l’amica a cui si riferiva Davide ma non mi pare si abbia avuto l’occasione di commentarlo).
    Qualcosa che precede di sicuro la scelta di essere illustratrice: mi ricordo bambina, e con un’infanzia tutto sommato felice, quando stavo ore a piangere alla finestra guardando la pioggia, senza una ragione apparente, se non generazioni di donne metereopatiche nella mia famiglia.
    Ricordo le crisi isteriche se non ottenevo il massimo a scuola …e il perfezionismo penso sia stato, più tardi, un grandissimo ostacolo nel vivere l’illustrazione più serenamente, fino ad arrivare agli estremi di passare tutta una notte a cercare di correggere un piccolo errore fino a rovinare l’intero disegno (vi è mai successo?). A posteriori, credo di aver vissuto dopo la maturità un esaurimento vero e proprio, che mi ha fatto perdere un anno di studi perchè singhiozzavo appena prendevo un libro in mano. Ma all’epoca ci voleva ben altro perchè i genitori ti portassero da uno psicologo, e non per colpa loro.
    Chiudo la parentesi extra-illustrazione, ma collegata al tema, con un accenno all’effetto devastante (mentalmente per alcuni giorni, fisicamente per i giorni successivi) del ciclo mestruale su alcune donne; mi ci sono voluti anni per accettare questo tipo di sudditanza psichica alle fasi ormonali e cercare di tenerne conto. Come nel caso della scoperta che la pressione bassa può provocare dei down pazzeschi ma facilmente risolvibili con un semplice caffè.
    Di cosa sto parlando? Non lo so, in effetti. Di tante piccole cose, magari, che però sfociano a volte in una disperazione più costante, che quando si fa evidente aumenta sempre di più i tempi di durata e la difficoltà di essere domata. (continua…)

  17. Poche settimane fa qualcuno mi ha ripreso, dicendomi : “Tu dici troppo facilmente che sei depressa. Mio papà lo era, e andava a letto con un coltello sotto il cuscino”.
    No, non sono mai arrivata a quel punto, non mi permetto di sicuro una comparazione.
    L’idea di farmi del male mi ha sfiorato solo una volta, per un secondo, evidentemente non l’ho pensato davvero. Volevo fare l’illustratrice e mi ero licenziata da un posto di grafica. Ero emigrata all’estero, arrancavo, e si univano mancanza di un riscontro, nostalgia di casa, confronto stimolante ma molto frustrante con i migliori del mio campo, solitudine e amore non corrisposto. Lascio stare quest’ultimo punto e mi concentro sul lavorativo, cercando di dare qualche spunto di riflessione, ricalcando alcuni punti sottolineati da Davide e magari dando un piccolo apporto personale.

    Solitudine dell’illustratore: problema sentito da quasi tutti. Maratone impossibili, quando il lavoro c’è, e l’impossibilità di fare le classiche otto ore perchè tutto deve essere pronto per l’altro ieri. Impossibilità di scandire la tua vita con i ritmi degli altri per poter godere anche dei classici momenti di socialità per colpa dei tuoi orari sballati e dell’inesistenza di un fine settimana.
    Il rischio è anche di essere tanto affamati di socialità nelle poche uscite da risultare esagerati, o, al contrario, di diventare goffi per mancanza di abitudine al rapporto.
    Molti amici hanno provato a risolverlo dividendo lo spazio lavorativo con altri (cosa che li obbliga ad uscire di casa e a una minima interazione umana) e con una dose superiore di autodisciplina nella gestione del tempo.

    Orari sballati, notte al posto del giorno: alla lunga un’emergenza diventa un vizio vero e proprio, cambiano i bioritmi ed è sempre più difficile rinunciare a una vita “vampira”, che però priva dell’energia e della positività collegata alla luce solare, oltre che della vita del resto dell’umanità, e spesso di molte diottrie. Nefasto. Se mi succede, prima delle avvisaglie di squilibrio interiore cerco di puntare la sveglia, di quarto d’ora in quarto d’ora, sempre un po’ prima, e obbligarmi piano piano a un ritorno all’utopica “normalità” e all’aria della mattina che ha l’oro in bocca come dicevano i nonni. Non si tratta di teorie new-age, solo di salute, anche interiore. (continua…)

  18. Disordine nel sonno e nell’alimentazione. Non parlo di quel disordine che segue la depressione, ma di quello che la può precedere o provocare. Personalmente, negli anni “felici” in cui lavoravo, per poter consegnare in tempo ero arrivata a mangiare meno perchè non mi venisse sonno, visto che non potevo dormire (niente a che vedere con l’anoressia, ci tengo a specificarlo. Era una sofferenza, un sacrificio stupidamente assunto dopo tanti anni passati agognando quei lavori, per non perderli. Consegnato il lavoro, nell’ordine: anche 17 ore di sonno ininterrotto e la ripresa dei pasti normali) Assurdo, vero? Ricordo ancora quando durante uno degli inevitabili superdown seguenti (quando non fai altro che piangere tutto il giorno) un’amica mi aveva fatto il lavaggio del cervello sulla necessità di una regolarità, anche controvoglia, anche senza tanta fame. Parole sante.

    Obiettivi. Una psicologa della mutua, da cui ero riuscita a farmi ricevere con uno stratagemma per tutt’altra ragione, mi disse una volta: “Lei alza ancora di più il listòn (spagnolo, direi che potrei tradurlo in “livello”) appena raggiunge un obiettivo, è logico che si sentirà sempre insoddisfatta.”
    In quanti di noi lo facciamo? In quanti non ci perdoniamo di essere meno geniali di altri, e arriviamo alla conclusione di non valere niente solo perchè c’è chi lo fa meglio di noi? Non dico di rinunciare al tentativo di miglioramento, ma di non usare il confronto come una frusta in una processione di penitenti. Un po’ di umiltà, e di generosità anche nei nostri confronti, di autoironia, magari, forse allontanerebbe questo bad mood.

    Instabilità lavorativa, mancanza di soddisfazioni professionali, di adeguato riscontro economico o, ancor peggio, di lavoro.
    Fase attuale. Si accettano consigli da chi l’ha superato.
    “Ti toglie soprattutto la prospettiva del futuro, dell’avvenire” scrive Davide “Ti sembra tutto finito”. Non poteva essere espresso meglio.
    Anche se ci convivo da tempo, e tutto sommato per non essere ancora crollata del tutto devo essere più forte di quello che pensavo, l’ultimo spavento l’ho preso poco prima di Pasqua, quando ho cominciato a singhiozzare anche di notte e sono stata pervasa tutti i giorni da una rabbia sorda, soprattutto contro il mio paese e il trattamento che mi ha riservato da otto anni a questa parte. Non riesco nemmeno a sentire i telegiornali, e se mi tiro su per avere l’entusiasmo sufficiente per iniziare qualche progetto, appena mi ci metto mi dico che tanto non serve a niente e smetto. Sono fra i catatonici, quelli che quasi non cercano più. Ho ripreso a dormire e a sorridere, ma il senso di panico e disperazione è sempre più in agguato.

  19. Depressione? Ciclotimia? Semplici sbalzi di umore? Io non lo so.
    Io credo, sì, che eventi esterni collegati al momento possano amplificare e fare saltare fuori tendenze magari legate alla personalità (e una certa ipersensibilità o delirio di onnipotenza spesso frustato fanno parte per forza del bagaglio di chi osa intraprendere una qualsiasi attività artistica) per quello a volte è più facile attribuire a loro la causa. A noi rimane trovare faticosamente i rimedi.

    Personalmente credo che una delle ragioni per cui finora mi sono salvata dal peggio è stata anche dire sempre e senza ritegno “Sono depressa” tutte le volte che mi sono sentita così, e sfogarmi con chi mi poteva aiutare, o anche semplicemente era disposto ad ascoltarmi.
    Conosco persone che si sono perse da un giorno all’altro ma fino a un giorno prima sembravano le più sicure del mondo, al limite della petulanza.
    Meglio fili d’erba agitati del vento che rami che si spezzano, forse. Imparando ad assecondare il vento anziché averne paura. E a chiedere aiuto.

    Grazie Davide, del tuo.

    Stay flower ^____^ !

    Laura

  20. Bellissimo intervento di Calì, e belle le mail autobiografiche della mia amica Laura. Questo è un tema che meriterebbe il coinvolgimento in questo forum di un medico esperto del settore, perchè abbiamo capito che lo stato emotivo di noi professionisti dell'illustrazione/fumetto è, se compromesso in modo serio, un inceppo sostanziale sul lavoro.
    Grazie per la segnalazione!
    Alessandro

  21. La "depressione" o la "tristezza" e quindi di "l'insoddisfazione" possono derivare anche dal senso di ineguadezza economica rispetto al resto della società?
    perchè mi rendo sempre più conto che coloro che vanno avanti sono per la maggior paret coloro che hanno una base economica abbastanza agiata.
    E' possibile ciò?

    1. guarda, io ti dico solo che A VOLTE è vero (ne conosco) ma io piano sto crescendo in questo ambito e i miei genitori non mi hanno pagato nemmeno i corsi; ho lavorato in un call center sudicio per pagarmeli da sola.
      Anche il luogo comune che lo fanno solo i figli papà è ingiusto, c'è anche chi si tira il culo :P

    2. Cara Luana,

      ogni parola che usi ha un suo senso, anche se sono legate insieme.
      La depressione è una cosa, la tristezza è un’altra, l’insoddisfazione un’altra ancora.
      L’insoddisfazione dipende da tante cose, ma la ritengo un sentimento positivo, uno stimolo
      a cambiare per ottenere ciò che si vuole. Io sono sempre insoddisfatto, anche facendo molte
      cose che desideravo e di cui sono contento.
      La tristezza dipende da diverse cose. Se non è legata a un evento particolare e va e viene
      ciclicamente si chiama più comunemente melanconia.
      Nemmeno questo vivo come un sentimento negativo. Almeno finché non degenera in qualcosa
      che ti impedisce di avere delle relazioni “normali” con gli altri.
      La depressione come ho detto è una cosa diversa. La tristezza, la melanconia, l’insoddisfazione
      ne fanno parte, ma non sono l’uno il sinonimo dell’altra e soprattutto non ne sono necessariamente
      la “causa”.
      Quanto al fatto che va avanti solo chi è agiato, non saprei. Ci sono persone che chiaramente riescono
      nella vita, in generale, non solo in questo lavoro, perché sostenuti economicamente dalla famiglia.

      Ma si possono fare molte cose anche senza soldi. E’ solo un po’ più difficile, ma per certi versi più
      stimolante.
      Sai, i soldi ti risolvono molti problemi, ma al tempo stesso ti impediscono di cercare soluzioni
      alternative, perché non ne hai bisogno.

  22. Posto un altro commento se mi permettete, sono daccordo con la ragazza che dice di conoscersi, prima dei medicinali, bisogna conoscere le proprie modalità, quindi qualsiasi cosa che permetta questo (analisi nel mio caso è stata una manna dal cielo)perchè il punto è gestire queste cose, non farle passare. Poi una cosa fondamentale è il frequentarsi tra illustratori, disegnare insieme, parlare mentre si disegna, questa è la terapia migliore… A volte non è semplice perchè spesso ci si conosce in determinate occasioni ma si abita lontano. Bisognerebbe mappare gli illustratori su google maps…

  23. Ho appena passato la boa di una tremenda depressione post parto, ma da giovanissima ho avuto un altro episodio depressivo di sei mesi, anche se meno grave. Credo che pure io sia affetta da ciclotimia… Detesto l'autunno. E' sempre utile parlarne con chi ci è passato, comunque. Molto utile. Perché solo chi ci è passato può capire il dolore profondo e orribile che ti porta la depressione. Tuttavia…mi è servita. È un dono. Spaventoso, ma pur sempre un dono.

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