L’effetto farfalla

Ci sono poche cose che cambiano radicalmente la vita: per questo ce le ricordiamo molto bene nel contorno di fatti, volti e pensieri in cui galleggiamo la maggior parte del tempo senza rendercene troppo conto.

L’effetto farfalla consiste nella partenza da un dettaglio insignificante che si propaga ed ingrandisce altrove, quindi non stupitevi se inizio da un principio apparentemente di poco conto.
Perché ciò che appare insignificante, potrebbe cambiare l’intero corso degli eventi.

Penzance, 23 aprile 2009

23 APRILE 2009

Decisi di fare l’illustratrice. Me lo ricordo bene perché era il giorno del mio venticinquesimo compleanno. La mia vita era sospesa tra un hobby trascurato e degli studi che anche se fruttuosi non mi appassionavano che tiepidamente.

Ora mi sembra impossibile, ma non disegnavo da anni, tanto che non pasticciavo nemmeno sul tovagliolo al ristorante. Cosa facevo? Non lo so. Strano sì, ma non mi ricordo. So solo che ero bloccata, come anestetizzata a livello emotivo.
Ribollivo di una voglia di esprimermi che non trovava sbocco in nulla di concreto.

LA MUSICA, UN'ENERGIA POTENTISSIMA

In quel periodo soffrivo di un’insonnia intrattabile. Così, durante una delle tante notti in bianco, iniziai ad ascoltare un CD che mi aveva passato la mia amica Martina, più per noia che per curiosità.
Intanto vagavo online , finché non mi resi conto che delle tracce mi stavano lentamente risucchiando da quello che stavo facendo. Mano a mano cadevo uno stato di coscienza leggermente alterato, fino a che mi resi conto che non stavo più navigando né leggendo alcunché.
Stavo semplicemente lì, seduta, con le cuffie ad ascoltare quella musica. Ero talmente rapita che respiravo appena.

Mi sentivo come se qualcuno mi avesse messo in mano una chiave e mi avesse bisbigliato “Cerca la porta che apre.
Non saprei spiegarlo meglio.

Cercai altro materiale su questo musicista e non esagero quando dico che nel giro di un mese mi trovavo all’interno di un negozio di Belle Arti, con un’esigenza quasi animalesca di disegnare.
I suoi testi e le sue sonorità avevano risvegliato in me la creatività da anni sopita. Era come se fossi nuovamente al mondo.

Un album di questo artista, in particolare, mi aveva colpita (non saprei dire se più nelle sonorità o nei testi) ed era incentrato sulla scoperta dei suoi limiti e del suo immaginario durante un viaggio nel sud della Gran Bretagna, una terra che mi aveva sempre attratta fin da bambina, ma fino ad allora non avevo mai visitato. L’avevo solo sognata e idealizzata, come fanno in molti. Ma sentivo il bisogno di conoscerla davvero.

Strutturai un lungo itinerario per un viaggio a tappe di un mese, in parte in solitaria e in parte con una mia amica (ci dividevamo e ci ritrovavamo in giro per il Regno Unito).

Non avevo mai fatto niente di simile, e non comprendevo fino in fondo cosa significasse. Mi sembrava una bella avventura, ma non speravo niente di più. Non avevo grandi aspettative, volevo solo un viaggio.

SOGNARE FA PAURA

Avevo sognato da sempre di disegnare e farne il mio lavoro, fino dai giorni in cui sfogliando da piccola gli albi in biblioteca mi mettevo a ricostruire le storie come le volevo io, ma sognare ad occhi aperti è una cosa, prendere in mano la propria vita e decidere di concretizzare un’idea è tutta un’altra faccenda. E’ un azzardo, un salto nel vuoto.

Fa paura. Una paura folle.
E se non ce la faccio? E se invece ce la faccio? Ancora più spaventoso.

VIAGGIO: IL VERO CAMBIAMENTO

Per la prima volta viaggiavo da sola e conoscevo i miei limiti ma anche e soprattutto le mie potenzialità. Scoprivo di non aver bisogno di qualcuno in ogni momento e di sapermela cavare benissimo da sola.
Questo alimentò molto la fiducia in me stessa e nelle mie risorse.

Land’s End, 25 aprile 2009

Scoprivo una natura indipendente, più di quanto me la fossi immaginata fino a quel momento, e il coraggio di arrangiarmi giorno per giorno in un Paese che non era neppure il mio, conoscendo ogni sera persone diverse da ogni parte del mondo e scoprendo che tutti siamo diversi e uguali.

L’avevo sentito dire spesso ma viverlo sulla propria pelle è tutta un’altra cosa.

Quando si viaggia con qualcuno non si ha tempo di vivere i propri stati emotivi fino in fondo; la conversazione spesso a tratti “obbligata” non dà modo di pensare ed elaborare, ci si sente quasi costretti ad intrattenere il compagno di viaggio. Sono pochissime le persone con cui si può rimanere in silenzio senza che nessuno si offenda e si creino tensioni. Ho imparato che sono le più preziose in assoluto.

UN AMICO SPECIALE

Il mio interlocutore durante quel mese fu un diario che scrissi e disegnai ad acquarello.  Ogni mattina scrivevo e disegnavo del giorno prima.

Stare da sola e conoscermi come se fossi una persona nuova, quasi sconosciuta, fu bellissimo.
A posteriori posso dirvi che conoscersi, per disegnare, è della massima importanza, una vera priorità.

La dimensione della solitudine e dell’autocoscienza diventano fondamentali per elaborare la propria visione delle cose, per capirsi e, di conseguenza, farsi capire esprimendosi al meglio delle proprie potenzialità.

Cardiff Bay, maggio 2009

l disegno è un linguaggio, bisogna sapere cosa dire.

Prima della partenza io non sapevo cosa avrei potuto condividere col resto del mondo, perché mi ero completamente distaccata da quello che pensavo e sentivo. Esistevo e nulla più.

Non ero depressa o chissà cosa, non avevo pensieri terribili di particolare entità.

Semplicemente, non avevo nulla da raccontare. E quando non si ha nulla da raccontare, che motivo c’è di esprimersi?

IL PAESAGGIO COME UNO SPECCHIO

Avevo già viaggiato disordinatamente per l’Europa; viaggiare mi piace e mi incuriosisce da sempre, ma non avevo mai “sentito” e “percepito” l’essenza dei luoghi, come se fossero vivi e parlassero; cosa che quella volta accadde.

Del resto, tre anni dopo conservo ancora foto di quelle scogliere in camera mia, le guardo e mi batte il cuore.
Da tempo che cerco di scrivere come andò quel viaggio, ma non ci riesco mai. I file rimangono a metà e poi vengono cancellati, come se non riuscissi a rendere l’intensità di quell’esperienza. Forse è giusto così, forse è qualcosa di troppo mio o forse non sono pronta a raccontarlo e lo sto ancora interiorizzando.

Quello che posso dire con limpida certezza è che quei luoghi mi raccontavano tanto: non di loro ma di me stessa.
Mi ci rispecchiavo. E’ possibile somigliare a un posto? Sembrerebbe una domanda assurda e forse infantile. Invece ho imparato che sì, è davvero possibile.

Penzance, marzo 2015

Se qualcuno mi domanda a che luogo somiglio, io somiglio alla Cornovaglia. Non siamo uguali, ma ci somigliamo come sorelle.

Coloratissima ed euforica nelle giornate di sole, frizzante o rabbiosa in quelle ventose (e credetemi, il vento là è tutta un’altra cosa, nulla a che vedere coi venticelli italiani), malinconica in quei giorni in cui le nuvole enormi e pesanti restano basse e la pioggia sembra rompere i vetri e voler spazzare via fiori e piante per non doverli rivedere mai più. Il tempo lì scorre lento, non per pigrizia ma perché si ama la vita nella sua essenza più primordiale. Lo percepisco e capisco profondamente.

E’ importante accettare di avere più di una natura dentro di noi, per potere esprimere tutto quello che abbiamo da dire.

Un viaggio può essere rivelatore.  E’ andata così, per me.

TORNATA IN ITALIA...

Presi in mano la mia vita.

Land's End, 24 aprile 2009

La decisione fu netta: una settimana dopo il ritorno sospesi l’università (naturalmente i miei genitori e il mio fidanzato storico furono allibiti dalla notizia), iniziai a studiare seriamente e con la massima dedizione per fare questo mestiere.

Non so ancora se riuscirò a farlo per sempre ma per ora lo faccio e cavoli, ci si sente bene ad essere sé stessi.

L'EFFETTO FARFALLA ESISTE IN OGNI COSA

Forse tutto è casuale, ma anche l’elemento infinitesimale può portare verso scoperte insperate.
Ogni tanto ci penso, riavvolgo questa storia fino a quella nottata in cui ascoltai quegli album, cancello l’evento…

E la catena si spezza.
Non ci sarebbe viaggio, forse ora farei tutt’altro, non conoscerei tantissime delle persone che oggi mi sono più care, non sarei così felice e neppure questo stesso blog esisterebbe.

Perché al ritorno da quel viaggio, l’illustrazione giorno dopo giorno ha permeato sensibilmente ogni giorno della mia vita.
Se non disegno leggo libri illustrati, giro librerie anche in compagnia di altri appassionati, faccio un salto a mercatini, navigo blog tematici…

Penzance, settembre 2015

NUTRITE CIO' CHE AMATE E CHE SIETE

Nutrite sempre e con costanza quello che siete.
Viaggiate, esplorate,  scoprite, scopritevi e non definitevi troppo, sperimentate cose nuove: musica nuova, libri nuovi, film e telefilm, mostre, cucine nuove.
E poi elaboratelo e condividetelo… Non può farvi e fare che bene!

Non sostengo che necessariamente si debba disegnare per professione, anzi conosco delle persone che lo tengono fermamente come hobby e mi dicono che farlo per lavoro farebbe scemare tutta la passione. Ognuno di noi è diverso.

Ma una cosa è uguale per tutti: la creatività va tenuta viva e bella sveglia. 
Se vi dicono “La creatività c’è o non c’è, è innata” vi stanno solamente riportando un preconcetto, una verità preconfezionata.

La creatività da sola non fa nulla se non le si dedica il giusto tempo. E’ un seme che fa crescere una delle piante più preziose di sempre.

Datele il terriccio giusto e annaffiatela regolarmente.

SEI ANNI DOPO

Amo ancora disegnare nel mio angolo studio, in silenzio o con della buona musica e in compagnia dei miei animali. Sono rimasta una tipa abbastanza tranquilla e riservata e non amo avere tanta gente intorno mentre lavoro.
Ma quel viaggio mi ha insegnato anche a portare il disegno lontano dalla mia scrivania, a condividerlo in certi contesti, e con grande gioia!
In questa foto sono alla Fiera di Bologna mentre disegno live allo stand Autori di Immagini per l’evento Wacom.
Dal 2013 ho iniziato ad insegnare e dare consulenze e ho scoperto che mi piace tantissimo assistere altri disegnatori.

Sarà perché un pezzetto (bello grande) di cuore rimane sempre lì, ma mi sembra impossibile sia passato tutto questo tempo.

Dal 2009 sono tornata in Gran Bretagna molte volte, soprattutto in Scozia e in Inghilterra (nel Wiltshire e naturalmente in Cornovaglia!)
Per questo, seppure lentamente, sto scrivendo un libro sul mio viaggiare da sola per il Regno Unito.

Come illustratrice, invece, ho iniziato una collaborazione proprio con un agente inglese, per poter lavorare nel mercato britannico che amo tanto.

In questi anni ho ripreso più volte in mano “La via dell’Artista” di Julia Cameron, un libro che mi ha aiutata tanto a codificare ciò che avevo appreso non solo in questo viaggio, ma anche in quelli successivi e nella vita di tutti i giorni.

Mi ha permesso periodicamente di fare il punto della situazione ed interiorizzare ciò che avevo appuntato nei diari di viaggio di volta in volta.

Da quando ho seguito il volume si è messo in moto uno strano meccanismo per cui ho conosciuto così tante persone speciali che fatico ancora a crederlo. Amici, collaboratori, compagni di percorso, anime affini.

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