Bologna 2012: i nostri racconti dalla Children Book Fair, conferenze, incontri e consigli

Per prima trovate la mia recensione,in seguito le esperienze di altri illustratori alla Children Book Fair. 

Ho preferito dare la parola anche ad altre persone perchè c’è chi c’è stato tutti i giorni, chi come me solo alcuni, e ognuno di noi ha vissuto cose diverse e incontrato persone diverse e ha cose differenti da raccontare! :)

SENSAZIONI CONTRASTANTI
Ho lasciato passare qualche settimana per scrivere questo articolo, un po’ perchè come molti di voi sanno il post Bologna è da sotterrarsi di stanchezza, un po’ perchè volevo raccogliere le idee.
Capire se l’entusiasmo che mi ha pervasa a questa edizione era più la felicità di aver visto stand, persone che mi interessava incontrare e rivedere, il sollievo di avere avuto buoni colloqui e contatti, oppure se effettivamente le cose erano andate bene.
Ringrazio in anticipo le persone che con estrema gentilezza mi hanno scritto la loro mini recensione e mi hanno passato le proprie fotografie dell’evento.
Io ne ho fatte pochissime perchè mi sono accorta in treno che la mia digitale era…senza pile. Che erano a caricare dalla notte prima e sono rimaste a Milano, per mia grande furbizia.

Come forse avete letto qualche settimana fa, attraversavo un periodo di grossa fiacca creativa, quindi sono partita da Milano Centrale col cuore pesante, contenta di vedere dei miei colleghi, ma assolutamente disinteressata verso l’evento stesso.
Sapevo che era sbagliato, perchè viene una volta l’anno e quindi dovevo in teoria avere tutte le energie del mondo e tutto l’entusiasmo possibile per affrontarlo, ma del resto certe cose non si decidono.
Per cui ho passato le ore di treno a pensare ad altro quasi dimenticandomi della fiera; ho conosciuto una ragazza che tornava in Italia dopo 2 anni di soggiorno in Texas e a New York e per la prima volta dopo mesi e mesi in cui mi lambiccavo il cervello pensando a soluzioni creative per il mio book o per i libri a cui stavo lavorando, ho staccato la spina.
Ho sentito unicamente il gusto dell’avventura trasparire dai suoi racconti, ne restavo rapita e ammaliata e tutte le angosce relative al mestiere e alla fiera stessa, venivano dissipate senza nemmeno che lei ne fosse consapevole. Anzi a dirla tutta non sapeva nulla di me, se non che sono illustratrice, e il dialogo è partito dalla mia grande borsa di Richard Scarry, accessorio che poi ho scoperto mi avrebbe procurato parecchi dialoghi in fiera.
Arrivata a Bologna ero alleggerita, svuotata da qualunque malumore, in uno stato emotivo del tutto neutro che mi ha permesso di arrivare tranquilla e quasi zen all’enorme entrata della Children Book Fair.

Ho scoperto che rispetto agli scorsi anni mi trovavo del tutto a mio agio, non c’era traccia del modo in cui mi sentivo la prima volta che ho varcato quei tornelli.
La prima volta a Bologna mi sentivo come qualcuno che aveva avuto una chiave per entrare in un posto a cui in realtà non apparteneva, quasi timorosa di essere scoperta. Non dico una ladra, ma sicuramente un’intrusa sì.

Fotografia: Fabio Buonocore

Quest’anno mi sembrava tutto perfettamente nella norma, anzi mi sentivo quasi come qualcuno che dopo tanto tempo tornava a casa.
Mi sentivo come la ragazza di Parma che tornava da New York. Ho passato i tornelli con un’eccitazione che non credevo possibile.

MOSTRA DEGLI ILLUSTRATORI SELEZIONATI

Mi sono diretta innanzitutto alla mostra degli illustratori selezionati, spinta da una sincera curiosità.
Come ogni anno sono rimasta perplessa su alcune scelte ma credo sia inevitabile, anche se alcune nonostante le abbia trovate fuori luogo,erano di mio gusto. Tra questi esempi spicca un’italiana, Monica Barengo, che mi ha tenuta incollata alle sue 5 misteriose ed inquietanti tavole per svariati minuti.

 Tra gli stranieri che ho preferito, senza dubbio Violeta Lopiz.
Vorrei a questo proposito spendere due parole su delle domande che nascono spesso post fiera: una delle ricorrenti è “Ma perchè c’è così tanta differenza tra le tavole in Mostra degli Illustratori e quello che viene esposto negli stand?” E’ presto detto. Sono due cose diverse. L’illustrazione che trovate negli stand è spesso commerciale, destinata cioè a dei prodotti che devono giustamente vendere, per cui è difficile che venga selezionata per la Mostra.
Ormai mi sono messa il cuore in pace su questa faccenda e capisco che la Mostra e gli Stand sono due luoghi separati uno dall’altro non a caso.

Dopodiché mi sono diretta alla mostra del Paese ospite che quest’anno era il Portogallo; amo profondamente l’estetica dell’illustrazione latina. Portogallo, Argentina, Messico, Brasile…
E infatti sono rimasta davvero incantata davanti a molte delle proposte portoghesi e non ho potuto fare a meno di apprezzare il vivace allestimento con le valigette rosse.

Fotografia: Fabio Buonocore

Rosaria Battiloro al Muro del Pianto

A questo punto mi sono diretta al Muro del Pianto, punto di ritrovo e catalizzatore di illustratori per antonomasia, forse anche più del Cafè degli illustratori.

Pur arrivando il primo giorno di fiera, di mattina, l’ho trovato praticamente già pieno zeppo di qualunque tipo di installazione: locandine gigantesche, cartoline, dispenser di biglietti da visita… spazzolini per gabinetti.

Non sanno più cosa inventarsi al muro del pianto… Grazie per la foto a Martina Cecilia!

E’ bello anche guardare chi delle persone che conosci è già arrivata e ha affisso il suo materiale, a quel punto infatti ho iniziato a dilapidare la mia ricaricabile chiamando a destra e a manca per organizzare dei mini ritrovi.
La Fiera è caotica e affollata e vedere tutti o ritrovarli dopo averli visti è davvero un’impresa titanica. Io sono rimasta solo due giorni, motivo per cui ho dovuto vedere a spizzichi e bocconi alcuni di voi e ho potuto intrattenermi pochissimo. Alla fine del secondo giorno ero già stanca morta e coi piedi a pezzi e il braccio del trolley aveva preso l’angolatura da trazione.

INCONTRI E CONFERENZE

Roberto Innocenti

Purtroppo sono arrivata in ritardo per ben TRE conferenze.
Per puro caso sono arrivata allo stand Associazione Illustratori in tempo per quella di Roberto Innocenti. Siccome sono una ragazza diligente e non mi fido della mia memoria, la sera del primo giorno mi sono annotata le risposte alle domande che gli venivano poste durante questo incontro organizzato con Tapirulan.

Non conosco i nomi delle persone che hanno fatto le varie domande. A parte il mio, ovviamente.

D – Signor Innocenti, quanto del suo vissuto quotidiano c’è nelle sue tavole?

R.I – A dirla tutta praticamente nulla, se escludiamo Pinocchio. Pinocchio è toscano, Collodi è toscano, la storia si dispiega nel paesaggio toscano, che è il mio, quello che ho visto e vissuto. Ma per il resto bisogna fare un discorso un po’ più articolato: nel momento in cui lavoro alla tavola non inserisco volutamente il mio vissuto negli elementi e nelle scelte dei soggetti, della composizione o dei colori. Piuttosto capita che prendendo in mano tavole di anni prima, mi rendo conto che quella tavola è in quel modo per dei dati motivi. Ma è una consapevolezza “col senno di poi”.

D- Lei preferisce lavorare per l’estero. In cosa dovrebbe cambiare questo Paese per fare in modo che le cose prendano una piega diversa?

R.I – *ridacchia* Bella domanda. Non è che io “preferisco” lavorare per l’estero. Noi italiani siamo spesso accusati di esterofilia. Nel mio caso trovo che non esista una considerazione abbastanza alta di questo mestiere per sprecare energie in progetti nostrani, con persone che non danno il giusto valore al mio lavoro. Mi dispiace naturalmente, ma io mi ritengo un artigiano non un artista. Un professionista. Quindi preferisco avere a che fare con delle realtà in cui ciò che faccio mi viene meglio riconosciuto. Mi sembra sensato.
In Italia i libri illustrati sono comprati dalla nonna e della zia al supermercato; comprano i libri delle principesse e delle Winx, o dei Gormiti. C’è lo scaffale azzurro e c’è lo scaffale rosa. Quella è generalmente la scelta del consumatore medio di letteratura per l’infanzia; quella commerciale, sempre quelle due/tre cose.

D – Cosa ne pensa dell’illustrazione digitale? Trova che tolga espressività al disegno?

R.I – L’espressività del disegno sta nel disegno. Il digitale è solamente un mezzo, un tramite. La verità è che molte persone si avvicinano al PC fiduciose che lui colmerà le lacune nel disegno, nella composizione e nelle nozioni sui colori, ma se non c’è di base la conoscenza del disegno a matita, le sue leggi e i suoi funzionamenti, non c’è PC che regga, il disegno sarà un prodotto mediocre, visibilmente mediocre. Io comunque non sono contro al PC. E’ solo uno strumento diverso. Del resto si vede chi sa usarlo bene e chi lo usa male. E si vede chi disegna bene e chi disegna male. Dire “meglio digitale” o “meglio tradizionale” non ha proprio senso.

A questo punto interviene il curatore della conferenza

 “Signor Innocenti, di lei colpisce l’estrema umiltà. Perchè si considera un artigiano piuttosto che un artista?”

R.I – Mah, io trovo che l’appellativo artista si usa un po’ con facilità. Per carità, sicuramente in un artigiano c’è un artista, c’è una scintilla creativa e una personalità, ma io non mi azzarderei mai ad annoverarmi tra i nomi di un Caravaggio o di un Van Gogh. Quella è gente di un certo tipo di cui non faccio parte. Le Belle Arti e l’Illustrazione e il confine tra le due è spesso dibattuto perchè fondamentalmente a molti la divisione tra le due infastidisce. A me per esempio non dà alcun fastidio, e per questo motivo definirmi un artigiano non lo vedo uno svilimento.
Ci sono cattivi artisti e buoni artisti, cattivi artigiani e ottimi artigiani.
– Cosa consiglierebbe a chi vuole intraprendere questa strada?
R.I – Innanzitutto, la preparazione. Sia didattica sia al sacrificio, alla pazienza, alla voglia di mettersi in gioco. (ndr: a quel punto ha abbassato troppo la voce e ho perso il filo del discorso)

Inutile dire che io l’ho ascoltato stregata per tutto il tempo, quasi cercando di cogliere la grandezza della sua bravura da un gesto o da una parola.
Quasi per carpire il segreto di tanta grandezza. Ma è impossibile. L’unica cosa che si può fare è aprire un libro come “L’ultima spiaggia” e ammirare. In silenzio. E’ lì che Roberto Innocenti si dimostra per quello che è. Un maestro. E anche una persona unica nel suo genere.

I LABORATORI E GLI ALTRI EVENTI

In seguito ho assistito a un mini laboratorio sulla nascita di un libro partendo da un foglio di carta; parto scettica e durante lo sviluppo del progetto mi vengono in mente migliaia di idee. E’ stata una di quelle attività che in sè concretamente non servono, ma ti danno modo di pensare e aprire la mente.
E’ per questo che io dico sempre “Cerca di venire a Bologna”.

Stand Associazione Illustratori

Come dicevo io stessa sono partita con poco entusiasmo e non avevo progetti di libro; avevo con me il tablet con sopra tavole di libri già pubblicati, disegni già venduti e utilizzati, insomma non avevo nemmeno preso appuntamenti con editori.
Ma la fiera è più che un insieme di stand: ci sono iniziative di ogni tipo come quella che ho appena esposto, conferenze, c’è DIALOGO E CONFRONTO, che è ciò che manca il restante tempo della vita di un illustratore.
Oggi internet facilita gli scambi di idee e contatti, ma trovarsi faccia a faccia a discutere con persone che fanno e amano la tua stessa cosa è tutta un’altra faccenda.

Paolo D’Altan per Wacom – Associazione Illustratori

Lo respiravo già in stazione a Bologna, quando scesa dal treno riuscivo già ad individuare chi era diretto in fiera.
Chi ha letto Harry Potter mi capirà quando utilizzo come similitudine il torneo mondiale di Quidditch nel quarto libro, quando i maghi, viaggiando per tutta la Gran Bretagna, riescono in qualche modo a riconoscersi tra loro in mezzo alla gente comune.

E’ una sensazione stranissima. Vedi una persona con una cartelletta e a volte (solo a volte) l’aria un po’ bislacca, o un look troppo giovanile per la sua età e cerchi di trattenere un sorriso soddisfatto ed empatico pensando “E’ un illustratore/è un’illustratrice”. Ed è come se ti vedessi un po’ da fuori.

ESPERIMENTI E COLLOQUI
Quest’anno come dicevo, ho utilizzato il tablet per portare con me il portfolio ed è stato un bell’alleggerimento sia in termini economici che fisici!
Alcuni editori hanno apprezzato moltissimo, altri meno: Spagna, Taiwan, Corea, USA e Ungheria sono stati quelli decisamente colpiti, meno entusiasta l’apparentemente più conservatrice Gran Bretagna, così così la Francia, che mi ha chiesto se avessi con me anche dei cartacei.
Ho voluto sperimentare e buttarmi per testare se il tablet sarebbe stato accolto come valido supporto o come un passo troppo in là. In fin dei conti appunto, non avevo progetti da proporre ma fondamentalmente volevo solo far vedere quello che già avevo fatto per prendere contatti.
Complice una maggiore sicurezza in me stessa e il fatto che mi sentivo davvero una zolletta di zucchero nella sua tazza di tè, quest’anno mi sono infrattata ovunque chiedendo colloqui, con la santa regola “Al massimo mi dicono di no.”

Mi sento di consigliare la massima obiettività nel considerare il proprio portfolio: se avete materiale sfuso, nessun progetto comune di almeno 4-5 tavole, o se effettivamente il vostro portfolio non è ancora a livelli professionali, evitate di andare da Casterman a farvi mazziare.
Piuttosto cercate qualche piccola casa editrice che sarà più disposta a darvi magari qualche consiglio, di modo che se anche non otterrete un contatto o una speranza di lavoro, avrete rotto il ghiaccio. Abituarsi a fare colloqui e a parlare di sè e del proprio lavoro è indispensabile e Bologna è un’ottima palestra.
Del resto anche andare con 3 chili di tavole appresso per non fare nemmeno un colloquio è insensato e prima o poi se volete lavorare vi toccherà farlo: scordatevi che qualcuno venga a chiedervi qualcosa o vi fermi. A Bologna siamo noi illustratori a farci il mazzo e cercare stand che producono materiale simile al nostro.
Quindi sostanzialmente a Bologna si va con la buona volontà e una sana faccia di tolla.

Scordatevi di parlare italiano se non in Italia e, irritando qualcuno, con la Spagna. Quella di Bologna è una fiera internazionale; chi non parla inglese è tagliato fuori. Persino le case editrici presenti in cui gli art director non parlano inglese hanno l’interprete ma dall’inglese alla loro lingua. Io per esempio ho parlato con un ungherese ma parlavo un inglese piuttosto dettagliato. Niente panico però: se avete paura di bloccarvi potete benissimo prepararvi cosa dire sul tal progetto o comunque su una serie di immagini e dire quello. Tanto i colloqui non durano ore. Certo se non capite cos’ha da dirvi l’interprete siete punto e a capo.

Uno dei coloratissimi stand pieni di sedie e con un impressionante viavai

Avete un anno di tempo per prepararvi a Bologna e a lavorare con l’estero che non va assolutamente precluso visti poi i tempi di crisi in cui versa il nostro Paese, che purtroppo investe pochissimo sul nuovo.
Investite in un corso di inglese o francese, ve lo dico spassionatamente.
Io ho studiato Lingue straniere, ma se non l’avessi fatto mi sarei già pagata un buon corso.

Insomma, che andiate a Bologna con lo spirito di avventura, di curiosità, col pallino degli affari o con l’unico desiderio di cazzeggiare con persone affini a voi, vale proprio la pena di schiodare le chiappe da casa vostra e farvi almeno un giorno alla Fiera. Non ve ne pentirete.
P.S Se fate un giorno solo portatevi da mangiare al sacco, a meno che non vogliate vendere la vostra famiglia per una pizza e una bottiglietta di acqua minerale dentro la fiera.
P.P.S Non fate come me; ogni volta mi ricordo di ritirare le mie tavole mandate per il pass, all’ultimo! Andate a prenderle quando arrivate, magari! :D

Le recensioni di:

ALESSANDRA FUSI

Io adoro la fiera di Bologna, la aspetto con ansia ogni anno, come una grande festa.

Di fatto per me è una ricorrenza importante, non soltanto perché mi permette di immergermi pienamente in quello che è il mio mondo (ed un mondo che adoro, aggiungerei), di vedere tute le nuove tendenze e novità, ma anche perché è un’occasione fantastica per incontrare e confrontarmi ogni volta con tantissimi colleghi e amici che magari sono distanti e durante l’anno non ho molta occasione di vedere: convergiamo tutti in questo grande punto nevralgico che è la fiera, ed ogni incontro è una festa.
Quest’anno per me non ha fatto eccezione.

Milioni di illustratori super colorati, muniti di cartellone-portfolio,  riconoscibili già al loro arrivo in stazione, immersi in ambienti altrettanto variopinti…E’ una botta di energia ed ispirazione ad ogni passo.
Non capirò mai chi rinuncia a visitare la fiera, perché magari non ha un progetto-libro pronto al momento…Venite comunque, venite per un giorno soltanto, venite a farvi un giro, ma venite…Rinnovarsi è fondamentale, guardarsi intorno lo è ancora di più…E quale occasione migliore di una fiera dove espongono editori di ogni paese e nazionalità?

Ho sentito pareri discordanti sulla fiera quest’anno…Più di qualcuno ha notato un certo “svuotamento”…Non so, a me non è sembrato…Sono arrivata il primo giorno verso le 10,00 e le prime due pareti del muro (che ogni anno è sempre più esteso, ed ogni anno è sempre più affollato) erano già quasi completamente piene.
Ovvio che poi l’ultimo giorno la fiera diventi triste e vuota, non è una novità…Il quarto giorno si chiude alle tre, ma già dalla mattina c’è chi inizia a smontare e portare tutto a casa, anzi, gli editori d’oltreoceano spesso smontano già il terzo giorno…

Quindi a parte questo, che è la norma, io non ho avvertito affatto la tanto decantata “crisi” in fiera, anzi, ho visto tanti nuovi editori, anche emergenti, molto propositivi, tanti bellissimi nuovi titoli, anche in edizioni molto curate e prestigiose…E tanti libri interattivi per Ipad, che hanno sempre il potere di incantarmi per ore…

Forse l’unica pecca, ahimè so di non dire niente di nuovo, è stata anche questa volta la mostra degli illustratori selezionati…Anzi, ad essere sincera mi sembra di notare un peggioramento di anno in anno, un progressivo calo di entusiasmo da parte mia (che la guardo sempre più rapidamente) ed un restringimento dei pezzi che mi colpiscono ad un numero sempre più esiguo…Aumentano invece in maniera esponenziale i punti interrogativi che mi spuntano in fronte davanti a certe immagini, assieme anche a un po’ di amarezza, se mi è concesso esser sincera.

Perché sarà anche ingenuo da parte mia, o retrogrado, o naif…Ma per me l’illustrazione è qualcosa di ben preciso, che ha delle caratteristiche ben precise. Prima su tutte una comunicatività e leggibilità universale e trasversale, che non ho avuto modo di riscontrare nella maggior parte dei selezionati.
Ho visto tante tavole “strane”, molte delle quali non incontravano affatto il mio gusto estetico (perché è anche di quello che si tratta, quindi prendete sempre la mia come un’opinione personale), più vicine all’arte moderna e concettuale che all’illustrazione.

L’illustrazione è ben altro, per me anche l’aspetto figurativo conta moltissimo.

Ovvio che ci sono state anche questa volta delle eccezioni, belle al punto tale da valer la pena di vedere tutta la mostra soltanto loro…Ma la cosa che mi rattrista è che si è trattato per me di eccezioni, appunto, che vedo diminuire di anno in anno.

Emblematica è la differenza che si riscontra poi aggirandosi tra gli stand, dove è possibile visionare effettivamente quello che è “il mercato” attualmente, in tutto il mondo: del genere di illustrazioni che sembra andare per la maggiore tra i selezionati della mostra dei selezionati per l’Annual c’è poca traccia, se non nulla.

La mostra del paese ospite, al contrario, mi ha incantata e meravigliata per il terzo anno consecutivo, non solo per i contenuti (illustrazioni così diverse e meravigliose!) ma da due anni a questa parte anche per l’allestimento: lo scorso anno con gli sportelli apribili per la Lituania, quest’anno con le valigie per il Portogallo…Una vera Magia.

 

Per il resto…Che altro dire…Come ogni anno ho vissuto la fiera per tutti e quattro i giorni, trascinando il mio fido trolley con libri e portfolio di colloquio in colloquio e alla fine (ma anche all’inizio, eh) la stanchezza si sente.
Ma ne vale sempre la pena: per il bottino di libri acquistati (e annotati da acquistare), per l’overdose di immagini che mi servirà come ispirazione per i mesi a venire, per i contatti presi e per la speranza nei frutti che potrebbero portare.
Già non vedo l’ora di tornare il prossimo anno….Per fortuna che a Dicembre c’è Montreuil!

Alessandra Fusi
http://alessandrafusi.blogspot.it

VINCENZO SANAPO

E’ difficile raccontare in poche righe lo stato d’animo con cui un illustratore vive un appuntamento importante come la “Bologna Children’s Book Fair”.
L’esperienza di quest’anno, se paragonata a quella dell’anno prima, posso dire di averla vissuta con nuova consapevolezza, poichè nel frattempo ho avuto modo di muovere i primi passi nel campo dell’editoria.
Ho dovuto confrontarmi con editori e scrittori e ho dovuto faticare non poco per riuscire ad imporre la mia figura professionale.
In Italia, soprattutto per i giovani, non è facilissimo far comprendere la consistenza di questo lavoro, e in questo senso credo che il mondo dell’editoria dovrebbe collaborare con noi illustratori nell’unico modo in cui gli è possibile farlo, e cioè promuovendo un prodotto che sia di qualità.

Livio Sossi allo stand AI

Credo che a volte il mercato e le mode condizionino troppo la scelta delle pubblicazioni editoriali, spesso a scapito della ricchezza di contenuti e del messaggio pedagogico. In fondo, anche noi siamo degli educatori! Educhiamo attraverso le nostre immagini.

Per quanto mi riguarda, ritengo doveroso ringraziare il professor Livio Sossi, per la gentilezza, la disponibilità e soprattutto per i suoi validi consigli che io sento di dover condividere con i miei colleghi, soprattutto con coloro che l’anno prossimo affronteranno gli editori per la prima volta: è importante presentare un portfolio curato! Se, invece, si vuol presentare un progetto-libro completo, è consigliabile presentarne una copia finita, stampata e rilegata, anche se poi il libro subirà diverse modifiche prima di arrivare alla pubblicazione vera e propria.
Vincenzo Sanapo
http://vincenzosanapoart.blogspot.it/

TIZIANA LONGO

Finalmente posso dire di essere stata presente alla fiera, di aver cercato anch’io a fatica un posticino libero per appendere la mia cartolina sul mitico “muro del pianto” e di aver toccato con mano cosa succede in questo famigerato luogo di perdizione!
Inizialmente stupore e meraviglia, poi ti assale l’ ansia da prestazione: “ecco e adesso che faccio?”, si perchè oltre al jogging (su e giù per la fiera) e al sollevamento pesi (borsa, book, libri in spalla), sarebbe utile mostrare il tuo sudato lavoro a qualcuno…non tanto nella vana speranza di una pubblicazione immediata, quanto nel riuscire a rimediare pareri e consigli da esperti nel settore.
Per quanto mi riguarda e per quanto ho potuto appurare, tra gli stand italiani, poche erano le case editrici disposte a darti retta e le uniche ad aprire le porte agli illustratori erano letteralmente prese d’assalto!
Tuttavia son riuscita a mostrare il mio portfolio un paio di volte e a capire che, prima di sedersi ad un colloquio, è importante fare una cernita accurata delle case editrici che ci sono più congeniali, se non ci si vuol sentir dire “bello ma non fa per noi”.
L’incontro più utile e costruttivo di sicuro l’ho avuto allo stand dell’Associazione Illustratori. Tante le attività e gli incontri in programma (tra i quali la presenza di Innocenti) e tanta la disponibilità nei confronti del baldo illustratore di turno. Il giovedì mattina infatti era prevista la visione dei portfoli da parte di alcuni personaggi del direttivo dell’associazione. Io ad esempio ho avuto il piacere di conoscere  la Vicepresidente Valentina Russello, la quale, con pazienza ed entusiasmo, ha esaminato i miei lavori e mi ha dispensato di preziosissimi consigli sull’esprimere la propria personalità attraverso il segno e sulla trasmissione del messaggio visivo e narrativo all’interno di un progetto libro anche attraverso la prospettiva. Interessante no??
Nel suo complesso esperienza positivissima quindi, solo ricordarsi i pattini a rotelle l’anno prossimo!!


Snowhite’s secret box

Alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, appuntamento da non perdere la mostra di Ana Juan, illustratrice in bianco e nero, maestra delle matite e delle atmosfere d’incubo.
Immaginate la triste melodia di un vecchio carrillon in sottofondo,  teche abitate da topi, ragni e foglie secche, buffi burattini penzolanti e le tavole a far bella mostra sulle pareti bianche, le bellissime matite narrano…su una parete la scritta “Brutti sogni”. 

Un affascinante incubo che prende forma e ti cattura, fino a quando quella melodia diventa quasi insopportabile e si torna alla luce, con un po’ di malinconia. Da vedere assolutamente.
Tiziana Longo
http://tizillustra.blogspot.it/

SILVIA A.

“Prima volta in fiera”
Ciao!!!! Prima volta in fiera…esperienza straordinaria. Tantissimi stand ricchi di libri meravigliosi che mi riempivano la testa di nuove idee. Ringrazio in modo particolare lo stand dell’associazione illustratori che sono stati disponibilissimi e mi hanno dato tantissimi consigli!
Sono passata martedì mattina, me l’hanno visionato due signori e una signora, tutti gentilissimi e disponibili, mi hanno anche consigliato artisti dai quali potevo prendere spunto,hanno commentato ogni immagine dandomi il loro parere su come migliorarla. Avendo studiato animazione e non illustrazione pensavo di fare delle pessime figure invece ho trovato grande professionalita e rispetto x tutto.Ho parlato anche con il ragazzo che disegnava con la tavoletta grafica, anche lui gentilissimo, mi ha regalato consigli e pareri con molta calma soffermandosi anche lui x ogni immagine. Non avevo un vero e proprio portfolio, essendo la prima volta e non avendo la minima esperienza pensavo di passare solo a dare un’occhiata xe ho ancora tanto da imparare invece poi mi sono buttata e ho fatto vedere qualche disegno a chi, secondo me, poteva interessare il mio stile, cosi facendo ho vinto la mia timidezza!Sono rimasta contentissima soprattutto x la professionalità trovata. Sono passata a parlare solo in case editrici italiane purtroppo … Non sapendo l’inglese sono rimasta bloccata. Ma l’hanno prossimo vedrò di passare parlare con tutti indipendentemente dalla lingua!
Silvia

Inoltre, Addictive Colors ha scritto un post sulla Fiera.

Tra chi di voi è stato a Bologna: 
come l’avete trovata la Fiera quest’anno?
Per chi ancora ci deve andare… cosa vorreste sapere?

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Commenti

commenti

    1. Katya Longhi 1 aprile 2012
    2. Erminia Pedata 1 aprile 2012
    3. piccikka 2 aprile 2012

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