Dietro l’albo illustrato: 7 illustratori raccontano i propri dietro le quinte

A scadenza abbastanza regolare nel tempo libero mi aggiro per librerie. Mi serve per rilassarmi e al tempo stesso per guardare cosa circola sul mercato.
E’ vero che ci sono i cataloghi online, ma volete mettere la soddisfazione della carta stampata?
Il fruscio delle pagine, le illustrazioni che una dopo l’altra raccontano la storia?

Da qualche anno però lo spirito con cui sfoglio questi libri non è più lo stesso: assieme alla passione e alla curiosità si accompagnano un punto di vista più “professionale” e analitico e una necessità di comprensione maggiore del prodotto che ho tra le mani.

Diciamo che una visione critica di un prodotto va oltre la sensazione emotiva di “piacere/non piacere”. Io focalizzo molto l’attenzione sul lavoro DIETRO al libro.
Questo approccio negli ultimi mesi si è molto accentuato, da quando ho lavorato cioè alla mia prima pubblicazione e ho visto i volumi sugli scaffali.

Ora so concretamente quanto lavoro, quante vite, quante dinamiche e quanti sentimenti si incrociano dietro le quinte di un prodotto editoriale; quasi come in uno spettacolo teatrale ben diretto.
E pensare questo è molto affascinante.

E’ da allora che coltivo l’idea di una mostra che dica al pubblico cosa c’è dietro un albo illustrato, cosa c’è concretamente tra le mani di un bambino che sfoglia una storia, studia i dettagli in quelle che lui non sa ma si chiamano tavole; una mostra che prenderà finalmente forma in autunno a Milano e di cui sarò organizzatrice.

Ma prima di allora, mi interessava raccogliere le testimonianze di alcuni degli illustratori che vi parteciperanno e domandare loro come procedono nella lavorazione di un albo, quale fase preferiscono, quali sono le maggiori difficoltà nei propri “dietro le quinte”.

Buona lettura! :D
LAURA IORIO:
“Quando si ha in mente l’atmosfera che si vuol rendere
l’immagine viene fuori da sé.”

Le coeur de l’ombre è una storia a fumetti che si sviluppa e si conclude in 2 volume di 46 pagine l’uno.
racconta la strana avventura di Luc,un bambino francese di origine italiana.
Luc ha ogni genere di fobia e per questo vive una vita solitaria,priva di amici, con una madre troppo apprensiva e un padre troppo freddo. l’unica persona che cerca di spronarlo e d’incoraggiarlo ad affrontare la sua età di bambino con maggiore sicurezza è l’ amata nonnina.
ma all’improvviso, la vita di Luc subirà una svolta inattesa, quando incontrerà in  circostanze sospette,…”l’uomo nero”, si l’uomo nero, proprio quello della ninna nanna che sua nonna gli cantava spesso per farlo addormentare…e d ali si susseguiranno una serie di bizzarri incontri divertenti e…terrificanti allo stesso tempo! ;)

La parte del lavoro che preferisco è senza dubbio la scelta della palette. i colori per me sono fondamentali e molto spesso quando creo un’immagine è la prima cosa a cui penso, subito dopo o contemporaneamente viene la composizione. quando si ha in mente l’atmosfera che si vuol rendere l’immagine viene fuori da se ;)

Lavorare su un fumetto per me è stato ed è tutt’ora molto difficile. io amo i fumetti, ma riconosco che quello del fumettista è un lavoro complicato :)
Sicuramente la parte più difficile sono gli storyboards, la narrazione. è certamente la parte più bella ed interessante di tutto il lavoro del fumettista, ma io credo di sentirmi più profondamente illustratrice che fumettista, percui fino ad oggi ho sempre collaborato con Roberto Ricci agli storybords, su entrambi i fumetti che ho realizzato. spero, comunque, un giorno di riuscire a sentirmi sicura e capace abbastanza da poter realizzare anche gli storyboards ;)
altra cosa non facile per me sono le inquadrature…nel fumetto bisogna prima di ogni altra cosa raccontare e di certo non si può raccontare tenendo la “camera” sempre fissa, percui mi trovo a combattere spesso e volentieri con inquadrature e prospettive non proprio…ovvie per me :D

DANIELA GIARRATANA
“Creare un libro è un’avventura speciale ed unica per ogni illustratore.”

Creare un libro è un’avventura speciale ed unica per ogni illustratore.
Quando tra le mani ho una nuova storia da illustrare, la leggo tutta d’un fiato e poi lascio passare un po’ di tempo sapendo che, nei momenti di silenzio, le immagini inizieranno a scorrermi davanti agli occhi. La leggo e rileggo ancora e ancora  per cogliere ogni particolare e ogni attimo nascosto tra le righe. Qualsiasi racconto può essere interpretato in vari modi; è come entrare attraverso una piccola porta in una stanza e osservarla da ogni lato, angolazione e prospettiva.
Focalizzo la mia attenzione su quell’attimo della trama dove le mie emozioni vengono catturate, dove il silenzio ha bisogno della forma. E’ così che disegno la mia tavola. Sviluppo il mio menabò senza mai dimenticare l’importanza e l’equilibrio che le stesse immagini avranno con il testo e do vita alla mia  personale stanza.
La stessa cosa accadde quando la mia nuvola così dolce ed indifesa prese forma nella fiaba  “L’ultimo regalo” di Rosa Tiziana Bruno. E’ stato un amore a prima lettura, pura poesia. Una danza leggera che volevo assolutamente illustrare e che gentilmente la scrittrice m’aveva fatto leggere. Sussurrava di dolci sentimenti, di tematiche profonde e di paure da affrontare. Una storia nella storia. La difficoltà di disegnarne i protagonisti in modo originale: il sole, la nuvola, i colori e il triste blu m’affascinava e mi stimolava ogni volta di più. La prima tavola che disegnai rappresentava il momento in cui il sole, all’inizio scontroso, scoprì d’essersi innamorato della nuvola guardandola ogni mattina al risveglio sempre più bianca e sempre più soffice.
Mostrai la tavola alla scrittrice e, con mia grande gioia, ne rimase entusiasta. Ha avuto inizio così la nostra avventura fatta di complicità e di profondo rispetto l’una per il lavoro dell’altra. Ogni tavola era uno scambio d’emozioni, di pareri e di confronti. 
 La stessa emozione e lo stesso entusiasmo sul nostro progetto “L’ultimo Regalo” hanno coinvolto la casa editrice “Il Ciliegio” . Tutto questo mi renderà  davvero felice quando  i primi mesi del 2012 potrò sfogliare il libro! Quando la mia stanza spalancherà le finestre e la luce potrà entrare e mostrare la fiaba raccontata  dalla penna di Rosa Tiziana Bruno.    

FRANCESCO ZITO
“Concentrare tutto in una sola illustrazione è una vera e propria sfida.”

Il libro su cui ho lavorato (che poi è il mio primo libro illustrato!) è Il pesciolino d’oro, riscritto da Stefano Bordiglioni sulla favola originale russa e pubblicata dalle Edizioni EL.
Durante la lavorazione delle tavole per il libro, la fase che preferisco in assoluto è quella della realizzazione di quest’ultime, perché è in quel momento che il lavoro di interi giorni sullo storyboard si concretizza nei definitivi.
La documentazione è forse la parte più noiosa: alla fine è una vera e propria ricerca spasmodica di immagini; si può perdere molto tempo solo per trovare un piccolo particolare che poi andrà inserito in una delle tavole.
La difficoltà che ho incontrato è stata sicuramente quella di dare un’immagine al testo, concentrare tutto in una sola illustrazione e mantenersi nel formato del libro è stata una vera e propria sfida in alcune parti da illustrare.

ALESSANDRA FUSI
“La soddisfazione di creare, realizzare,
visualizzare e sviluppare un universo tutto mio.”

La mia fase preferita nella lavorazione di un libro è senza dubbio la ricerca iniziale, subito dopo la lettura del testo: ore e ore -piuttosto piacevoli- passate a cercare immagini di referenza per ambientazioni, posizioni anatomiche strane e contesto storico, elementi curiosi per il collage (vien sempre fuori qualcosa di divertente a cui non avevo pensato), i colori e le atmosfere giuste, anche la musica giusta…E quando serve anche un pò di shopping per materiali nuovi (pennelli, colori, album, carte decorate) per l’occasione.
Tutto ciò che è necessario per tuffarmi pienamente nella storia e per passare a visualizzarla.

La fase più difficile, invece, per me è sicuramente la realizzazione dello storyboard…Mi risulta proprio mentalmente e fisicamente faticoso!
Mentalmente, perchè è in questa fase che si decide tutto: inquadrature, composizioni, ecc…Fisicamente perchè, mentre per me basterebbe un mini scarabocchietto di 3cmx3cm per schiarirmi le idee e svilupparle poi direttamente nel definitivo, per l’editore no…Non ho ancora imparato a far in modo che mi leggano nel pensiero, ahimè…Dunque è necessario che le matite rendano bene, seppure in fase di bozza, l’idea di quella che sarà la tavola a colori.
Col tempo ho imparato a gestire la mia antipatia cronica per lo storyboard e a lavorare sempre meglio le bozze per poi poterle sfruttare al massimo nel definitivo, cosicchè, finito lo storyboard, il resto della lavorazione sarà tutta in discesa -o quasi-…Ma l’antipatia nera resta comunque!!

Tra i miei libri pubblicati quello a cui sono più affezionata finora resta “Le grand voyage de Tessie” (http://www.editionsannachanel.com/page0052tessie.php)…Dico resta perchè oramai è un libro “vecchio”, uscito nel febbraio 2010 e terminato da me nell’estate del 2009, ma è il mio primo -e finora unico, pur essendocene altri in programma- albo di cui sono sia autrice sia del testo che delle illustrazioni.
Lavorarci è stato bellissimo: l’editrice è stata fantastica nel lasciarmi completa e totale libertà e nello scegliere un formato così grande e bello (il libro chiuso è grande quasi quanto un A3, la carta all’interno è molto bella e la copertina ha la plastificazione con la vernice selettiva lucida e opaca…extra lusso!)…Senza contare la soddisfazione di creare, realizzare, visualizzare e sviluppare un universo tutto mio…Aaaaah, non vedo l’ora di farne uno nuovo!

SILVIA LONATI
“La fase più divertente nell’intero progetto di un libro è la ricerca creativa.”

Illustrare un libro è una cosa davvero magica. Ma lo è ancora di più quando ad essere illustrata è la tua storia, i tuoi personaggi. Entri in un mondo parallelo, dove sei tu che tiri le fila.
Sei tu che hai il potere di stravolgere tutto.

Nel mio primo libro illustrato ,“La mucca da giardino”, ho voluto creare una storia buffa e surreale, partendo da semplici idee sul personaggio principale, una mucca appunto. Elaborando quelle idee poi, ne sono nate tante altre, fino ad avere il puzzle completo della mia storia.
Questa, per me, è sicuramente la fase più divertente nell’intero progetto di un libro: la ricerca creativa. E comprende quindi, anche lo studio dei personaggi, dei movimenti, le tecniche e i colori da impiegare. Ma questa, è anche la parte più impegnativa nella realizzazione di un libro, perchè comporta il saper organizzare  ed interpretare al meglio le tante idee, a scartare quelle che non portano da nessuna parte e a riuscire a mettere su carta l’idea finale.

RAFFAELE CONTE
“E’ il colore che dona vita al mio libro!”

Parto col dire che non ho grandissime esperienze di libri finiti alle mie spalle: uno fatto durante il periodo scolastico e valido come “tesi”, in attesa di essere pubblicato; il secondo, dal titolo “Il Cammello Bianco”, scritto da Sofia Gallo e pubblicato da “Paoline Editoriale Libri”, di cui ho curato la copertina e 5 illustrazioni interne; ed infine molteplici progetti personali, alcuni conclusi ed altri in attesa di esserlo.
Lavorare ad un nuovo libro è sempre emozionante, l’idea di cominciare qualcosa di nuovo mi riempie di carica creativa!

Quando lavoro ad un libro, progettato il tutto e finalmente ho concluso le matite, si passa alla parte che io reputo la più artistica di tutto il lavoro, forse ancor più della parte disegnata, ovvero la colorazione (oppure, nel caso del Cammello Bianco, la stesura dei chiaroscuri). E’ senza dubbio la fase che amo di più! Si sa che confezionare un libro richiede un notevole consumo di energie. Si tratta di dover progettare tutto nei minimi dettagli e questo aspetto necessita doti che spesso vanno al disopra dei miei standard naturali. Pertanto la colorazione rappresenta per me lo sfogo “artistico” dopo il lavoro più complicato e dispendioso. E’ in questa fase che vedo tutti gli sforzi precedenti concretizzarsi: qui il mio libro assume una propria personalità, un proprio carattere. E’ il colore che dona vita al mio libro!

Ogni rosa ha però le proprie spine. Al fine di una buona continuità della storia nella sua forma visiva, un progetto deve presentare illustrazioni che, per i motivi citati, vanno assolutamente disegnate. Per questo motivo capita che si crei in me una classifica di preferenza tra le tavole e affrontare quelle meno “prelibate”, soprattutto quando non si è nelle corde giuste, può essere notevolmente problematico. Capita anche che una tavola vada rifatta più volte, cosa che non amo particolarmente.

Concludo scrivendo che, nonostante qualche lato negativo, non c’è lavoro più gratificante che io possa fare! Vedere il proprio prodotto finito e l’apprezzamento che può suscitare da un senso a tutta la mia vita!

MORENA FORZA
“Non parliamo poi delle fiabe: illustrarle significa guardare castelli, vecchi arredamenti e…costumi! Io ci perdo giorni e giorni solo per riempire cartelle di materiale del genere!”
Per vestire la mia Rapunzel ho cercato un abito rinascimentale che mi piacesse ;)
Come Alessandra Fusi, anche io apprezzo maggiormente la fase di ricerca. Molti hanno detto che non si conosce bene qualcosa finchè non la si disegna e secondo me è proprio vero.
Disegnare un soggetto può implicare un mare di cose da sapere e guardare da vicino.
Quando ho lavorato a Kill the Granny per esempio i miei due personaggi su cui lavoravo erano due anziani sposi, per cui dovevo rendere al meglio gli spazi entro cui si muovevano: una casa un po’ agée, un baretto, un parco.
Quando ho dovuto disegnare una tavola in cui comparivano 4 vecchietti ho capito che non era così scontata come cosa: a me i vecchietti sembrano tutti vestiti uguali ma non potevo certo disegnarli tutti uguali in una sola tavola, senza contare che il mio protagonista principale doveva spiccare di più dagli altri ed essere più leggibile. Quindi sono scesa in piazza e li ho guardati giocare a carte, arrabbiarsi per il gioco, ho notato le loro movenze e i diversi modi di vestire. E’ stato buffo e molto istruttivo (io fingevo di passeggiare col cane, per non destare sospetti :P)
Persino vestire dei bambini in un racconto non è così ovvio: i bambini di oggi non sono vestiti come quelli negli anni Novanta, cadere nello scontato è facilissimo. E in quel caso ho guardato dei siti di abiti per bambini, per farli più interessanti.
Non parliamo poi delle fiabe: illustrarle significa guardare castelli, vecchi arredamenti e…costumi! Io ci perdo giorni e giorni solo per riempire cartelle di materiale del genere! Mi ha stupito leggere che qualcuno trova questa fase pesante, perchè per me è davvero quel momento in cui raccolgo le idee e navigo, rilassante e istruttiva al tempo stesso. Non sapete quante cose interessantissime e bizzarre si trovano durante questa fase!
Magari anche cose che non c’entrano nulla col soggetto, ma deliziano gli occhi.
La ricerca può comprendere anche guardare albi illustrati di altri autori (storici o non) e anche quello è un’autentica delizia.
Ciò che invece non sopporto è studiare la composizione e cercare di aggirare con naturalezza le prospettive, perchè il mio stile di disegno (per come è ora) non le regge, stona con le prospettive ed i punti di fuga, quindi la composizione va ben bilanciata con un sacco di accorgimenti (aggirare la prospettiva non è proprio così semplice, si rischia sempre di apparire piatti e noiosi!)

Spero che con questo articolo siamo riusciti ad incuriosirvi un po’ nei confronti di quel bellissimo mestiere che è quello del disegnatore, costellato da tante soddisfazioni ma anche da tanti sacrifici e a volte delusioni! :) Ogni rosa ha le sue spine… il lavoro da illustratore a volte ne ha pure sui petali!
Morena

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