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Asterisk Pubblicare gratis? L’autoproduzione è una valida alternativa
15/09/2011 Morena Forza in Disegno per professione / 4 responses

Carmen Dell’Aversano ci invia questa sua osservazione sull’autoproduzione come alternativa alla non pubblicazione o peggio, alla pubblicazione pagata.
Non credo sia un segreto per nessuno che alcune persone sono disposte a pagare per vedere pubblicato un proprio libro, che nel migliore dei casi sarà di bassissima qualità per copertina e soprattutto non avrà nè promozione nè una distribuzione decente.
All’estero, in particolar modo negli Stati Uniti, la pubblicazione indipendente è una realtà assodata, tanto che ci sono stand alle fiere in cui queste persone sono presenti e un’associazione che rappresenta gli editori indipendenti.
Da noi deve ancora diffondersi, o forse non succederà, in ogni caso la mentalità non c’è ancora.
Per cui ho trovato molto interessante questo articolo e ho deciso di sottoporvi le riflessioni di Carmen.

Una cosa è certa: se un editore vi chiede soldi per pubblicarvi o farvi lavorare, non solo ci avrete speso soldi ma anche tempo inutile; un prodotto che ha futuro vi viene pagato, non lo pagate voi.

Carmen non ha trattato l’argomento ma mi permetto di aggiungere una mia riflessione sulla pubblicazione digitale.
Ho notato ancora un certo snobismo di fondo sull’ebook e devo aprirvi gli occhi: può piacere o non piacere ma l’editoria si sta adattando alla tecnologia e sta CORRENDO, speditamente, nella direzione dell’ebook.
Questo atteggiamento:



non è molto costruttivo.
Stanno uscendo diverse marche e modelli di tablet, ebook reader a prezzi davvero stracciati, tra qualche anno l’ebook e il libro interattivo saranno due realtà assimilate ed è meglio pensarci ora che restare su una mentalità vecchia, se si vuole pubblicare.
La pubblicazione digitale cambierà radicalmente moltissime cose. Vi spingo a rifletterci e mi scuso se mi sono allontanata dai propositi di Carmen.

“Che un editore possa proporre a un autore di lavorare senza essere pagato non è solo indecente ma anche, a ben pensarci, assurdo.
Assurdo perché c’è qualcuno che è sicuramente disposto a pagare l’autore: tutte le persone che comprano il libro. Se l’autore potesse raggiungerle direttamente e proporre loro il proprio lavoro non avrebbe nessun problema a farsi pagare.
Questo è esattamente ciò che hanno fatto per secoli innumerevoli autori, scegliendo di pubblicare le proprie opere attraverso un procedimento commerciale che si chiama stampa per sottoscrizione.
      In pratica, la cosa funziona così. L’autore (o il disegnatore) pubblicizza un libro non ancora stampato dichiarandone il contenuto e il prezzo di copertina, e chiede agli interessati di prenotarne una copia. Se il numero dei sottoscrittori (si chiamano così le persone che si impegnano ad acquistare una o più copie dell’opera) è sufficiente a coprire i costi di stampa garantendo all’autore il profitto che desidera, il libro viene stampato; altrimenti non succede nulla. Il rischio per l’autore è pari a zero; il rischio per i sottoscrittori è pari a zero. Meglio di così le cose non potrebbero andare.
    Nel diciottesimo secolo (quando la stampa per sottoscrizione ha cominciato ad affermarsi in maniera massiccia in Europa) e poi nel diciannovesimo (quando si è diffusa soprattutto negli Stati Uniti), i libri venivano pubblicizzati in maniera laboriosa e costosa, attraverso una rete capillare di commessi viaggiatori che, evidentemente, andavano retribuiti; ciononostante gli autori riuscivano spesso a realizzare profitti immensi, cosa tanto più notevole in quanto mantenevano il completo controllo artistico sulle proprie opere: ad esempio, i libri dell’umorista americano Mark Twain furono pubblicati tutti per sottoscrizione, e questo gli permise non solo di diventare ricco ma anche di elaborare uno stile personalissimo e assai lontano dalle convenzioni della sua epoca, e un approccio del tutto creativo alla letteratura che probabilmente nessun editore, ansioso di inseguire o di prevedere le tendenze del “mercato” e desideroso di assicurarsi un ritorno per i propri investimenti, gli avrebbe lasciato passare.
      È chiaro che Internet, che può sostituirsi in maniera comoda, gratuita e, soprattutto, planetaria (in primo luogo per l’illustrazione, dove non esistono barriere di lingua), alla rete di agenti che hanno costruito il successo di Mark Twain, dovrebbe essere il paradiso della stampa per sottoscrizione. Effettivamente esistono una serie di servizi, come Lulu o Blurb, che sfruttano quest’idea, e per i libri non illustrati funzionano anche abbastanza bene. Purtroppo però questi siti non offrono alcuna garanzia riguardo a un aspetto che per i libri non illustrati può essere considerato secondario ma che per quelli illustrati è invece sostanziale: la qualità della stampa. (ndr Mi intrometto. La stampa su Blurb mi dicono essere ottima) Come tutti sappiamo, un momento cruciale della pubblicazione di libri illustrati è l’approvazione del cosiddetto BAT (bon à tirer – pronto per la stampa), che per contratto deve essere visionato e approvato dall’artista prima che il libro possa essere stampato. Nessuno dei siti di pubblicazione per sottoscrizione che conosco offre un equivalente di questo servizio (questo è tra l’altro il motivo per cui personalmente ho deciso di rendere disponibili stampe dei miei lavori unicamente attraverso il mio sito e non, ad esempio, su DeviantArt, in quanto anche DA non offre alcuna garanzia riguardo alla qualità delle stampe che vende). Purtroppo, un libro illustrato stampato senza l’approvazione dell’autore, come un romanzo di cui l’autore non abbia corretto le bozze, potrebbe essere anche molto lontano dalla visione artistica che dovrebbe rappresentare.
        Fortunatamente, molti dei più famosi e più bravi stampatori di libri illustrati si trovano in Italia. Non dovrebbe essere troppo difficile, magari in occasione di qualche fiera del settore, contattarne alcuni, chiedere loro dei preventivi e cominciare a pubblicizzare i nostri libri (in primo luogo sui nostri siti personali o su DeviantArt, ma certamente non solo lì!) offrendo una panoramica completa delle immagini contenute in ciascun volume, descrivendone le caratteristiche tecniche (tipo di carta, formato, copertina, numero di pagine) e spiegando che si tratta di prodotti qualitativamente del tutto identici a quelli che gli stessi stampatori realizzano per le migliori case editrici. Mettere su un sistema di pagamenti attraverso PayPal è notoriamente molto poco complicato; per quanto riguarda spese postali e spedizione, in quest’epoca di concorrenza spietata e liberalizzazione dei prezzi, credo che un giro di telefonate a vari corrieri potrebbe dare risultati incoraggianti.
  Comunque lo scopo di questo post non è delineare un piano d’azione completo in tutti i dettagli, ma semplicemente esplorare l’interesse per questa possibilità nella comunità, almeno italiana, degli illustratori. Se questo interesse è assente, è inutile diffondersi in minuziose descrizioni di come dovrebbe essere organizzata la riscossione degli anticipi o di quali potrebbero essere le strategie migliori per pubblicizzare i volumi: se invece questo interesse esiste, si potrebbe pensare di costituire un gruppo di lavoro che trasformi questo mio suggerimento, per forza di cose ancora abbastanza vago, in un progetto concreto e realizzabile.
    Grazie a Morena per avermi ospitato e, soprattutto, per aver creato questo straordinario blog.”

Mi dedico con passione alle arti visive da decenni (www.shadowsoftheworld.com), ma di mestiere faccio il professore universitario (i miei principali interessi di ricerca sono la critica e la teoria letterarie, la psicologia e l’analisi della conversazione); pertanto, la mia principale attività è scrivere e pubblicare. Questo post nasce dalla mia esperienza sia come autrice che come collaboratrice di diverse case editrici.

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4 comments on “Pubblicare gratis? L’autoproduzione è una valida alternativa

  1. Approvo in pieno.
    Secondo me chi riuscirà a cogliere il treno del formato digitale, fra dieci anni si troverà molto sodisfatto e con un bel pacco di soldi.
    Per quel che riguarda l'autoproduzione, più passa il tempo e più mi convinco che è la scelta migliore.(sopratutto adesso che sempre più gente dice:"ma che bei disegni. senti non é che ti piacerebbe lavorare per me? senza pagarti é chiaro. facciamo tutto in amicizia!")

  2. Il post è molto stimolante, già qualche mese fa sul settimanale "internazionale" si parlava di un caso noto di autoproduzione. Amanda Hocking, una ragazza di 26 del Minnesota che scrive storie di vampiri (mi pare). Sto cercando di informarmi a riguardo per sperimentare questa via alternativa.
    Grazie per aver trattato l'argomento.

    Fabio, lettore assiduo di questo blog.

  3. Gestisco un portale – il più grande in Italia – dedicato agli scrittori emergenti e all'editoria, e da quando siamo nati, nel 2008, combattiamo con unghie, denti e diffide contro gli editori a pagamento. Conosco bene la situazione, l'assurdità di chi, editore, pretende che l'autore non solo non sia pagato, ma addirittura paghi per lavorare. Una cosa completamente senza senso. Leggendo questo blog e parlando con varie illustratrici con cui ho la fortuna di collaborare, ho scoperto che la situazione dei disegnatori è ancora peggiore di quella degli scrittori. A breve faremo uscire un articolo inchiesta sull'argomento, e vedrò se riesco a sensibilizzare sulla questione un mio contatto giornalistico che lavora a Il Giornale.

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